L’imperatore Augusto nel 18 a.C. decise di istituire una festa che intitolò a suo nome: feste di Augusto. Che divenne poi Ferragosto. Si celebrava il 1° agosto. All’epoca non si andava in spiaggia sotto l’ombrellone, ma si interrompevano i lavori, si organizzavano sagre popolari e banchetti simili ai nostri barbecue, e gli animali da lavoro venivano adornati e lasciati riposare. È da lì che nasce il nostro detto contadino: «A Ferragosto, capre e pecore fanno festa».
Ma quella festa aveva anche un connotato più profondo. Andava oltre il semplice giorno di vacanza, rappresentava una sorta di interruzione rituale del lavoro, un tempo nel quale l’ordine normale della vita veniva sospeso. Un momento in cui uomini, donne e bestie uscivano dal tempo ordinario, chronos, per aprirsi a quello qualitativamente diverso, aion, un tempo che ammicca all’infinito.
Chissà se sia proprio questo il motivo per cui il riposo agricolo voluto da Augusto, con il tempo e con l’affermarsi del cristianesimo, sia venuto a coincidere con la festività dell’Assunzione di Maria. O, in parole povere, l’Assunta. Ora Ferragosto e Assunta, con uno spostamento di un paio di settimane dovuto a chissà quali motivi, condividono il 15 agosto.
Quello dell’Assunzione di Maria al cielo, sebbene vanti una antichissima tradizione di fede, è l’ultimo dogma definito dalla Chiesa cattolica, il 1° novembre 1950 da papa Pio XII. Che cosa afferma? «L’Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Sembra una formula da addetti ai lavori, che non c’azzecchi nulla con la nostra vita spiccia.
Ma non è dello stesso parere lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung. A suo giudizio, anche se lui non era cattolico, quel dogma rappresenta un evento decisivo nella storia della coscienza religiosa occidentale. Per lui il punto fondamentale è questo: con l’Assunzione una figura femminile e umana viene elevata corporalmente alla sfera divina. Con Maria viene accolto in Dio non soltanto il principio femminile, ma anche il corpo. La materia non è considerata qualcosa di inferiore allo spirito: il corpo, la natura intera, la femminilità, la terra, vengono portati nella sfera divina. Per Jung, questo non è parlare di sesso degli angeli. Lui vi legge il superamento della contrapposizione fra spirito e materia.
Che applicato alla vita spiccia, significa: non devo diventare spirituale eliminando una parte di me, ma per raggiungere la mia perfezione devo cercare di integrare tutto ciò che sono – il corpo, la sessualità, la vecchiaia, le emozioni, le ferite, i desideri, le relazioni – perfino le parti di me che mi piacciono poco. Tutto. Maria, infatti, non viene sottratta alla morte come se la vita terrena non fosse mai esistita: tutta la sua esistenza è portata nella dimensione della pienezza. Per Jung è di enorme importanza che sia proprio una donna ad essere assunta corporalmente nella gloria del Cielo. Perché questo invita il maschio a riconoscere la propria parte femminile, che spesso rinnega. Lo spinge a venire in contatto con essa, anziché proiettarla continuamente sulle donne che incontra. Con risultati alle volte pessimi.
Nell’ottica di questo dogma, anche la vecchiaia acquista un significato profondo. L’Assunzione afferma che il corpo non è un involucro da svalutare perché comincia a deteriorarsi. Il corpo dell’anziano ha un destino eterno, anche se piegato e imbruttito dagli anni, anche se frastornato e umiliato dalle malattie. Vale oro. Ma nel discorso di Jung c’è pure un azzardo teologico, che esce un po’ fuori dalle sue corde di psichiatra. Per lui, l’Assunta completa la Trinità, che diventa quaternità. Maria è quarta nella Trinità. È una visione suggestiva, ma la parola ai teologi.
La mistica Chiara Lubich però non era di idee troppo diverse da quelle di Jung. Nella straordinaria esperienza narrata nel libro Paradiso ‘49, scrive: «Fuori il cielo era d’un azzurro mai visto… Allora compresi: il cielo contiene il sole! Maria contiene Iddio! Iddio L’amò tanto da farLa Madre sua ed il Suo Amore Lo rimpicciolì di fronte a Lei!». Questo destino di Maria non è riservato a lei, ma accomuna tutti noi mortali.
Scrive ancora Chiara: «Anche noi, come Maria, saremo quarti nella Trinità, saremo tutti Gesù». Sono discorsi un po’ troppo elevati per una festa che si consuma a braciole, spiedini arrostiti e buon vino, o con un bel tuffo nell’acqua del mare. Ma ci rendono consapevoli che queste piacevoli cose corporali hanno un destino eterno. Conviene viverle con riconoscente attenzione. Buon Ferragosto! Buona festa dell’Assunta!
