Più contenuti, meno slogan

Da nuovo umanesimo ai nodi di una maggioranza possibile in sede parlamentare, abbiamo chiesto l'opinione del professor Paolo Pombeni, tra i maggiori politologi italiani
Sulla crisi del governo Conte e la formazione di una nuova maggioranza tra M5S e PD, abbiamo chiesto il parere di alcuni esperti portatori di visione culturali diverse. Questa l’opinione del professor Paolo Pombeni, tra i maggiori politologi italiani
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Cosa significa, a suo giudizio, il riferimento al nuovo umanesimo fatto da Conte nei suoi recenti interventi?
Il riferimento di Conte al “nuovo umanesimo” fa parte del suo tentativo di accreditare la sua figura come diversa da quella del politico di professione. Così recupera uno slogan che ha trovato autorevoli interpreti (papa Francesco, per esempio) per sottolineare che vorrebbe affrancarsi da una cultura che mescola contrapposizioni violente (per non dire odio) e scarso interesse per interventi che accrescano il patrimonio di umanità che una società deve avere.
Esiste una possibile visione comune tra Pd e M5S, oltre una convergenza di interessi, per un programma di legislatura?
 La convergenza di M5S e PD su una visione comune è possibile solo se saranno capaci di riempire di contenuti condivisi quelli che sono per ora slogan generici su cui tutti in astratto possono concordare (tipico esempio: le politiche in difesa dell’ambiente). Il problema è che in politica le convergenze tra forze diverse non nascono dal convergere delle posizioni dei partiti, che per natura loro sono “settari”, ma dalla spinta che deve venire dalla società civile perché si vada in una certa direzione. Quella spinta è ovviamente un compito prevalentemente dei ceti dirigenti delle formazioni sociali e di chi promuove un autentico rinascimento culturale. Oggi queste sono risorse limitate e poco disponibili, così siamo nelle mani dei produttori di propaganda politica, per non dire di demagogia, che lavorano per i partiti.
Vede anche lei necessaria una riforma della legge elettorale per evitare meccanismi maggioritari in grado di consegnare troppo potere ad una forza politica?
L’approdo di una nuova ragionevole legge elettorale è prioritario, ma bisogna che non sia pensata come fu per le ultime nell’ottica di favorire un po’ di interessi dei partiti. Se può anche essere ragionevole rivedere il numero dei nostri parlamentari (ma sarebbe meglio essere in grado di differenziare composizione e compiti fra Camera e Senato), è altrettanto importante evitare per il momento sia meccanismi decisamente maggioritari che meccanismi sbracatamente proporzionalisti. Il maggioritario funziona se c’è una almeno discreta omogeneità di intendere l’interesse comune, altrimenti il rischio di favorire tirannie delle minoranze organizzate è troppo forte. Un proporzionalismo esasperato ci riporterebbe alla frammentazione politica senza limiti con la tentazione alla proliferazione di piccoli partiti che poi renderebbero difficile qualsiasi sintesi politica.

Che giudizio sente di dare sui 10 punti esposti dai 5 stelle? Quali scelte considera necessarie per affrontare la nuova crisi da molti annunciata?
I 10 punti, poi divenuti 20 annunciati dai 5 Stelle sono mantra pseudo-ideologici su cui è difficile costruire: alcuni sono vuota retorica (no agli inceneritori, ritorno delle autostrade allo Stato, ecc.), altri sono generici buoni propositi che non si dice come verranno declinati (lotta alla corruzione, tempi limitati per svolgere i processi, ecc.). E’ comprensibile che per raggiungere un accordo di coalizione che è necessario per evitare al Paese lo choc di elezioni combattute a suon di demagogia, alla fine si prendano per buone delle declinazione condivise di alcuni “titoli”, ma il lavoro da fare sarà dopo, quando si dovranno riempire di contenuti. Per questo molto più del programma conterà la squadra di governo che si riuscirà a formare: senza persone di competenza e di autorevolezza non si combinerà nulla di buono.

Come valuta i punti programmatici presentati dal PD?
I punti che ha presentato il PD sono anch’essi abbastanza generici. Sono espressi con più stile di quelli di M5S e alcuni toccano problemi importanti, ma non riescono ad andare oltre una ampia affermazione di principio. Prendiamo quello in difesa della democrazia rappresentativa e del rilancio della centralità parlamentare.Va benissimo in astratto, ma in concreto cosa si vuol dire? Democrazia rappresentativa e parlamentarismo sono in crisi in tutti i sistemi politici occidentali e non si dice come in concreto sia possibile rilanciarli e cosa faccia il PD per contribuire a raggiungere quell’obiettivo. Temo che non sia con queste “petizioni di principio” che si riattiva un contatto con la gente.

Leggi anche l’intervista a Flavio Felice Quale cultura politica?

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