Un reddito di emergenza per i più poveri

Davanti ai dati Istat che parlano di 4,6 milioni di persone in povertà assoluta, il governo vara il Sia (sostegno inclusione attiva), una misura ponte verso un piano nazionale contro la povertà. Tra consensi e critiche manca un vero dibattito generale sulla crescita delle diseguaglianze in Italia. Se ne parlerà a Loppiano Lab
ansa povertà

L’ultima rilevazione dell’Istat sulla povertà è una doccia gelata per chi vuole cogliere segni di speranza nella società italiana: con 4,6 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta si registra un nuovo record negativo, che diventa ancora più inquietante se si considera il numero di minori (oltre un milione) che vivono una così grave situazione di deprivazione.  

 

 

In contemporanea con il bollettino dell’Istituto nazionale di statistica, il governo Renzi ha presentato un disegno di legge approvato alla Camera che  rappresenta  ,secondo il presidente del consiglio, il primo paso  verso «la prima misura organica della storia repubblicana contro la povertà» e cioè l’adozione del Sia (Sostegno di inclusione attiva), una misura in vigore da  settembre che prevede di erogare  80 euro mensili a persona, per un massimo di 400 euro nel caso di nuclei familiari con 5 o più componenti, con un Isee (l'Indicatore della situazione economica equivalente) bassissimo ( entro i 3 mila euro) e la presenza in famiglia di un minore o di un figlio disabile o di una donna in attesa. La dotazione complessiva di 750 milioni di euro dovrebbe coprire un numero di famiglie che si aggira tra 180 e 220 mila unità corrispondenti a massimo un milione di beneficiari, metà dei quali minori di età.

 

 

Nel 2017 la cifra stanziata dovrebbe raddoppiare andando a coprire il milione di minori in povertà. Si tratta di una tipologia di provvedimento già introdotto dal ministro del lavoro Giovannini con il governo Letta ma stavolta viene presentata come la premessa di un piano nazionale di lotta contro la povertà perché come ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «Oggi si compie un passo importante verso il traguardo di una misura universale di contrasto alla povertà, un reddito di inclusione destinato a tutti i cittadini che si trovano in condizioni di difficoltà, per assicurare un sostegno economico immediato e l’attivazione di servizi personalizzati, incentrati sull’azione delle comunità locali, che li aiutino a superare la loro condizione».

 

Quando si tratta di interventi d’emergenza, pochi esprimono contrarietà. A livello parlamentare si sono astenuti il centro destra e il M5S, anche se quest’ultimi hanno proposte radicalmente diverse, mentre ha votato contro Sinistra italiana perché ritiene la ritiene «un semplice assegno di povertà, l’ennesima riproposizione di una social-card che servirà giusto a dar qualche ora di notorietà in più agli esponenti del governo di turno, senza riuscire a risolvere un bel nulla». Non è certo contraria l’associazione delle famiglie numerose che tuttavia nota la discriminazione dal quarto figlio in poi che non ha diritto agli 80 euro mensili. Una scelta in danno delle famiglie poverissime che non si può spiegare con la capienza del fondo, vista la rarità statistica delle famiglie numerose.  

 

 

Sono invece pragmatici e ottimisti i commenti dell’Alleanza contro la Povertà (vasto schieramento associativo che va dalla Caritas e Acli a Cgil, Cisl e Uil) perché salutano una presa in carico del problema sperando in una svolta radicale dopo anni nei quali si è giunti anche ad azzerare il fondo per le politiche sociali nel pieno della crisi economica. Per questo motivo «l'Alleanza continuerà a seguire con proprie osservazioni e proposte l'iter legislativo al Senato dove chiederà l'estensione universale delle misure adottate contro la povertà accompagnate da una adeguata copertura finanziaria per consentire un piano organico e pluriennale di lotta alla povertà». Diventa cioè preminente portare a casa uno stanziamento certo per poterlo incrementare nella legge di stabilità che si annuncia piena di incertezze in tempi di Brexit e che sarà discussa in prossimità con la campagna per il referendum costituzionale. La proposta originale del reddito di inclusione sociale (Reis) prevede una dotazione di 7 miliardi di euro.

 

 

Perplessità sul disegno di legge sono arrivate dal presidente dell’Inps Tito Boeri, perché   la formulazione finale approdata nell’aula di Montecitorio ha perso i pezzi necessari per indicare «come finanziare la misure».  Più in generale, secondo Boeri, non esiste una rete di protezione per i poveri mentre «la crisi ha lasciato un’eredità pesante colpendo soprattutto il 20 per cento di famiglie con il reddito più basso». Il problema quindi è politico: «bisogna fare delle scelte, se aiutare i più poveri o continuare a sostenere i più rappresentati». 

 

Considerando la sproporzione tra la gravità della situazione e la marginalità del dibattito sulle diseguaglianze che sembra molto tecnico, sarebbe opportuno promuovere un grande confronto nel Paese dopo aver analizzato le compatibilità macroeconomiche della spesa sociale, come fece la commissione Onofri nel 1997. Si tratta di disinnescare quei meccanismi di welfare degenerativo, come lo chiama la Fondazione Zancan, che sprecano risorse senza produrre reali percorsi di investimenti sulle persone e inclusione a partire dal lavoro.

 

Ma prima di tutto occorre comprendere quale modello di società e di economia ci fa stare assieme. Proprio per questo motivo cittanuova.it ha dedicato al tema dell’esclusione alcuni  forum accessibili da questo sito, mentre la prossima edizione di Loppiano Lab avrà al centro la riflessione su «Powertà. La povertà delle ricchezze e la ricchezza della povertà».

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