Il numero 31 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, affronta uno dei temi più urgenti del nostro tempo: cosa significa restare pienamente umani nella rivoluzione digitale e nell’era dell’Intelligenza artificiale. Non è un numero che osserva la tecnologia dall’esterno, ma entra nel vivo delle trasformazioni antropologiche, pastorali ed educative che l’IA sta producendo nelle nostre vite, nelle famiglie e nelle comunità ecclesiali. L’editoriale del direttore Hubertus Blaumeiser, intitolato “Tasselli di un mosaico”, racconta con ironia come la redazione abbia interrogato ChatGPT su Ekklesía, ricevendo una descrizione sorprendentemente azzeccata della rivista come “laboratorio ecclesiale e pastorale” per chi vuole chiedersi come essere Chiesa oggi. Sullo sfondo, l’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nell’era dell’IA, un riferimento autorevole che accompagna come filigrana molti dei contributi raccolti.
Il cuore del numero si apre con la presentazione del documento Quo vadis, humanitas? della Commissione Teologica Internazionale, che propone una antropologia vocazionale capace di salvaguardare l’identità umana di fronte alle derive del transumanesimo e del postumanesimo. A questo si affianca il contributo di Fernando Muraca, che mostra come il linguaggio digitale sia diventato una lingua sconosciuta capace di plasmare il nostro senso del sé in modo spesso invisibile. È significativo che Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero vaticano per la comunicazione, riprenda nel suo contributo una lucida intuizione di Chiara Lubich — “importa l’uomo, non il media” — per ricordare che gli algoritmi non hanno né voce né volto umano. È proprio attorno a questa visione, profondamente radicata nel pensiero di Chiara Lubich sull’unità e sulla centralità della persona, che si articola la sfida evangelizzatrice nell’era digitale.
Le voci concrete non mancano: i giovani della redazione Teens raccontano in prima persona il loro rapporto con i social tra libertà e dipendenza, Michele Zanzucchi presenta la proposta di un giuramento digitale ispirato al modello ippocratico, e un’intervista a mons. Lucio Adrián Ruiz illustra la missione digitale come parte integrante della pastorale. Ekklesía n. 31 ospita anche uno Speciale interamente dedicato al card. François-Xavier Nguyên Văn Thuân, nel cinquantesimo anniversario della stesura clandestina delle sue 1.001 meditazioni diventate Il cammino della speranza: un uomo che ha trasformato la prigionia in scuola di speranza, raccontato attraverso testimonianze di cardinali e familiari in un ritratto polifonico di grande attualità.
A completare il quadro, il percorso sinodale offre aggiornamenti concreti sulla missione della Chiesa nell’ambiente digitale, un questionario sulla sinodalità parrocchiale sperimentato in Francia e il cammino dell’arcidiocesi di Caracas verso una Chiesa più missionaria e corresponsabile. Nel dialogo ecumenico, spazio anche alla visita dell’arcivescovo di Canterbury a Roma e all’incontro tra il patriarca copto Tawadros II e il patriarca Bartolomeo I, segni di una comunione cristiana che avanza oltre le divisioni.
Buona lettura!