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Masaccio: 600 anni di stupore

Saliamo le scale in pietra serena, sotto un soffitto fatto di travi e pianelle, tipico delle case toscane. San Giovanni Valdarno festeggia qui i 600 anni della nascita del grande pittore, in casa sua. C’era tornato suo fratello, lo Scheggia, con una splendida mostra nel ’99, ma Masaccio lui no, non ancora. Masaccio e le origini del Rinascimento è il clou di una festa in grande, a cui hanno fatto eco altre mostre minori e un sito Internet creato ad hoc. Circa quaranta opere di vari artisti rinascimentali raccolte da musei nel mondo, per offrire quell’aria di inizi Quattrocento dove poter naturalmente collocare ben cinque opere del grande maestro. Un vortice di capolavori a confronto fra i quali troneggiano i due crocifissi lignei di Filippo Brunelleschi e di Donatello. Il padre della prospettiva scientifica ed il maestro della forma, uno di fronte l’altro: stesso soggetto, stesse dimensioni, stessa materia. La strada perseguita è la medesima, eppure in questo caso la maggiore esperienza del primo, più anziano, segna la differenza. Masaccio infatti sembra rifarsi proprio a questo Cristo, quando affresca in Santa Maria Novella La Trinità: un uomo vero, come vero Dio. Masaccio continua a stupire ancora, come certamente aveva stupito Masolino disegnando l’imponente figura della Vergine con il Bambino in S.Anna metterza. Stupisce con il gesto operato dalla Maddalena china nella Crocifissione del Polittico del Carmine, proveniente dal Museo di Capodimonte. Quella macchia rossa e gialla, essenziale e drammatica che riesce ad esprimere in sé due cardini portanti delle innovazioni dell’artista. La grande sintesi volumetrica e l’uso strutturale della luce. Stupisce con le effigi di San Paolo e Sant’Andrea, dello stesso Polittico del Carmine: due vigorosi uomini avvolti da mantelli che non celano “l’imminente presenza corposa”. Ed ancora ne La Madonna con Bambino (Madonna del Solletico) giunta dagli Uffizi, in cui “narra” la dolce intesa tra madre e figlio ed allo stesso tempo documenta le importanti committenze ricevute da Masaccio. Un’opera ormai matura e apparentemente opposta al giovanile Trittico di san Giovenale, visibile nella Pieve di San Pietro a Cascia nella vicina Reggello. In entrambe ciò che colpisce è il rapporto madrefiglio: un bimbo spontaneo che afferra con forza il braccio della madre o che si porta le dita alla bocca per assaggiare l’uva eucaristica. Ed ancora stupore, passeggiando all’interno della casa natale di Masaccio nell’incontro con gli altri pittori del Rinascimento. Rimaniamo stupefatti dalla modernità del Ritratto di giovane di Paolo Uccello, un profilo che non ha nulla a che invidiare a un Modigliani, come di fronte alle evidenti influenze masaccesche in una piccola opera di Gentile da Fabriano, considerato all’epoca il maestro dei maestri. L’esposizione raccolta nelle poche stanze della casa è terminata: uscendo, i portici e la vicina piazza col Palazzo di Arnolfo sembrano lo scenario perfetto per i festeggiamenti. Una breve, ma intensa passeggiata dunque tra le opere dei maggiori interpreti del Rinascimento, ospiti d’eccezione in casa di chi espresse in pittura, seppur in poche opere e in una manciata di anni, un nuovo spazio e una nuova forma inaugurando la stagione più affascinante della storia dell’arte italiana. Giovanni Tenucci Masaccio e le origini del Rinascimento. Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (Cat. Skira). Dal 20/9 al 21/12-2002, tutti i giorni, ore 9.00-20.00. www.masaccio-oline.it LA BELLEZZA DEL SACRO Quattro punti strategici nell’ammaliante centro storico di Arezzo svelano entusiasmanti rappresentazioni medievali narranti il binomio Creatore-creatura. Questo il percorso proposto dalla mostra di sculture policrome medievali aretine intitolata La Bellezza del Sacro: l’impressione è quella di ritrovarsi immersi tra il 1200 e il 1300. L’oscurità delle chiese dell’epoca, colori e segni ormai incomprensibili, forme imponenti e sovrastanti tanto da invitare al silenzio, perché il suono delle parole odierne sembra fuori luogo ed allo stesso tempo curiose e piccole figure umane che indicano, con il loro agire scolpito, la quotidianità nel passare dell’anno: ricordandoci i ritmi di una vita non troppo lontana da quella dei nostri bisnonni. Esempi unici nel panorama occidentale di sculture duecentesche che hanno conservato quasi intatta la propria policromia, ponendoci una nuova chiave di lettura, un completo alfabeto in cui riconoscere il nostro linguaggio. La Bellezza del Sacro. Sculture medievali policrome. Arezzo, fino al 23/2.

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