Il numero 29 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, ci invita a guardare con occhi nuovi i contesti quotidiani in cui la fede è chiamata a incarnarsi oggi. Il tema centrale ruota attorno alla capacità della Chiesa di abitare la complessità del tempo presente, non come una fortezza chiusa, ma come una rete di relazioni vive. Nell’editoriale intitolato “Far casa”, Hubertus Blaumeiser delinea la necessità di riscoprire un senso di appartenenza che sia accogliente e dinamico. Non si tratta solo di occupare spazi fisici, ma di generare luoghi di autentica fraternità, dove ogni persona possa sentirsi riconosciuta e amata, trasformando le nostre comunità in spazi di vera sinodalità vissuta.
In questo scenario di cambiamento, Ekklesía n. 29 approfondisce come la presenza cristiana possa farsi lievito nelle strade delle nostre città. Attraverso la riflessione di Klaus Hemmerle, emerge l’immagine di una Chiesa fatta di “cellule vive” capaci di dialogare con l’imprevedibilità del quotidiano. Questo approccio richiede un profondo spirito di ascolto, lo stesso che ha caratterizzato l’intera opera di Chiara Lubich. Il pensiero di Chiara Lubich ci ricorda che l’unità non è un concetto astratto, ma una realtà che si costruisce “cammin facendo”, uscendo dai sentieri battuti per incontrare l’umanità laddove essa soffre e spera. È un invito a superare ogni forma di clericalismo per valorizzare il protagonismo dei laici nella missione comune.
Le esperienze concrete raccolte nel fascicolo mostrano una Chiesa in movimento: dal progetto “Sempre Persona” a Roma, raccontato da Agostino Spolti ed Emanuele Fortuzzi, fino alle periferie di Birmingham e Timor Est. Christian Hennecke ci sprona a “far calcolo dell’imprevedibile”, accettando la sfida di una pastorale che non ha paura di sporcarsi le mani nelle strade. In Ekklesía n. 29, la testimonianza di Joseph Konah sulla sua drammatica infanzia come bambino soldato diventa un potente richiamo alla forza della riconciliazione e alla capacità di Dio di abitare anche i tempi più oscuri della storia umana.
Il numero si chiude con uno sguardo attento alle nuove prassi ministeriali e al ruolo del diacono come uomo della relazione, grazie al contributo di Giuseppe Berlangieri. La riflessione ecumenica continua a essere un pilastro fondamentale, con il ricordo della figura del Patriarca Athenagoras tratteggiata da Oreste Paliotti. In sintesi, queste pagine ci consegnano una bussola per orientarci nel Giubileo e nelle assemblee sinodali, invitandoci a essere segni di speranza nei luoghi e nei tempi di oggi. È un percorso che ci chiama alla conversione pastorale, per passare da una pastorale di conservazione a una missione capace di incontrare Gesù ovunque egli abbia scelto di abitare, tra le pieghe della vita vera.
Buona lettura!