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Mondo > Medio Oriente

L’Unione Europea sanziona alcuni coloni violenti in Cisgiordania

di Bruno Cantamessa

Bruno Cantamessa Autore Citta Nuova

Stupisce la notizia delle sanzioni dell’Unione Europea, approvate l’11 maggio 2026, contro alcuni coloni israeliani violenti ed arroganti che stanno imperversando in Cisgiordania contro civili palestinesi: cosa è successo per smuovere finalmente l’Europa a prendere posizione?

L’alta rappresentante per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas al vertice dei ministri degli Esteri dell’Ue l’11 maggio 2026. Foto Ansa/EPA/OLIVIER HOSLET

In molti eravamo quasi rassegnati e delusi, anche se indignati: l’Unione Eropea, che ha sanzionato pesantemente la Russia per la guerra in Ucraina, non ha quasi mai puntato il dito nei confronti di Israele. E ciò nonostante gran parte dell’opinione pubblica europea, quella dei cittadini e di molte organizzazioni per i diritti, sia da tempo fortemente contraria al governo israeliano. L’iniziativa europea di base (Iniziativa di Cittadini Europei – Ice) che ha raccolto in 3 mesi un milione di firme in 7 paesi dell’Unione per denunciare e bloccare la collaborazione con Israele è stata stoppata in un battito di ciglia dal veto di alcuni governi, Germania e Italia in prima fila. Inutile protestare che l’Europa sta fornendo armi e supporto a chi vuole sterminare Hamas senza considerare gli effetti collaterali: a Gaza 70 mila morti (numero riconosciuto a gennaio anche dall’Esercito israeliano) per almeno due terzi civili, fra i quali 20 mila bambini. E non ho pronunciato la parola che non si può pronunciare.

Per la Cisgiordania, un esempio recente, per quanto parziale ma significativo e autorevole, è riferito da Unicef, che documenta almeno 70 bambini palestinesi uccisi da esercito e coloni dall’inizio del 2025, in media uno a settimana. L’agenzia Onu pubblica inoltre dati che parlano per la Cisgiordania, nello stesso periodo, di 850 bambini palestinesi feriti, e di 347 in carcere, di cui 184 senza alcuna imputazione. Per i civili adulti, Ocha parla di 50 palestinesi uccisi e 4.618 feriti in 4.575 attacchi, fra ottobre 2023 e dicembre 2025. Data che segna l’inizio di una pesante escalation, come testimoniano numerose fonti attendibili.

La notizia delle sanzioni dell’Unione Europea dell’11 maggio 2026 contro alcuni coloni israeliani violenti ed arroganti che stanno imperversando in Cisgiordania contro civili palestinesi provoca una immediata meraviglia: cosa è successo per smuovere finalmente l’Europa a prendere posizione, anche se – beninteso – si tratta di ben poca cosa rispetto alla quantità e dimensione dei fatti?

Il fatto nuovo è che non c’è più il premier ungherese Viktor Orbán a porre il veto su qualsiasi provvedimento non gradito all’amico “Bibi” Netanyahu, e il nuovo premier Péter Magyar, eletto dagli ungheresi e insediatosi il 9 maggio, non ha voluto seguire le orme del suo predecessore.

Il commento della rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, Kaja Kallas, è stato: «I ministri degli Esteri dell’UE hanno appena dato il via libera a sanzioni contro i coloni israeliani per le violenze contro i palestinesi. Hanno inoltre concordato nuove sanzioni contro figure di spicco di Hamas. Era ora di passare dalla situazione di stallo all’azione concreta».

Che poi, cosa, come e chi hanno sanzionato? Si parla di sette singoli coloni e relative organizzazioni di appartenenza, e di dodici dirigenti di Hamas. La concezione è la stessa di quella precedentemente adottata dall’Unione Europea ad aprile 2024 nei confronti di 4 coloni estremisti (Meir Ettinger, Elisha Yered, Neria Ben Pazi e Yinon Levi), e di due organizzazioni di estrema destra ultrasionista (Lehava e Hilltop Youth). Cito i nomi, perché è giusto documentarsi e capire di quali violenze stiamo parlando.

Calcolando che i coloni illegali in Cisgiordania (incoraggiati dal governo e difesi dall’esercito) sono circa 800 mila, anche se certamente non sono tutti criminali come quelli sanzionati, le sanzioni inflitte dall’Unione non sono certo incisive. Di sicuro non lo sono a livello quantitativo. Le sanzioni consistono nel congelamento di beni, nel divieto di ingresso nel territorio dell’Unione e nella limitazione di rapporti economici.

In termini di diritto internazionale, l’Unione Europea afferma l’illegalità delle colonie israeliane nei territori occupati ma evita di riconoscere la responsabilità di chi sostiene, finanzia e protegge il sistema politico e amministrativo di quelle colonie.

Condivido quanto scriveva nei giorni scorsi Massimo Lensi su Left.it: «Il risultato è una posizione debole, ma non del tutto irrilevante. Debole perché evita accuratamente di colpire il livello statale e governativo. Non irrilevante perché, per la prima volta dopo molti mesi di stallo, l’Unione Europea ammette implicitamente che esiste una responsabilità politica e giuridica legata alla violenza dei coloni e all’occupazione».

Reazioni ultrascontate e direi “manieristiche” quelle di alcuni esponenti del governo israeliano. Una nota dell’ufficio del premier Netanyahu afferma fra l’altro: «Mentre Israele e gli Stati Uniti “fanno il lavoro sporco per l’Europa” combattendo per la civiltà contro i fanatici jihadisti in Iran e altrove, l’Unione Europea ha mostrato la sua bancarotta morale tracciando una falsa simmetria tra i cittadini israeliani e i terroristi di Hamas». Non commento, ma non condivido una sola parola. Beninteso non solo io, che mi rifiuto di essere antisemita.

Il ministro ultra-arci-sionista Ben Gvir ha invece più poeticamente commentato: «Aspettarsi che l’Unione antisemita prenda una decisione morale è come aspettarsi che il sole sorga a occidente». Al ministro Ben Gvir, colono intransigente, per il compleanno hanno recentemente regalato una torta decorata con un cappio, quello con cui impiccare i terroristi di Hamas implicati nel massacro del 7 ottobre 2023.

Personalmente, e mi pare non solo io, preferisco la lungimirante chiarezza di quel granduomo del presidente Mattarella, che in una telefonata molto rispettosa – come è lui – al presidente israeliano Herzog ha detto qualche giorno fa che condanna gli orrori perpetrati da Hamas in Israele, ma che non può tacere di fronte ai «lutti e alle sofferenze indicibili» inflitti alla popolazione civile di Gaza dall’esercito israeliano. E ha criticato la «tempesta di bombardamenti devastanti» che Tel Aviv ha scatenato in Libano.

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