Piero di Cosimo, la bellezza delle cose
La Maddalena è una bellezza levigata, aristocratica e dolce. Gli echi delle ombre leonardesche, delle linee di Botticelli e Filippino Lippi ci sono, ma Piero negli anni 1490-1492 ci mostra una immagine di silenzio, di pulizia, di finezza che ci sorprende. Non credevamo che fosse un artista tanto originale, tanto personale, un grande artista.
La santa seguace di Gesù, confusa all’epoca con la peccatrice che gli ungeva di profumo i piedi, è rappresentata con il vasetto di unguenti, emergente dal fondo scuro di uso fiammingo, ben presente a Firenze, nella tavola dipinta per la devozione privata. È una bellezza fiorentina dell’epoca, forse un ritratto, calma, appoggiata ad una finestra, i capelli chiari intrecciati con perle e sciolti, gli abiti in blu, rosso, verde e giallo: sta serena a leggere una Bibbia di tradizione francese. Assorta, il volto modellato da ombre luminose. I colori sono vivi ma non vivaci in una immagine di signorilità tranquilla, con l’originalità di un foglietto scritto a mano pendente sul davanzale.

Santa Maria Maddalena, Piero di Cosimo, 1490-1492, tempera e olio su tavola. Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica. (MiC) – Bibliotheca Hertziana, Istituto Max Planck per la storia dell’arte / Enrico Fontolan
La tavola segna la fine del percorso di una rassegna che esplora la vita delle donne fiorentine del tempo attraverso tre sezioni. Ci fa conoscere la vita privata: la nascita, il matrimonio o il convento, la devozione, gli oggetti di cura del corpo. Scopriamo un mondo raffinato e documentato. Si va dalle posate argentee, ai vasetti di ceramica, ai bicchieri, dai piatti da parata, ai tessuti preziosi, dai Libri d’ore miniati, alle borse, ai cassoni decorati classicamente, alle immagini sacre, ai contratti e alle lettere, come quella della badessa Lisa del Baldovinetti l’ 8 aprile 1477 di Pistoia a Lorenzo il Magnifico.
È l’ingresso per noi osservatori nel mondo delle cosiddette “arti minori”, ossia degli oggetti più vari che ricostruiscono un’atmosfera che ci immerge nella Firenze di fine ‘400 dove le donne non sono certo povere, anche se chiuse in casa o in convento, ma hanno anche delle schiave, vivono in contatto con la società. Un mondo non troppo dissimile da certi nostri ambienti. Forse se ne distingue per la maggiore sobrietà, per il tocco di nobiltà innata, certo per una rigidità di costumi e di scelte. Ma pure per un amore naturale, istintivo per ciò che è bello, armonioso, piccolo o grande, pala d’altare o ritratto, una posata o un foglio scritto con cura.
Piero ci restituisce nel suo incantesimo misurato, la nobiltà femminile, nella Maddalena che si presenta davanti a noi come icona di una donna che conosce la bellezza.
La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino. Roma, Palazzo Venezia, Antiche Cucine. Fino al 5/7.
Pedro Cano scopre Roma
Oltre 100 opere dell’artista spagnolo, 75 anni. Innamorato di Roma, la vede attraverso gli occhi sfumati dalla fantasia con una serie di immagini che sorgono come da una nebbia: una rivelazione o una rinascita dopo un sogno. Roma è magia, seduzione. Gli acquerelli su carta dileguano le vedute in frammenti di apparizioni rivelatrici. Cosa ci rivela la Roma di Pedro Cano? Forse un qualcosa che chi ci vive ormai non avverte più, e forse nemmeno il turista frastornato. Cano scopre che Roma è contemplazione, sogno, bellezza antica che non invecchia mai ed è sempre nuova.

Pedro Cano, Ponte Rotto, 2023. Acquerello su carta, 38x57cm. Foto di José Luis Montero.
Ecco allora la dimensione lirica delle 48 vedute. Ecco Castel Sant’Angelo in vibrazioni di grigio e sabbia; il Ponte Rotto sgusciare da uno spazio indefinito in tinte sfuggenti come fossero le cattedrali di Monet; il Colosseo evocato in trasparenze cristalline che lo fanno più alto, possente e leggero. Incantesimo di un animo innamorato dell’Urbe! E del suo fiume, quel Tevere limaccioso che invece qui è fantasma notturno o diurno, indefinito e indefinibile, voce che scorre ininterrotta nella storia di una città talora dispersa nella frenesia e che aspetta invece di venire riscoperta come incanto.
Ma Pedro Cano non si ferma qui. La sua capacità di trasfigurare il reale emotivo emerge nel ciclo pittorico Siete in 7 trittici – Gioco, Lavoro, Bicilette, Interno, Salto, Attesa e Carico – in grandi pannelli in bianco-nero-grigio su tela realizzati tra il 2018 e il 2019. Sono temi attuali che compongono una sola unica opera, l’evocazione dell’umanità che gioca, lavora, è sola, è in ricerca, è solidale. È in attesa, vive in un mistero costante, nebuloso pure, ma che si attende venga svelato. Sono figure, spazi, oggetti – una bicicletta – in tinte basse ma colpite da una luce delicata che fa “essere” corpi e cose. Un’arte essenziale, aristocratica e intima, sociale e personale, profondamente spirituale. C’è anima dentro e sotto le sue opere, la grande anima di un poeta che vede la società e la vita con uno sguardo prolungato ben oltre la realtà.
Pedro Cano: Siete e Roma. Roma, Casino dei Principi di Villa Torlonia. Fino al 7/6.
