Politica della casa e sgomberi

Dopo i fatti di Primavalle. Esiste un grande disagio sociale nascosto dentro le occupazioni abitative nella Capitale. Una grande questione sociale che non può essere ridotta a problema di ordine pubblico
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Roma. È cominciato alla mezzanotte di domenica 14 luglio lo sgombero di oltre 300 persone da un palazzo occupato a Primavalle. Sui social ha cominciato a girare immediatamente l’invito, per chi era allertato, a raggiungere l’ex istituto agrario dover era in programma un presidio di protesta alle 5 di mattina.

Nella Capitale esiste, infatti, un radicato e plurale movimento che rivendica il diritto all’abitare anche per coloro che non hanno mezzi per acquistare o affittare una casa. Si tratta di situazioni di emergenza che coinvolgono famiglie di italiani come di immigrati. Non è certo la soluzione ideale ma è una risposta che nasce dall’esistenza di numerosi immobili abbandonati e un significativo patrimonio abitativo invenduto.

Ma il vero problema resta la carenza di un adeguato piano di abitazioni popolari. Le 100 occupazioni sono casi ben noti, tollerati e censiti, tanto che la prefettura ha fatto un elenco dei primi 23 sgomberi da mettere in atto. Ma sono procedure che non si improvvisano. Richiedono l’intervento, preventivo, di diverse istituzioni e del comune in particolare, perché bisogna trovare sistemazioni alternative per i casi di particolare fragilità. Non ha fatto rumore il recente caso di “liberazione concordata” di un palazzo di proprietà della Banca d’Italia, in via Carlo Felice, vicino la basilica di san Giovanni in Laterano, dove risiedevano un centinaio di occupanti dal 2003.

Un percorso condiviso dalla Regione Lazio con il Comune di Roma e la stessa proprietà che ha tenuto conto di trovarsi di fronte a situazioni di particolare necessità, mancanza di reti familiari, storie di precarietà e disoccupazione incolpevole che spesso sfuggono alle analisi più frettolose, ma non agli assistenti sociali che restano sottodimensionati e con pochi strumenti disponibili.

Nel caso di Primavalle si è assistito ad un massiccio dispiegamento della forza pubblica, con circa la metà dei residenti ricollocati riempiendo, tra l’altro, le sistemazioni previste per i senza tetto in caso di emergenza caldo. Degli altri non si conosce il destino. Forse lo sa solo la Caritas. Su tutto ha inciso il fatto che l’ex scuola, trasformata in condominio, presenta problemi di stabilità.

 ANSA/Massimo Percossi

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Si è trattato, comunque, di una dimostrazione di forza che ha avuto la meglio contro improvvisate barricate e qualche resistenza.  Un segnale eloquente lanciato in vista delle successive operazioni programmate nella Capitale, come lo sgombero dell’ex cinema Palazzo sulla Tiburtina che alcuni residenti hanno voluto sottrarre al destino segnato dalla nuova proprietà che lo vuole trasformare in un ennesimo casinò di quartiere.

L’intervento della forza pubblica ha reso difficile l’accesso sul luogo dello sgombero anche ad alcuni consiglieri municipali, comunali e regionali accorsi sul posto per rendersi conto di ciò che stava accadendo. Dopo il clamore dei fatti, immortalati dalla foto di un ragazzo che porta in salvo dei vecchi libri sotto lo sguardo della polizia, restano aperte molte domande. Soprattutto con riferimento agli 80 minori che hanno vissuto il trauma dello sgombero forzato e il disagio di una ricollocazione incerta.

15 luglio 2019. ANSA/Massimo Percossi
15 luglio 2019.
ANSA/Massimo Percossi

Non restano indifferenti i docenti del “Coordinamento contro mafie, povertà e razzismo”, collegato con Libera, che hanno chiesto di rivedere «le procedure di ricollocazione dei nuclei sgomberati da Via Cardinal Capranica, prendendo come elementi fondamentali la territorialità e la scolarizzazione degli alunni e delle alunne» perché «lo studio consente a tutte le persone l’affrancarsi dalla miseria culturale, indipendentemente dallo stato di miseria materiale in cui si trovano…l’interruzione di questi percorsi può generare fratture insanabili, che espongono i ragazzi e le ragazze al rischio dell’abbondono scolastico e dell’esclusione sociale, generando sfiducia nei confronti delle Istituzioni».

Ma la critica dei docenti è più generale perché ritiene fuori luogo che «lo Stato, a tutti i suoi livelli, si accanisca contro chi è più debole e vive in condizioni di difficoltà ed emarginazione» in un Paese dove cresce la diseguaglianza e «le mafie rafforzano la loro penetrazione culturale, sociale ed economica».

Secondo Giuseppe De Marzo di libera, «Il livello di civiltà di una società si misura da come trattiamo le persone in difficoltà. Oggi perdiamo tutti».

 ANSA/Massimo Percossi

ANSA/Massimo Percossi

Ovviamente il giudizio cambia completamente a partire dallo sguardo. Il ministro degli Interni Salvini, tramite twitter, ha salutato l’intera operazione guidata dalla Prefetto Gerarda Pantalone come un successo della legalità: «Nessuna tolleranza e nessuno sconto ai violenti che occupano, incendiano e attaccano le Forze dell’Ordine». Altra cosa è vedere questi atti estremi come espressione di disperazione di persone che vivono da anni una condizione di irriducibile precarietà, fino alla perdita della casa per morosità incolpevole.

Primavalle è stata spesso teatro di queste contraddizioni. Zona agricola fino ad un secolo addietro, ha conosciuto l’edilizia popolare dell’era fascista, con gli sgomberi forzati del centro storico, e poi il caos urbanistico del dopoguerra con persistenti sacche di forte disagio sociale e la presenza di numerose opere sociali della Chiesa.

Ancora oggi, i problemi irrisolti di una grande città sono destinati a venire a galla, in difetto della visione generale di una politica della casa. Riducendo così, caso per caso, una grande questione sociale ad un problema di ordine pubblico.

 

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