A piccoli passi la città di Niscemi ha ripreso a vivere, ma nella sua parte meridionale l’abitato ha un aspetto spettrale. Case chiuse, abbandonate, verso il fronte della frana addirittura con profonde crepe e lesioni. La più grande frana d’Europa – così è stata definita – si è verificata 5 mesi fa. Da allora, lentamente, il paese va verso una nuova normalità. Con mille problemi ancora da risolvere.
Ma andiamo con ordine. L’ultima notizia, in ordine di tempo, arriva non dal fronte politico, ma da quello scientifico. Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston monitorerà il fronte della frana. Nei giorni scorsi un gruppo dell’ateneo statunitense, tra le più importanti università di ricerca del mondo, ha effettuato un sopralluogo. A Niscemi si è recato il professore e ricercatore Andrew John Whittle, ingegnere di fama internazionale in ingegneria geotecnica, che collabora con gli operatori del dipartimento dell’università di Catania. Whittle ha prelevato campioni di argilla che saranno successivamente analizzati. Il ricercatore ha incontrato le autorità locali e il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti. Dalla ricerca potranno venire risposte importanti, anche di lungo periodo.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Niscemi, 21 maggio 2026. Credit: ANSA/FILIPPO ATTILI-US PALAZZO CHIGI.
Intanto, le prime risposte arrivano anche dal governo italiano. Sono stati pubblicati, in Gazzetta Ufficiale, i decreti ministeriali che stanziano i fondi per le demolizioni e per gli interventi di “prevenzione strutturale e riduzione del rischio idraulico e idrogeologico”. Il governo ha stanziato 150 milioni di euro che potranno essere utilizzati per gli interventi di demolizione di circa 300 edifici che si trovano nella cosiddetta “zona rossa”, cioè a ridosso (circa 50 metri) dal fronte di frana, che ha portato con sé alcune abitazioni, per fortuna senza causare vittime.La gestione dei fondi è stata affidata al capo del dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, Fabio Ciciliano, nominato commissario straordinario per l’area di Niscemi. Metà della somma sarà destinata alle demolizioni e agli indennizzi per i proprietari. Si tratta sia di edifici pubblici che privati. La parte restante sarà destinata a “interventi di prevenzione strutturale e per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico” nel territorio di Niscemi.
Per le famiglie che hanno dovuto lasciare le loro case sono stati previsti degli indennizzi e dei contributi per l’affitto della nuova casa in cui abitare. Questi fondi, però, in alcuni casi hanno creato delle disparità. Alcuni niscemesi vivono fuori città per lavoro e hanno magari spostato la loro residenza ufficiale, ma tornano periodicamente a Niscemi dove hanno mantenuto la casa di famiglia o magari quella che hanno scelto come dimora qualora le situazioni di lavoro dovessero consentire il rientro a Niscemi. Per loro, il contributo affitto non è previsto, ma potranno usufruire dell’indennizzo per la demolizione.
«Queste misure per la messa in sicurezza del territorio e la demolizione degli immobili sono la notizia che attendavamo – ha detto Francesco Rizzo, presidente del Comitato cittadino di Niscemi –. Saranno gestiti dalla Protezione civile nazionale ed è stato previsto il termine ultimo di settembre 2027. Una parte di questi fondi sarà utilizzata per la prevenzione del rischio sismico. È una parte importante: Niscemi vuole sapere cosa ne sarà del proprio futuro e quali potranno essere, nei prossimi anni, i rischi per i residenti».
Tra gli edifici che saranno demoliti c’è anche la biblioteca “Angelo Marsiano”, che contiene i 4000 volumi lasciati dallo storico e saggista. Vi sono anche appunti, manoscritti e documenti che per volontà degli eredi erano stati resi fruibili al pubblico. L’edificio è sull’orlo del precipizio e soprattutto il piano seminterrato, che contiene la maggior parte dei libri, è inaccessibile. Finora sono stati salvati 350 volumi. Dopo un appello di intellettuali e scrittori, si stanno studiando altri possibili interventi di recupero, magari con i droni.
Nella città che prova a ripartire ci sarà anche un ruolo della Chiesa. La Caritas ha sopperito a tanti bisogni nelle settimane dell’emergenza. Il vescovo, Rosario Gisana, aveva messo a disposizione un terreno di proprietà della diocesi per la realizzazione di una nuova scuola. «Il progetto è stato rimodulato – spiega il direttore della Caritas diocesana di Piazza Armerina, Mario Zuccarello – gli studi geologici hanno rivelato che quel terreno non era adatto. La diocesi ne ha acquistato un altro e lì si realizzerà il nuovo plesso scolastico, che sostituirà i tre plessi che si trovano in “zona rossa” e che sono ormai inutilizzabili. Caritas nazionale realizzerà strutture modulari, con nuove tecnologie, come è accaduto in occasione del terremoto de L’Aquila. Sono strutture solidissime e i tempi di realizzazione saranno brevi. Abbiamo calcolato che potrebbero essere consegnati alla comunità cittadina entro il 2026».
