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Ambiente > Ecologia

Riscaldamento globale: a rischio il tesoro blu delle isole del Pacifico

di Cecilia Capuzzi

- Fonte: Città Nuova

Cecilia Capuzzi

Dal blu del Pacifico agli scaffali dei supermercati di tutto il mondo, il tonno sfama milioni di persone ed è il motore del commercio globale dei prodotti ittici. Oltre metà della produzione mondiale di tonno proviene dalle acque di dieci piccoli stati dell’Oceano Pacifico.

Il presidente di Kiribati, Taneti Maamau, interviene durante il dibattito generale dell’80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (AGNU) presso la sede delle Nazioni Unite a New York, USA, il 24 settembre 2025. Ansa, EPA/SARAH YENESEL

10 piccoli paesi insulari dell’Oceano Pacifico dipendono in misura sproporzionata dagli stock di tonno per la loro sicurezza alimentare e lo sviluppo economico, che si traduce in servizi essenziali come strade, ospedali e scuole. Negli ultimi tempi, le entrate generate dai diritti di pesca del tonno e le esportazioni hanno superato il miliardo di dollari all’anno. Le nazioni del Pacifico sono un modello di collaborazione regionale. Da anni si sono unite per armonizzare le loro leggi, imponendo agli operatori ittici stranieri una tassa di accesso alle loro acque. Inoltre, hanno regolato a livello regionale la pesca in modo che la popolazione di tonno si riproduca regolarmente e sia sostenibile.

Tuttavia, la minaccia del cambiamento climatico potrebbe significare una catastrofe. Il riscaldamento e l’acidificazione delle acque e l’alterazione delle correnti stanno causando la migrazione del tonno verso est, verso l’oceano aperto, fuori dalle giurisdizioni di questi piccoli Paesi che dipendono dalla vendita delle licenze. Per Kiribati, oltre il 70% delle entrate governative non derivanti dagli aiuti proviene dai diritti di accesso alla pesca del tonno, mentre per Tokelau la percentuale supera l’80%. Per Tuvalu, il ricorso a tali diritti rappresenta circa il 40% delle entrate governative annuali, con un importo che varia da 35 a 50 milioni di dollari USA negli anni più redditizi.

In uno scenario ad alte emissioni, le proiezioni per i prossimi 25 anni indicano un calo di circa il 13% dell’abbondanza di tonno nel Pacifico. Nel febbraio 2025, il Fondo Verde per il Clima (Gcf), delle Nazioni Unite, ha destinato oltre 100 milioni di dollari a favore di 14 paesi del Pacifico per gestire i rischi legati agli impatti climatici sulla pesca del tonno. Questo sta aiutando ad anticipare i cambiamenti climatici rafforzando la sicurezza alimentare di questi paesi sulla base di informazioni più accurate.

Uno dei Paesi che si prevede sarà più colpito dalla migrazione del tonno è proprio Kiribati. Se le emissioni globali di gas serra rimarranno elevate come sono attualmente, entro il 2050 il Paese potrebbe perdere oltre 10 milioni di dollari all’anno in diritti di accesso alla pesca. Allo stesso tempo, si prevede che la popolazione di Kiribati, che conta circa 130 mila abitanti, crescerà, con una rapida urbanizzazione, in particolare della capitale Tarawa, per via dell’innalzamento del mare. Ciò metterà a dura prova le terre emerse e le risorse già limitate.

Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno inoltre erodendo le conoscenze tradizionali, e le pratiche di pesca consolidate per millenni non sono più affidabili. Le popolazioni si sentono impotenti di fronte a questi cambiamenti, soprattutto perché mettono in discussione filosofie di conservazione consolidate da tempo, secondo cui le aree protette avrebbero resistito agli effetti del cambiamento climatico. Con le risorse ittiche locali già sotto pressione, le famiglie dipendono sempre più dai prodotti alimentari importati. I costi aumentano riducendo la qualità nutrizionale, in particolare nelle comunità delle isole più remote, dove il pesce è stato tradizionalmente la principale fonte di proteine.

Grazie ai fondi del Gcf, Kiribati sta potenziando gli impianti nazionali di lavorazione e inscatolamento del tonno – anziché limitarsi a vendere licenze alle navi straniere –, e l’allevamento in mare di altre specie di pesce, per sostenere le esportazioni e la sicurezza alimentare interna. Lo Stato sta inoltre cercando di diversificare le entrate attraverso settori quali il turismo e le energie rinnovabili. A livello regionale, è necessario adattare il complesso quadro giuridico e geopolitico per perseguire la giustizia climatica a favore delle economie che dipendono dal tonno, bilanciando sostenibilità, equità ed esigenze economiche.

La difesa del tonno nel Pacifico è molto più di una battaglia economica; è il riflesso della resilienza di un’intera regione che fa appello alla responsabilità globale. Nonostante il Pacifico incida in modo minimo sulle emissioni globali, si trova a sopportare un peso sproporzionato, nell’indifferenza della comunità internazionale. È in gioco la sopravvivenza delle isole del Pacifico, la stabilità alimentare globale e la salute dell’oceano più grande della Terra. Non fare nulla non è un’opzione.

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