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Interviste > Personaggi

Un veneziano a Varsavia: ponti tra Italia e Polonia

di Stefano Redaelli

Intervista a Sebastiano Giorgi, personalità dell’anno – giovane leader – per la promozione della cultura polacca nel mondo

Quest’anno hanno candidato Sebastiano Giorgi al premio „Osobowość Roku Polonii Świata – Młody Lider Polonii Świata”, come personalità dell’anno – giovane leader – per la promozione della cultura polacca nel mondo. Sorride, quando me lo dice, per via di quel “giovane” leader. L’anagrafe non conta – gli rispondo – conta lo slancio con cui da anni tessi relazioni tra Polonia e Italia, ponti culturali e affettivi.

Ad essere precisi dal 2010 Sebastiano Giorgi è giornalista e scrittore, laureato in giurisprudenza, collaboratore di diversi media italiani, tra i quali la Rai, fondatore e direttore della rivista bilingue polacco-italiana Gazzetta Italia e del notiziario Polonia Oggi, diventati punti di riferimento – in stretta collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia e le Università – nel dialogo culturale tra i due Paesi. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza e offrirci una prospettiva bilaterale sulle relazioni tra Polonia e Italia.

Cosa ti ha spinto a venire in Polonia e iniziare questo prezioso lavoro di dialogo culturale?

Sulle scelte di vita ho scoperto che anni di approfondite riflessioni esistenziali sul futuro che vogliamo non valgano quanto pochi giorni di passione. Il corso della vita può cambiare improvvisamente e inaspettatamente per un incontro. Così è stato per me nonostante che, col passare degli anni, mi fossi ormai convinto che sarei rimasto per sempre a Venezia, anche per l’enorme piacere che provano i veneziani nel tornare tra calli e campielli lagunari rientrando da mete lontane. Invece mi sono trovato a reinventarmi a 42 anni in un Paese che non conoscevo sforzandomi di imparare una delle lingue più difficili al mondo. Gli incontri arrivano e, a volte, durano giusto il tempo per stravolgere il tuo percorso di vita e poi si dissolvono. Quello che è rimasto di quel incontro è l’amore per la Polonia, un Paese straordinario che ho scoperto un po’ alla volta. E allora un giornalista, viaggiatore, appassionato di storia cosa poteva fare a Varsavia? Inventarsi, insieme ad un gruppo di italiani, che da un pezzo vivevano nella terra di Chopin, una rivista che celebrasse gli incredibili, secolari, legami che uniscono Italia e Polonia.

Sebastiano Giorgi (foto Stefano Redaelli)

Sebastiano Giorgi (foto Stefano Redaelli)

In che modo Gazzetta Italia costruisce ponti tra Polonia e Italia? 

Gazzetta Italia negli anni si è sviluppata accogliendo le sollecitazioni dei lettori. La crescita è stata sia estetica – l’Italia in Polonia è sinonimo di cultura ed eleganza e quindi la rivista doveva essere per forza patinata e con una raffinata impaginazione -, sia contenutistica andando a toccare e rintracciare le infinite connessioni che legano due Paesi che sono insospettabilmente molto più vicini di quanto si pensi. Una relazione di cui i polacchi sono più consci degli italiani e che è simboleggiata dalla celebre frase dell’autore di Quo Vadis, Henryk Sienkiewicz: «Ogni persona civilizzata ha due patrie, la propria e l’Italia». Ruolo di Gazzetta Italia è quello di dare sostanza alla frase dello scrittore polacco cercando di mettere in luce l’enorme contributo culturale che l’Italia, o meglio le varie città e identità della penisola, hanno dato nei secoli alla cultura occidentale. Ma senza arroccarsi nel passato perché ancor oggi riusciamo ad esprimere tante eccellenze. La particolarità di Gazzetta Italia è di svolgere questo ruolo connettendo quanto più possibile la Polonia la cui storia, cultura, società sono fortemente intessute di accenti italiani.

Cosa lega maggiormente le due culture?

La Polonia nasce attorno l’anno mille aderendo alla Chiesa di Roma, di cui adotta alfabeto, liturgie e tensione verso il passato greco-romano. Ragione per cui la lingua polacca è l’idioma slavo col maggior numero di latinismi. Nei secoli questo legame diventa una vera discendenza tanto che i polacchi si considerano il bastione settentrionale del cattolicesimo, confessione che nel tempo difendono dalle influenze occidentali del protestantesimo e orientali dell’ortodossia. In quest’ottica è naturale che le famiglie nobiliari polacche abbiano visto gli stati italiani come loro meta ideale andando a studiare a Bologna e Padova, a commerciare e cercare architetti e artisti tra Firenze, Roma e Venezia, senza contare che i famosi “mastri comacini” sorta di imprese edili della Val Solda ebbero quasi un monopolio costruttivo nelle città polacche. Antiche connessioni che hanno profondamente segnato le relazioni italo-polacche, Paesi che si sono poi ulteriormente avvicinati politicamente nel XIX secolo quando l’Italia combatteva per la riunificazione e la Polonia per tornare ad esistere sulla carta geografica dopo le spartizioni del 1795. Naturalmente sto semplificando, di episodi che uniscono questi due paesi apparentemente così lontani ce ne sono una infinità, tra questi va assolutamente citato il Secondo Corpo d’Armata polacco guidato dal Generale Władisław Anders che giocò un ruolo fondamentale combattendo, affiancato da qualche unità di partigiani e di soldati del rinascente esercito regio italiano, per la liberazione d’Italia dal nazismo. Soldati polacchi resi famosi dalla celebre vittoriosa battaglia di Montecassino. Cito questi fatti storici perché sono elementi fondanti dell’attenzione e dell’amore che i polacchi hanno verso l’Italia mentre noi italiani ne siamo un po’ meno consapevoli. Storia a parte caratterialmente polacchi e italiani si integrano bene, nonostante approcci diversi alla vita, una certa emotività e visionarietà li avvicina.

Copertina Gazzetta Italia

Hai dedicato uno degli ultimi numeri di Gazzetta Italia a San Francesco. Cosa può dire alla Polonia e all’Italia di oggi questa figura straordinaria?

La diversità d’approccio alla vita dei due popoli si nota anche in campo religioso, e lo dico non solo per le mie personali sensazioni, ma anche basandomi sull’esperienza di preti italiani che sono stati a Varsavia e hanno raccontato di un approccio polacco al cristianesimo più formale e rigido rispetto alla tolleranza umanistica italiana. In questo senso penso che parlare di San Francesco in Polonia sia molto importante e attuale. Al santo di Assisi – raffigurato come presenza che riporta gioia, socialità e speranza in un mondo grigio, individualista e ipertecnologico – abbiamo dedicato una copertina di Gazzetta Italia. Interessante poi l’incontro dedicato a San Francesco svoltosi lo scorso marzo all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, che ho avuto il piacere e l’onore di moderare, in cui hanno interagito letterati, religiosi e esperti come te degli “aspetti umani” del Santo.

Cracovia (da Stefano Redaelli)

Cracovia (foto Wojciech Wróbel)

Nel tuo ultimo romanzo (La banda Stryjkowski. Cronache di esuli e sognatori a Kazimierz, Austeria 2026) racconti con grande trasporto e affetto Cracovia. Che ruolo svolge questa città nel romanzo e nella tua storia personale? Come è cambiata negli ultimi dieci anni? E come è cambiata Varsavia?

La banda Stryjkowski è un racconto corale in cui l’interazione tra personaggi, con background culturali e familiari opposti, li porta a socializzare costruendo una meravigliosa koinè di amicizia ed empatia. In qualche modo ricreano involontariamente quel mondo cosmopolita della Galizia mitteleuropea che aveva in Cracovia uno dei suoi epicentri. Un racconto con molti personaggi solo apparentemente secondari tra cui ci sono locandieri, cocchiere di carrozze e anche un cantastorie che guarda caso è un ex francescano che ha perso la rotta. Una storia ambientata in una affascinante Cracovia raccontata attraverso le sue diverse anime: la piazza ed il Castello, ovvero i luoghi dove si respira il passato reale, lo storico quartiere ebraico di Kazimierz, e la presunta città ideale del comunismo: Nowa Huta. Tre mondi diversi ma connessi in cui la zona storica e Kazimierz sono parzialmente travolti da un turismo crescente e sempre più soffocante mentre Nowa Huta sta vivendo una curiosa fase di rinascita nella costruzione di un futuro post comunista. E proprio a Kazimierz, in un edificio che risale alla fine del XV secolo e che ospitava un’antica Mikveh, ha sede Austeria la cosmopolita casa editrice che ha pubblicato La banda Strykowski.

Varsavia (da Stefano Redaelli)

Varsavia

E se Cracovia, in cui comunque sono insediate tante sedi di multinazionali, deve fare i conti col turismo di massa come Venezia e altre città d’arte italiane, Varsavia è invece la Milano polacca, una capitale che traina il successo economico del Paese e che sta diventando sicuramente una delle città europee più interessanti, innovative e con i migliori standard di qualità di vita. E anche Varsavia, proprio come la Polonia, è profondamente intrisa di accenti italiani basti pensare alla corte polacca di Stanislao Poniatowski in cui artisti e architetti del Belpaese erano gli assoluti protagonisti, tra questi Domenico Merlini che progettò il Parco Reale Łazienki, il pittore Marcello Bacciarelli divenuto una sorta di ministro della cultura e il grande vedutista Bernardo Bellotto che dipinse le famose 22 vedute di Varsavia che furono utilizzate nel dopoguerra per la sua ricostruzione. Senza dimenticare il passaggio a corte, proprio in quegli anni (1766-1767) di Giacomo Casanova che oltre a dover sostenere un duello con il nobile polacco Branicki, ovviamente a causa di una donna, scrisse anche un incredibilmente lungimirante saggio politico di oltre 700 pagine intitolato: Historia delle turbolenze della Polonia. Ma, appunto, questa è un’altra storia e la trovate nel mio primo romanzo, tradotto anche in polacco, dal titolo Corte Polacca.

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