Proposte operative per una globalizzazione solidale

Nel giugno 2001 si è tenuto a Genova un congresso internazionale dal titolo: “Per una globalizzazione solidale, verso un mondo unito”. Ad esso hanno preso parte economisti, imprenditori, politici ed esponenti di organizzazioni non governative internazionali. Era stato indetto per elaborare e far giungere ai responsabili politici, che si sarebbero riuniti a Genova nel summit G8, proposte concrete capaci di orientare verso il bene comune il processo storico della globalizzazione. L’articolo illustra tali proposte, in parte emerse dal convegno di Genova e in parte successive ad esso, ma nate con lo stesso spirito. Sono proposte “politiche” attuabili tramite provvedimenti di legge dei governi e toccano due aspetti dell’economia internazionale, a parere degli autori, grandemente responsabili degli squilibri economici, sociali e politici del nostro tempo. Il primo aspetto è l’esagerata dipendenza energetica del mondo industrializzato dai Paesi del Medio Oriente. Il secondo aspetto è la carenza di regole, controlli e imposizioni fiscali sui movimenti valutari internazionali. Da questa carenza è venuta a crearsi una realtà abnorme che incrementa la concentrazione della ricchezza nelle mani di poche persone e grandi imprese, e ostacola la crescita delle economie dei paesi emergenti e la restituzione dei loro debiti internazionali. L’articolo si conclude, poi, con la proposizione di un Documento in cui si sottolinea l’urgenza di trovare soluzioni di civiltà capaci di sciogliere i nodi che impediscono una globalizzazione solidale e un’era di pace per l’intera famiglia umana. Alcuni di questi nodi, già in parte evidenziati dal Documento, sono venuti ancor più drammaticamente in evidenza dopo i tragici fatti dell’11 settembre 2001. Se ne evince ancor più la convinzione che per modificare l’ambito in cui il terrorismo trova alimento e seguaci, non saranno efficaci le azioni belliche laddove permangono situazioni di ingiustizia sociale e conflitti culturali, spesso legati a fatti economici, che sembrano senza via di uscita. Occorre una più piena umanizzazione della cultura che oggi informa la globalizzazione, e che sta dietro le scelte dei cittadini, il modo di operare delle imprese, l’azione amministrativa e il disegno delle istituzioni.

 

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