Sono Matteo, un Gen (“generazione nuova” del Movimento dei Focolari) pugliese di 23 anni, e ho avuto il piacere di partecipare all’esperienza “Quo Vadis?” che si è svolta nella cittadella internazionale di Loppiano tra il 9 ed il 19 luglio.
Cos’è “Quo Vadis?”
Pensato per giovani tra i 25 e i 35 anni, “Quo Vadis?” è stata un’occasione per riflettere sul proprio progetto di vita, un itinerario che si è svolto in 10 giorni in un contesto comunitario con altri giovani, alla luce del carisma dell’unità.
Ci sono stati offerti strumenti di discernimento per approfondire la conoscenza di sé in Dio, nel dono di sé, e per orientare le proprie scelte con consapevolezza e radicamento spirituale. Alla base del percorso vi era il concetto di “discernimento” come un cammino che nasce dall’incontro personale e profondo con Dio. Questo viaggio è stato arricchito da strumenti tratti dalla spiritualità dell’unità, dalla teologia, dal coaching e dalla psicologia, utilizzando metodi partecipativi.
L’obiettivo, una volta che noi giovani avremmo concluso il percorso e saremmo ritornati ai nostri contesti sociali, è quello di continuare a vivere e approfondire quanto sperimentato, accompagnati da comunità e percorsi locali.
Cos’è stato per me “Quo Vadis?”
Vorrei cominciare dalla parte finale del viaggio, cioè quando ci è stato chiesto cosa fosse stato per noi “Quo Vadis?“. Per me è stato un manuale pratico di applicazione dell’Amore. So di cominciare con una dichiarazione molto forte, ma è ciò che ho avvertito: se dovessi sforzarmi tanto e provare ad immaginare come sarebbe il Paradiso, credo che sarebbe molto simile a questa esperienza.
Noi ragazzi abbiamo vissuto questo cammino con tutor, accompagnatori, famiglie e persone focolarine, raggiungendo un totale di 60 persone con cui abbiamo condiviso ogni momento. Chiaramente, dato il cospicuo numero di partecipanti, non è stato possibile interagire con tutti e conoscersi approfonditamente con ognuno. Ma non credo che l’unico modo per stabilire un rapporto con qualcuno sia raccontarsi esperienze o facendo conversazione; occorre condividere la nostre risorse principali: il tempo, lo spazio e l’Amore.
Quando il primo giorno ho conosciuto gli altri partecipanti, non posso nascondere che ho avvertito la paura di non sentirmi all’altezza del programma e delle riflessioni profonde, proprio per la differenza d’età con tutti e per un complicato rapporto con Dio. Mi spaventava il fatto che – date le molte differenze tra me e gli altri ragazzi che venivano da diversi Paesi, parlavano un idioma diverso dal mio, erano più grandi e abituati a vivere contesti sociali opposti ai miei, e, ai miei occhi, avevano quesiti e dubbi più complessi dei miei – io potessi sentirmi fuori luogo e fuori contesto.
Dal secondo giorno ho provato a guardare tutto con occhi diversi: mi sono detto che magari io non ero lì esclusivamente per risolvere qualche contraddittorio con me stesso o con il mio passato, ma che magari ero lì anche per mettermi a disposizione dell’Altro, per ascoltarlo e comprenderlo… infondo anche tutti gli altri avrebbero potuto avere le mie paure iniziali. Questo mi è stato molto d’aiuto, ho compreso che l’anima non ha età.
Avevo anche paura delle barriere linguistiche e di non riuscire a comunicare pienamente con gli altri, ma al momento dei saluti, fra commozione e tenerezza generale, credo di aver capito che il vero linguaggio di “Quo Vadis?” è sempre stato l’Amore , lo è stato sin dal primo giorno e ha permesso che tutti fossimo Uno e che diventassimo famiglia.
Da questo “Quo vadis?” non torno a casa credendo di essere una persona migliore o più matura, sono lo stesso Matteo di prima, ma più consapevole della mia sensibilità, dei miei talenti e della mia capacità di mettermi in gioco e di essere a disposizione dell’Altro. Ma sono anche disposto ad accettare e cercare di comprendere quelli che sono i miei difetti, le mie paure, i miei dubbi e condizionamenti.
Fermarsi per 10 giorni e prendersi del tempo per sé stessi e per interrogarsi è stato fondamentale. Ho avuto modo di riallacciare il mio rapporto con la fede, di affidarmi a Dio, di fidarmi di Lui, riabbracciarlo come Padre e di avvertirne la presenza nel vivere il momento presente.
Ora che l’esperienza a Loppiano si è conclusa sento il mio cuore pieno di gratitudine verso i miei “fratelli e sorelle” di viaggio, verso i tutor, gli organizzatori, i ragazzi del Centro Gen Internazionale che ci hanno accompagnato in questo cammino, la Fraternità di Romena che abbiamo visitato il penultimo giorno, i Focolari e le Famiglie che ci hanno ospitato, con i quali abbiamo potuto vivere delle esperienze emozionanti e indescrivibili, la comunità di Loppiano che ci ha accolto e tutta la famiglia “Quo Vadis?”.
Purtroppo, come ogni viaggio, anche questo è giunto all’epilogo. Ora è tempo di tornare alla realtà quotidiana. Vorrei concludere l’esperienza citando una frase che mi interpella, estratta dall’ultimo discorso pubblico di Aldo Moro, un uomo che ha attraversato il suo tempo senza sottrarsi alla complessità: «Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà».
Ora è tempo di vivere il momento presente, e noi possiamo farlo sfruttando i principali strumenti che ci sono stati forniti durante questo viaggio: la Tenerezza e l’Amore, che sono la lingua, la nazionalità e la melodia universale con cui applicarsi nella realtà.
Alla famiglia “Quo Vadis?”: vi stringo in un forte abbraccio, conservo ognuno di voi nel mio cuore; pregherò per tutti voi e non vedo l’ora di rincontrarvi.