Noi Italiani, come gli Hobbit nella Terra di Mezzo

Minority Report / 2
Gollum
Mario Monti si è assunto un anno fa l’onere del potere. E come Frodo nel Signore degli anelli ha compiuto il suo viaggio o, meglio, la sua prima parte.

Noi Italiani abbiamo corso a rotta di collo per un anno, allontanandoci dal precipizio e scansando gli agguati degli orchi. La fuga, per il momento, ci ha messi in salvo, anche se ha fatto molte vittime. Guardando indietro vediamo la scia degli imprenditori suicidi; dal fuoco del bivacco si alzano i lamenti dei feriti: i disoccupati, quelli che un lavoro non l’hanno ancora trovato, chi si è indebitato per pagare l’Imu…

La conferenza stampa del 23 dicembre è stata una tappa importante, quasi un consiglio di guerra intorno al tavolo della Nazione. Mario-Frodo è stato chiaro: non possiamo continuare così come abbiamo fatto finora; e non solo perché il Pdl, col discorso del suo Segretario Angiolino Alfano del 7 dicembre, ha tolto l’appoggio al governo che non può più contare su una maggioranza: i nodi sarebbero comunque venuti al pettine per la fine della legislatura.

L’Italia ha bisogno di cambiare profondamente e, cambiando se stessa, di contribuire a riformare l’Europa. Per questo non è sufficiente un “governo del Presidente” (creato cioè dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), ma ci vuole un governo creato da una maggioranza politica solida, scelta dagli elettori, in carica per cinque anni. Siamo, appunto, nella Terra di Mezzo, sospesi tra due Repubbliche e, forse, tra due epoche. È necessario un cambiamento radicale.

Per non distruggere ciò che abbiamo costruito attraverso i sacrifici, per continuare nell’opera intrapresa, secondo Mario-Frodo le forze politiche devono unirsi sulla base di una volontà di riforma; e dare vita così ad una maggioranza parlamentare vasta, che non sia più schiava della vecchia contrapposizione tra destra e sinistra, ma che si sorregga su una nuova base che scorra su due binari: volontà di cambiamento ed Europa.

Tutto intorno a noi, però, percepiamo il Nemico, quello vero. Non sono gli orchi, cioè il nemico esterno: è Gollum, la creatura deforme che un tempo aveva sembianze umane e che si è fatto corrompere e deformare dal potere, Gollum che ci ha sempre seguiti da dietro i cespugli guardando bramoso l’anello del potere, e sa che ora può riuscire a riprenderselo. Chi è Gollum? Mario-Frodo lo ha messo in chiaro: Gollum siamo noi; ci sono blocchi – ideologici e di interesse – di tipo reazionario all’interno di ognuna delle grandi aree politiche, anche tra quelle che hanno sostenuto il suo governo, a destra, a sinistra, nell’area centrale e trasversale. In ogni “casa” politica, coloro che sono disposti a cambiare devono staccarsi dai reazionari.

Come separare gli uni dagli altri? Il Presidente dimissionario ha proposto una “Agenda Monti”, uno “schema logico” di politiche da fare nei prossimi anni: attraverso l’adesione a tale Agenda si potrebbero distinguere i progressisti dai conservatori.

Che farà Mario-Frodo? Sono totalmente nelle mani – ha detto – delle forze sociali e politiche che decideranno di costituirsi intorno alle idee dell’Agenda.

Che faremo noi? Mario-Frodo ha posto il problema centrale. Ma le forze politiche arrivano molto impreparate a questo appuntamento con la storia. I passati vent’anni non sono stati perduti soltanto dal punto di vista delle riforme non fatte e del declino del Paese, ma anche per quanto riguarda il rinnovamento delle culture politiche: dalla crisi delle ideologie messa in evidenza con la caduta del muro di Berlino, non sono sorti pensieri nuovi ma, piuttosto, programmi di corto respiro, visioni tattiche e non strategiche. Crollate le ideologie che li ospitavano, i grandi ideali di libertà, uguaglianza, giustizia, vagano come barboni trascinando i loro fardelli, o trovano alloggi provvisori in ostelli per una sola notte.

Senza una vera e nuova prospettiva di pensiero non si può realizzare una proposta – niente affatto velleitaria, bensì necessaria e seria – come quella di Mario-Frodo. Senza cultura politica non ci può essere programma, progetto, azione; non si decide col solo pragmatismo. E difficilmente questo si può realizzare attraverso la “chiamata” a costituire un nuovo blocco politico, anche se riuscisse a scompaginare, almeno in parte, le forze politiche attuali. Teniamo anche conto che dietro le ampie spalle di Mario-Frodo possono accorrere non solo politici seri e neofiti bene intenzionati, ma anche vecchi topi che scappano dalle navi che affondano e che fanno politica perché incapaci di smettere (nevrosi ossessivo-compulsiva).

Ci deve essere un ripensamento all’interno delle grandi culture politiche presenti nel Paese, che le metta in grado di proporre visioni politiche nuove. In questo senso, il confronto con l’Agenda Monti è certamente essenziale, perché costringe le ispirazioni ideali a passare al vaglio dei problemi concreti. Ritengo che abbiamo bisogno non di una nuova maggioranza politica potenziale, come ha chiesto Mario-Frodo, ma di due: gli Italiani devono poter scegliere tra almeno due proposte politiche significative; ed entrambe dovrebbero incorporare l’Agenda Monti, dando di essa le diverse interpretazioni che sono coerenti con la loro diversa ispirazione culturale. Gli Italiani devono togliersi dalla Terra di Mezzo e decidere dove andare, devono costruire una normalità di alternanza, basata non sui conflitti tra i leaders, ma sul confronto tra i contenuti e i metodi della politica. Finché avremo bisogno di un salvatore della Patria, non avremo Patria.

Mario-Frodo ha riunito la compagnia attorno al tavolo; ha parlato e se n’è andato. Al centro del tavolo, fremente, circondato dalle nostre mani, ha lasciato l’anello.

 

«Se esistesse un solo cammino, non ci sarebbe alcuna possibilità di cambiare il futuro»
(Ph. K. Dick)

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