Il numero 28 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, si immerge nel cuore pulsante del dialogo ecumenico, esplorando la feconda tensione tra unità e diversità. In un tempo segnato da frammentazioni, il fascicolo propone una riflessione profonda su come le differenze confessionali possano trasformarsi da ostacoli in doni reciproci. Nell’editoriale “Uni-diversità”, curato da Hubertus Blaumeiser e Heike Vesper, viene delineata la visione di una Chiesa che non teme la pluralità, ma la abita come spazio di incontro con lo Spirito. L’obiettivo non è un’uniformità piatta, ma una comunione organica dove ogni identità contribuisce alla ricchezza dell’unico corpo, rendendo la sinodalità un metodo di vita vissuta prima ancora che una procedura organizzativa.
Il percorso di Ekklesía n. 28 prosegue analizzando l’urgenza dell’unità in risposta alle grandi sfide globali, un tema caro a papa Francesco, che vede nell’ecumenismo una via privilegiata per testimoniare la pace. Questa prospettiva si intreccia indissolubilmente con il pensiero di Chiara Lubich, la cui eredità spirituale invita ad andare “al di là del trauma della divisione” per riscoprire ciò che unisce. Per Chiara Lubich, il dialogo non è una strategia diplomatica, ma un’esigenza dell’amore che si fa ascolto e accoglienza dell’altro. Superare ogni residuo di clericalismo o pregiudizio confessionale permette di scorgere la presenza di Cristo nel fratello, rendendo possibile quel “miracolo” della riconciliazione che trasforma profondamente le comunità e il tessuto sociale.
Attraverso i contributi di esperti come Mervat Kelli e Callan Slipper, il volume esamina il legame tra il processo sinodale e il cammino ecumenico, evidenziando come la Chiesa stia imparando a essere “generativa” proprio nella relazione con le altre fedi. In Ekklesía n. 28, la riflessione teorica si incarna in esperienze vive: dal “grassroot ecumenism” negli Stati Uniti descritto da Karen Petersen Finch, fino ai racconti di dialogo quotidiano in Burundi, Serbia ed Egitto. Questi esempi dimostrano che l’unità cresce dal basso, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori della vita, trasformando le frontiere in ponti e rendendo ogni cristiano un protagonista attivo della cultura dell’incontro.
Infine, il fascicolo allarga lo sguardo verso il futuro con la testimonianza di Margaret Karram e il resoconto di eventi profetici come il Global Christian Forum o il cammino verso i 1700 anni del Concilio di Nicea illustrato da Andrea Palmieri. La sfida della “Uni-diversità” si traduce nella capacità di sognare insieme una testimonianza comune che parli al cuore dell’uomo contemporaneo. Attraverso l’analisi di figure come il Patriarca Athenagoras, presentata da Sandra Ferreira Ribeiro, veniamo richiamati alla responsabilità di essere “custodi della speranza”. Questo numero ci consegna la consapevolezza che il dialogo è l’unica via per una Chiesa che voglia essere davvero segno e strumento dell’unità del genere umano.
Buona lettura!