Jannik non sbaglia un colpo e, dopo un torneo giocato quasi alla perfezione, si riprende lo scettro di Wimbledon per il secondo anno di fila.
Per l’azzurro, in realtà, il torneo era iniziato un po’ in salita. Al rientro dopo il Roland Garros aveva vinto per 3-2, trovandosi due volte indietro di un set contro il serbo Miomir Kecmanovic, 50esimo nel ranking mondiale. Da lì in poi, però, sono arrivate solo vittorie per 3-0 per il numero uno al mondo, compresa quella in semifinale contro Novak Djokovic, 7 volte vincitore a Wimbledon contro cui il nostro Jannik ha giocato la sua migliore partita del torneo.
La finale, poi, è stata da cardiopalma. L’inizio del match è stato un concentrato di tensione pura con Zverev che parte fortissimo, servendo con percentuali spaventose. Il primo set si gioca sul filo del rasoio e si decide solo al tie-break: il tedesco è più lucido nei dettagli e si porta a casa la prima frazione per 7-6. Il colpo è duro ma Sinner lo incassa e gli restituisce il favore nel set successivo: Sinner risponde colpo su colpo alle accelerazioni di Zverev e, in un altro drammatico tie-break, pareggia i conti con il numero tre al mondo. Dal pareggio si riparte per il terzo set che cambia completamente copione: adesso è l’azzurro ad andarci giù pesante e il tedesco cerca di stargli dietro nonostante la fiducia che sembra vacillare. All’improvviso, quella che sembrava sarebbe stata una partita interminabile, subisce una brusca accelerazione e Jannik porta a casa il terzo set per 6-3. Ormai il traguardo è vicino e il nostro Sinner lo sente: dal boato del pubblico che accompagna ogni punto, dalla stanchezza di Zverev, dalla mamma che non riesce quasi a guardarlo e dall’entusiasmo che lo guida verso un quarto set che, così come quello precedente, non è altro che un monologo azzurro. Un monologo che ferma il tempo sul 6-4 per il nostro Jannik che corre a baciare l’erba più famosa del mondo e scrive, di nuovo, la storia del tennis.
«Dopo Parigi abbiamo lavorato tanto, abbiamo avuto giornate infinite. Sto dando la mia vita per questo sport e vincere uno Slam, Wimbledon, è incredibile. Ho due vittorie di fila e sono super contento. In Italia c’è un movimento sportivo incredibile nel tennis. Vogliamo dare tutto il 100%, sono molto contento». Queste le parole di un Jannik Sinner commosso al termine del duro incontro contro Zverev. Un successo che non solo arricchisce la sua bacheca di un altro Slam, ma cancella definitivamente ogni dubbio sulla sua capacità di dominare su qualsiasi superficie e lo consacra come esempio di resilienza e costanza: costanza nell’impegno, nella ricerca del miglioramento, nella capacità di restare competitivo in ogni superficie e contro qualsiasi avversario. Costanza che, poi, si traduce in vittorie, in titoli, in risultati e in storia perché questa storia, la storia del primo azzurro che ha vinto a Wimbledon, la storia di chi ha ripetuto l’impresa, è una di quelle destinate ad essere ricordate e raccontate a lungo.

Jannik Sinner festeggia la vittoria nella finale del singolare maschile contro il tedesco Alexander Zverev ai campionati di Wimbledon a Londra, Gran Bretagna, il 12 luglio 2026. Ansa EPA/TOLGA AKMEN
Nuova vittoria, nuovi record, stesse emozioni
E la nuova coppa alzata verso il cielo di Londra nel torneo che si disputa dal 1877 nell’All England Lawn Tennis & Croquet Club è l’ennesimo capitolo di una storia che non riguarda solo il tennis italiano, ma tutto il tennis mondiale perché il nostro Jannik, come spesso succede, insieme ad ogni nuova vittoria, si porta a casa anche un bel po’ di record.
Quella nella finale di Wimbledon è l’undicesima vittoria di Sinner su 15 partite giocate contro Zverev, la decima di fila (non ci perde dal 2023). Questa vittoria rende anche Sinner il decimo nella storia nella cosiddetta “Era Open” a vincere a Wimbledon in due anni consecutivi: il primo fu Rod Laver, l’ultimo prima di lui Carlos Alcaraz, assente quest’anno per infortunio. Il bis a Wimbledon, poi, ha il sapore della leggenda perché solo altri 9 prima di lui erano riusciti nell’impresa di trionfare almeno due volte sull’erba inglese e, in questo secolo, è stato preceduto solo da campioni del calibro di Roger Federer, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz.
Questo secondo Wimbledon è il quinto Slam in carriera per Jannik (un traguardo che gli consente di affiancare Rod Laver e John Newcombe nella classifica dell’era Open), e questa vittoria è anche la numero 100 ottenuta nei 4 tornei dello Slam, diventando il settimo giocatore più giovane nell’era Open ad aver vinto 100 partite del Grande Slam singolare maschile.
Grazie alla vittoria in semifinale contro Djokovic, poi, Sinner è diventato il primo italiano di sempre a disputare più finali di singolare a Wimbledon ma anche il 18° giocatore dell’era Open a raggiungere almeno due finali consecutive sull’erba londinese. Una vittoria che si aggiunge a quella che è stata fino a questo momento una stagione quasi perfetta per il numero uno al mondo. Escludendo l’uscita in semifinale agli Australian Open e il ritiro causato dalla canicule al Roland Garros, Sinner ha sempre e solo vinto in questo 2026 che lo vede già come il tennista più vincente dell’anno con ben 38 vittorie e tutti e 5 i Masters 1000 vinti, un traguardo che, prima di lui, solo Novak Djokovic era riuscito a raggiungere.
E con costanza, duro lavoro, umiltà e passione il nostro Sinner ci porta sempre un gradino più in alto. Per oggi siamo padroni di Londra, domani chissà dove ci porterà ma, una cosa è certa, da quassù la vista è uno spettacolo e Sinner non sembra intenzionato a scendere.
