Mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta interrompendo le forniture di petrolio, si prevede che le installazioni di energie rinnovabili raggiungeranno un nuovo record.
Mentre gli Stati Uniti si concentrano sull’estrazione intensiva di petrolio, e senza alcuna considerazione ambientalista, la Cina incrementa l’esportazione in Africa a prezzi vantaggiosi dei suoi pannelli fotovoltaici e delle sue tecnologie per batterie. Ciò consente a molti Paesi del continente africano (o comunque con meno infrastrutture, ma in crescita) di sfuggire all’aumento esponenziale dei prezzi dei combustibili fossili. In Africa la capacità di utilizzare l’energia solare è aumentata del 54% nel 2025 grazie al fotovoltaico (dati del Global Solari Council), con un incremento di 4,5 gigawatt di potenza. Per i Paesi africani, l’equazione è semplice: ridurre la dipendenza dal petrolio importato e allo stesso tempo garantire maggiore accesso all’elettricità, ed è proprio l’offerta cinese a rendere questa transizione finanziariamente accessibile.
Le energie rinnovabili in generale stanno assumendo un ruolo sempre più importante in Africa. Il continente, che possiede il 60% delle migliori risorse solari al mondo, si sta impegnando sempre di più in questa direzione, a scapito delle esportazioni americane di combustibili fossili.
Ad aprile 2026 le spedizioni cinesi di celle e pannelli solari in Africa sono aumentate dell’83% su base annua, raggiungendo le 123.787 tonnellate in un mese. Pur rappresentando un calo rispetto al picco di marzo (209.474 tonnellate), questo volume rappresenta quasi il doppio di quello di aprile 2025, che si attestava a 67.552 tonnellate. Per i professionisti della logistica che monitorano questi flussi, questa fluttuazione è principalmente spiegata come un fenomeno di “anticipazione” che non ha precedenti.
Questa transizione potrebbe rivelarsi particolarmente vantaggiosa in Nigeria, il paese più popoloso del continente, dove i residenti ricevono solo 7 ore di elettricità al giorno tramite la rete nazionale. Nelle zone non servite dalla rete, 22 milioni di generatori funzionano a diesel o benzina, con un costo di 12 miliardi di dollari all’anno. Di fronte a questa spesa, l’energia solare cinese sta diventando un’alternativa economica oltre che ecologica.
Ma Pechino non si limita ad esportare le proprie apparecchiature. In Africa la Cina sta finanziando e costruendo dighe, parchi eolici e centrali solari, come il Benban solar park (1,8 GW), in Egitto, i parchi eolici di Adama in Etiopia (204 MW) e il progetto del parco eolico De Aar Wind Energy Facility in Sudafrica (244 MW), che alimenta oltre 300 mila abitazioni. Il Marocco sta sostenendo progetti ancora più ambiziosi, tra cui una “Gigafactory del Mediterraneo” per la produzione di veicoli elettrici e impianti in grado di produrre componenti per batterie che alimenteranno un milione di veicoli elettrici all’anno, entro il 2030.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) prevede che la diffusione dell’energia solare in Africa supererà quest’anno i livelli del 2025, con 15 importanti mercati africani che hanno già importato pannelli solari per un valore di oltre 379,3 milioni di euro solo nel primo trimestre del 2026.
