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I tre pilastri dell’Amazzonia

Il primo è approfondire la spiritualità ecologica: pregare nella natura,. Il secondo è il cambiamento degli stili di vita. Terzo punto: obiettivi di azione collettiva. Nostra intervista a Tomás Insua, co-fondatore del Global Catholic Climate Movement.

Procede spedito il cammino della Chiesa universale verso il prossimo Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia, dal 6 al 27 ottobre prossimi. Nel solco tracciato dall’Enciclica Laudato si’, per volere di papa Francesco, l’Assemblea speciale rifletterà sul tema “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Insieme ai Vescovi delle diocesi amazzoniche di Brasile, Bolivia, Perú, Equador, Colombia, Venezuela, Guyana, Guyana francese e Suriname, saranno presenti altri presuli e rappresentanti dei 390 popoli indigeni che abitano la regione, circa 3 milioni di persone sui 40 milioni di abitanti totali.

«Questi cammini di evangelizzazione – si legge nel Documento preparatorio del Sinodo – devono essere pensati per e con il popolo di Dio che abita in quella regione: abitanti di comunità e zone rurali, di città e grandi metropoli, popolazioni che vivono sulle rive dei fiumi, migranti e profughi e, specialmente, per e con i popoli indigeni». Lo stile di questo incontro – ha sottolineato il papa parlando alle comunità amazzoniche a Puerto Maldonado – sta nella Bibbia, nelle parole del Signore a Mosè: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai, è suolo santo (Es 3,5)» (Fr. PM).

Nei giorni scorsi il Santo Padre ha nominato il card. Cláudio Hummes, presidente della Repam (Rete ecclesiale panamazzonica), relatore generale del Sinodo. «Il Sinodo potrebbe essere storico» ha detto il porporato ringraziando il Santo Padre e ricordando l’intenso lavoro preparatorio svolto con i vescovi della Panamazzonia e con le popolazioni indigene a partire dalla convocazione dell’Assemblea Speciale, nel 2017. «Speriamo che il Sinodo per l’Amazzonia non sia un punto d’arrivo ma un inizio – aveva osservato nei mesi scorsi, intervenendo alla Pontificia Università Salesiana di Roma – come Chiesa non dobbiamo avere paura di fare proposte innovative in una situazione esplosiva».

La tutela dell’Amazzonia è invero la tutela di un modello di biodiversità ambientale ed etnico-culturale dal valore universale. «I popoli indigeni, infatti – recita ancora il Documento preparatorio del Sinodo – vivono all’interno della casa che Dio stesso ha creato e ha dato loro in dono: la Terra. Le loro diverse spiritualità e credenze li portano a vivere una comunione con la terra, l’acqua, gli alberi, gli animali, con il giorno e con la notte. I vecchi saggi (…) hanno a cuore l’armonia delle persone tra loro e con il cosmo. Tutti costoro «sono memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: avere cura della Casa Comune» (Fr. PM).

Tutelare l’Amazzonia e l’universo di significati che esprime è dunque un compito che la Chiesa ha scelto come proprio. A tutti i livelli. Fra i religiosi e i laici, questi ultimi sempre più protagonisti della vita ecclesiale.

Fra le realtà laiche, il Global Catholic Climate Movement ha preso parte all’ultima edizione del Villaggio per la Terra, che si è concluso a Roma a fine aprile, promosso dal Movimento dei Focolari e da Earth Day Italia. Tomás Insua, co-fondatore e Direttore esecutivo, parla del contributo che il Gccm offre nella lotta per la giustizia climatica e per la cura della “Casa Comune”, alla luce dell’Enciclica Laudato si’:

«Il modello che proponiamo noi del movimento cattolico per il clima è quello della Laudato si’. Una delle più belle frasi dell’Enciclica è “tutto è connesso”, quindi la proposta del modello amazzonico è per noi una proposta del modello Laudato si’».

Nel concreto, quali iniziative promuove il Gccm?

Una proposta concreta e semplice è quella dei circoli Laudato si’, piccoli gruppi a livello parrocchiale, comunitario, nelle scuole, nelle università, ecc…, che vogliono approfondire il messaggio dell’Enciclica. In primo luogo san Giovanni Paolo II ci dice che c’è bisogno di una conversione ecologica, e papa Francesco aggiunge che quella conversione ecologica è una conversione comunitaria, non è possibile senza una comunità che parla di questo e fa questo percorso insieme.

In particolare come operano i circoli Laudato si’?

La proposta dei circoli ha tre pilastri: il primo è quello della preghiera nello spirito della Laudato si’, per approfondire la spiritualità ecologica di cui parla papa Francesco nell’enciclica. E parte di quella preghiera con il Creatore è pregare nella natura, nel Creato, quindi è ricordare che il luogo preferito di preghiera per Gesù era la montagna, il deserto, il creato, ed è una cosa che noi cristiani secondo me abbiamo perso e che dobbiamo recuperare. Secondo pilastro è il cambiamento degli stili di vita, ma cambiare stile di vita è difficile, la cultura del consumismo è forte, e quindi abbiamo bisogno della comunità. Terzo punto, i circoli si pongono anche obiettivi di azione collettiva, allo scopo di far lavorare insieme realtà dentro e fuori la Chiesa. Come è accaduto al Villaggio per la Terra, che è una bellissima espressione di Chiesa, dove il Movimento dei Focolari ha lavorato insieme a altre realtà del movimento ambientalista, secolari, anche per inviare un messaggio ai governi affinché facciano qualcosa. Tutto il lavoro dei circoli è fondato nella preghiera e nella spiritualità ecologica della Laudato si’.

Intanto sono i giovani a darsi da fare…

Nelle ultime settimane abbiamo visto questa ragazza incredibile, Greta Tunbergh, e tutto il movimento giovanile, come nelle strade chiedono ai governi di fare quello che devono, c’è una realtà politica che dobbiamo trasformare.

 

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