Il numero 21 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, ci interroga profondamente sulla vocazione all’unità in un tempo di frammentazione, proponendo una visione audace: quella di un solo popolo cristiano che cammina unito pur nelle sue diversità. Il tema centrale è un invito a riscoprire le radici comuni della fede per abitare il mondo come un segno di riconciliazione. Nell’editoriale intitolato “Sinodalità ecumenica”, il direttore Hubertus Blaumeiser mette in luce come il processo sinodale e il cammino ecumenico non siano due binari separati, ma due dimensioni dello stesso movimento dello Spirito. La sinodalità, infatti, richiede un ascolto che travalica i confini della propria confessione, poiché non si può essere pienamente Chiesa senza aprirsi al dono che l’altro cristiano porta con sé, trasformando la ricerca dell’unità in uno stile di vita quotidiano.
In questo orizzonte di comunione, risalta il contributo di papa Francesco, che con il suo intervento “Non possiamo bastare a noi stessi” ci ricorda che l’unità è un cammino che si fa andando, non un progetto teorico da realizzare a tavolino. Il pontefice sottolinea come il volto di Cristo si rifletta nell’intero popolo di Dio e come ogni battezzato sia protagonista della missione. Questa prospettiva, approfondita anche da Kurt Koch, suggerisce che l’unità non arriverà come un miracolo improvviso alla fine dei tempi, ma è già presente ogni volta che i cristiani collaborano per il bene comune, superando le tentazioni del clericalismo e della chiusura identitaria per farsi compagni di viaggio di tutta l’umanità ferita.
La visione di una Chiesa che si fa “casa e scuola di comunione” trova una radice profonda nel pensiero di Chiara Lubich, di cui vengono presentate le preziose “Lettere 1939-1960” attraverso lo sguardo di Donato Falmi. Il carisma dell’unità di Chiara Lubich ha agito come un potente lievito ecumenico, capace di generare spazi di dialogo dove prima c’erano barriere, ispirando figure come Igino Giordani, vero precursore dell’ecumenismo vissuto tra i laici. In Ekklesía n. 21, questa eredità spirituale si traduce in esperienze concrete che vanno dal Messico alla Svezia, dimostrando che l’ascolto reciproco e lo scambio di doni tra le Chiese non sono utopie, ma pratiche già in atto che rendono visibile l’amore di Cristo “perché il mondo creda”.
Il fascicolo completa questa analisi esplorando le sfide attuali del dialogo ecumenico e sinodale, con testimonianze che spaziano dalla veglia “Together” in Piazza San Pietro, raccontata da Frère Matthew, alle riflessioni di Andrew Recepcion sugli inciampi da evitare nel cammino sinodale. Attraverso il racconto di scuole interconfessionali in Congo o percorsi sinodali nelle scuole, emerge un’immagine di cristianesimo dinamico e ospitale. Ekklesía n. 21 ci consegna così la consapevolezza che essere un solo popolo cristiano significa imparare gli uni dagli altri, come suggerito da Nausikaa Haupt, scoprendo che la bellezza della Chiesa risiede proprio nella sua capacità di comporre le differenze in un’armonia che è già, qui e ora, un anticipo del Regno di Dio.
Buona lettura!