Padre Giuseppe Piva è un gesuita, sacerdote, che si occupa di accompagnamento spirituale. Ha insegnato teologia spirituale e accompagna spiritualmente negli esercizi spirituali ignaziani.
Perché questo suo interesse per il mondo Lgbtq+?
È un tema di frontiera, e quindi legato alla spiritualità ignaziana. I gesuiti sono da sempre persone di frontiera, sia geografica che esistenziale. All’inizio degli anni 2000, in Canada ho avuto un contatto con genitori e persone LGBTQ+ cristiani, e mi ha colpito come nel centro di spiritualità dove mi stavo formando questi erano accolti.
Poi, un’amica psicologa che frequentava il gruppo dei cristiani LGBTQ+ di Napoli, visto che nessun prete andava ad ascoltarli, mi ha chiesto di tenere degli incontri di preghiera con loro. Ho cominciato a frequentarli, poi mi hanno chiamato quelli di Roma e si è allargata la cosa.
Diamo qualche definizione…
L’identità sessuale tiene conto di 4 dimensioni: il sesso (biologico) assegnato alla nascita, l’identità di genere (come uno si sperimenta interiormente, maschio o femmina), il ruolo di genere (come uno si presenta in società, maschio o femmina), infine l’orientamento sessuale (attrazione emozionale, romantica e/o sessuale verso una persona di sesso diverso, stesso sesso o ambedue i sessi). La persona transgender sente un’incongruenza tra il sesso assegnato alla nascita e la propria identità di genere. Bisogna anche precisare che la propria identità di genere non si sceglie ma si scopre. L’omosessualità non è una malattia, ma una variante dell’orientamento sessuale. Questo dice la scienza.
Quante sono le persone LGBTQ+?
La media dovrebbe essere intorno al 7%. Nelle generazioni più anziane circa il 3%, tra i giovani di oggi tra il 17 e il 20%. C’è chi dice che sia una moda, ma penso che dipenda dallo stigma che c’era fino a qualche tempo fa, per cui manifestarsi era controproducente. Secondo me, molti giovani oggi si definiscono LGBTQ+ in cerca di definizione, per poi crescendo definirsi in maniera piena. L’importante è non spingerli a definirsi come vuole la società o i genitori, ma che siano liberi di scoprire la loro identità sessuale, possibilmente con un adeguato accompagnamento.
Parte dell’umanità prova disgusto nel vedere due maschi o due femmine che si baciano…
Penso sia un effetto culturale. Anch’io ovviamente avevo questa reazione all’inizio, alcuni atteggiamenti mi davano fastidio, ma poi col tempo l’ho superata. Ho cominciato a lavorarci in maniera seria dopo quel viaggio in Canada e poi, incontrando le persone, ho visto che sono come tutti.
La Bibbia condanna l’omosessualità?
Nella Bibbia non si parla di omosessualità, ma solo degli atti tra persone dello stesso sesso. L’idea che nella società ci siano persone con orientamento omosessuale è degli inizi del ’900, prima si pensava che esistessero solo eterosessuali che, se compivano atti omosessuali, lo facevano contro la loro natura. Nella Sacra Scrittura l’esercizio della sessualità è finalizzato alla procreazione e quindi può essere fatto solo da un maschio e da una femmina, dentro il matrimonio che per i cristiani è un sacramento. Tutto il resto è intrinsecamente disordinato, la convivenza, l’adulterio, il divorzio, la masturbazione.
La Chiesa chiede alle persone omosessuali di non praticare la sessualità…
La Chiesa chiede di non praticare la sessualità a tante persone, perché l’esercizio della sessualità è accettabile soltanto all’interno del matrimonio sacramentale e con una finalità procreativa. Per la Chiesa, l’esercizio della sessualità è problematico per le persone omosessuali, i divorziati e risposati, i conviventi, i fidanzati, le persone sposate legittimamente che usano i contraccettivi. Il fine unitivo dell’esercizio della sessualità e il fine procreativo non possono essere distinti. Se poi eventualmente in futuro si ripenserà l’idea di procreazione, magari come fecondità o generatività in senso più ampio, allora qualcosa potrebbe cambiare per tutti, non solo per gli omosessuali. La castità è una vocazione per tutti i cristiani e si vive pienamente quando tutte le dimensioni della persona, fisica, fisiologica, psichica e spirituale, sono orientate al dono totale di sé all’altro. Riguardo alla continenza, è interessante la nota 329 che papa Francesco ha messo in Amoris laetitia capitolo 8. Lui dice che i divorziati e i risposati sanno che la Chiesa chiede loro di vivere da fratello e sorella, però a volte capita che entrino in conflitto all’interno della coppia, qualcuno ci riesce, qualcuno no, e mettono in discussione l’unità familiare, anche a discapito dei figli. Per cui Francesco dice: pur riconoscendone il valore, non insistiamo troppo sulla continenza. Credo che questo debba valere sia per le unioni “irregolari” eterosessuali che per quelle omosessuali.
Sono tanti i sacerdoti omosessuali?
Credo siano più della media dei laici, forse intorno al 20% del totale dei sacerdoti. Il documento del 2005 della allora Pontificia Congregazione dell’educazione cattolica afferma che le persone omosessuali non possono entrare in seminario. Tanti però lo hanno fatto, sia perché alcuni superiori hanno giustamente interpretato la norma in maniera elastica, sia perché alcuni non parlano della loro omosessualità per timore di essere mandati via.
Un maschio con orientamento omosessuale pensa come e ha la sensibilità di una donna?
Questo bisogna chiederlo ai neurologi: le cause dell’omosessualità sono sconosciute, ma allora uno dovrebbe chiedersi anche quali sono le cause dell’eterosessualità. Dove nasce l’attrazione? Come avviene? C’è una percentuale di causa genetica tra il 15% e il 20%. C’è anche una componente psicologica, minima. Si è visto che alcune persone omosessuali a livello neurologico potrebbero funzionare più come con un cervello femminile che come con un cervello maschile.

Partenza del pellegrinaggio Lgbt per la Porta santa di San Pietro da via della Conciliazione, in occasione del Giubileo, Roma, 6 settembre 2025. (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Gli scout italiani hanno stabilito che un capo, per esempio dei ragazzi, può avere orientamento omoaffettivo…
Nei gruppi scout sicuramente ci sono anche dei ragazzi LGBTQ+. Perché per loro non deve essere un problema che ci sia un capo eterosessuale, mentre per i ragazzi eterosessuali deve essere un problema un capo omosessuale? Una persona omoaffettiva può comunque essere cisgender: vuol dire che c’è congruenza tra il suo sesso, assegnato alla nascita, e il suo identificarsi come maschio o come femmina. Forse ci sarebbe il problema se il capo fosse transgender. In ogni caso ormai nei gruppi AGESCI c’è co-educazione, cioè facilmente stanno insieme maschi e femmine. Per questo motivo ci sono due capi nel gruppo, un maschio e una femmina, quindi anche un transgender potrebbe andare.
Come decidere se una persona trans sta con i maschi o con le femmine?
È una questione delicata. Se si tratta di un minore dentro un gruppo, devono essere d’accordo i suoi genitori e i genitori degli altri ragazzi. La cosa è da fare con delicatezza, rispettando le sensibilità di ciascuno. Se invece è un capo adulto trans, devi chiedere ai genitori dei ragazzi che dovrà seguire. Credo che si debba fare molta attenzione e tenere conto della sensibilità dei genitori dei minori.
In alcuni Paesi il cambio di sesso è permesso, anche se i genitori non sono d’accordo…
Dal mio punto di vista i genitori vanno sempre coinvolti. Posso capire se ci sono problemi di omofobia, o c’è un discorso di violenza da parte dei genitori verso il figlio o la figlia, allora lì i servizi sociali devono intervenire e vedere qual è la cosa migliore. Se i genitori non sono adeguati in quella situazione, deve essere certificato. Ma sono eccezioni. Come si fa a tenere fuori un genitore? Così anche a scuola, se un ragazzo comincia a sentirsi transgender e chiede di essere chiamato maschile piuttosto che femminile, comincia a parlare con i professori e i genitori non sanno niente… questo secondo me non è possibile. La prima cosa che devono fare i professori è parlare con i genitori, che rimangono i primi responsabili del figlio.
Penso che un bambino abbia diritto a un padre e una madre. Solo se questo non è possibile, si potrebbe affidare a una coppia omogenitoriale o a un single. È corretto questo modo di ragionare?
Non è detto che la figura che oggi noi definiamo maschile e la figura che oggi noi definiamo femminile corrispondano con la figura materna che “si prende cura”, accoglie e nutre, mentre la figura paterna indica la legge, perché vediamo in tante famiglie etero che i ruoli tradizionali sono invertiti. Ritengo che debbano esserci due figure complementari nell’accompagnare e far crescere un figlio, ma non necessariamente maschio e femmina. L’importante è che ci siano una figura, diciamo, “paterna” e una figura, diciamo, “materna”. È ovvio che questo capita più regolarmente quando ci sono un maschio e una femmina, per cui a me pare abbastanza normale che i servizi sociali, nel momento in cui dovessero decidere per l’adozione, prima chiederanno a delle coppie dove ci sono un uomo e una donna. Però poi, se non si trovano, vanno bene anche genitori omogenitoriali.
C’è una proposta di legge contro l’omotransfobia. Aizzerà lo scontro per cui chi non parla politicamente corretto è omofobo e può essere criminalizzato?
Dipende da cosa c’è scritto nella legge, però è un fatto che ci sono vittime dell’omofobia. Il Ministero dell’Istruzione e del merito ha istituito la giornata contro l’omofobia e la fa celebrare nelle scuole il 17 maggio, proprio perché c’è un bullismo omofobico. Quest’anno 60 diocesi in Italia hanno fatto veglie di preghiera per il superamento dell’omofobia. Il problema c’è, si può discutere se si deve fare una legge o no. Io sarei per farla, almeno come educazione. Una legge semplice, non ideologica, favorirebbe un’educazione a vedere gli omosessuali come persone come tutti.
Lei a volte è scoraggiato per come Chiesa e società affrontano questi temi?
Qualche volta sì. Però comprendo che la questione è ampia e va molto al di là della questione omosessualità. Il nodo è la dottrina sull’esercizio della sessualità. Papa Leone ha detto che, se proprio dobbiamo dividerci come Chiesa, non sia per le questioni sessuali, ma per questioni ben più importanti. Questo mi dà speranza. Adesso la Chiesa italiana, col documento sinodale, mette in atto una pastorale apposita per le persone omosessuali.
Come vivere questa pastorale?
Le Chiese che sono in Italia, nel documento di sintesi del cammino sinodale italiano, hanno dato delle indicazioni molto chiare ed importanti ai nn. 30 e 31 circa la pastorale con persone omoaffettive e transgender: non-discriminazione; riconoscimento e accompagnamento; educazione e formazione dei giovani alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità; attenzione alle esperienze di coppia… Ritengo sia importante ascoltare cosa le Chiese che sono in Italia hanno indicato circa la pastorale con persone omoaffettive e transgender; varie diocesi lo stanno facendo.
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