Le incognite di un patto Pd-M5S

Mattarella parla di nuove elezioni senza accordo per il nuovo esecutivo reale e a breve. Decisive le consultazioni di martedì 27 agosto. I partiti annunciano i punti per un patto di governo che suscita tante domande aperte.

Con un breve discorso pronunciato il 22 agosto in prima serata, alle ore 20 dei notiziari televisivi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto che esistono dei tentativi per arrivare ad un nuovo governo in grado di succedere a quello presieduto finora da Giuseppe Conte. I partiti interessati chiedono tempo per verificare tali ipotesi, che sembrano più di una, ma occorrono «decisioni chiare e tempi brevi» per arrivare ad esecutivi non precari o di transizione. Altrimenti l’unica strada che resta aperta è quella del voto anticipato.

La riserva sulla nascita di una maggioranza di governo in Italia si scioglierà probabilmente la prossima settimana, tra il 27 e il 28 agosto.

Due giorni, infatti, a partire dal 21 agosto, sono bastati al Quirinale per rispettare il rito dell’audizioni delle forze parlamentari sulla crisi di governo certificata dalle dimissioni di Giuseppe Conte. Stavolta il centrodestra si è presentato distintamente, lasciando le mani libere a Salvini che ha potuto ribadire l’intenzione di andare al voto nel tempo più breve pur rilanciando l’ipotesi di una possibile ricomposizione del patto di governo con i 5 Stelle.

Presidential consultations on new government kick off

I rappresentanti del movimento fondato da Grillo e Casaleggio, ascoltati per ultimi da Mattarella come partito di maggioranza relativa, hanno esercitato, in tale veste, il diritto di porre 10 condizioni per un eventuale nuovo programma di legislatura.

Precedentemente il Pd ha, prima, approvato all’unanimità nella direzione centrale 5 condizioni per l’alleanza con i 5 Stelle e poi, uscendo dalle stanze del presidente della Repubblica, il segretario Zingaretti ha evidenziato 3 principi “non negoziabili”, rispolverando un termine di solito usato, tra molte polemiche, a proposito delle grandi questioni etiche svincolate dal gioco delle maggioranze.

In una trattativa basata, come sempre, su dichiarazioni e colloqui informali, è fisiologico porre condizioni da entrambe le parti per arrivare ad una mediazione possibile come soluzione comune condivisa. Ma se i concetti base confliggono tra loro è impossibile affrontare la responsabilità di governare un Paese in tempi che si preannunciano incerti e difficili, esponendosi ad una opposizione che si preannuncia particolarmente ostile, non solo in Parlamento ma nelle piazze, perché convinta di rappresentare la maggioranza reale degli italiani.

Senza volersi perdere in dietrologie e nel pessimismo curiale del sospetto («a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina» come ripete un triste mantra), merita porre attenzione al contenuto dei punti evidenziati da entrambe le parti per capirne la sostenibilità.

Anche perché il programma della Lega è stato ribadito senza remore, a partire dall’orgoglio per le misure dei due decreti sicurezza e l’annunciata riforma fiscale con l’introduzione della tassa piatta per tutti (flat tax). Salvini, poi, non smette di sollecitare la base umorale di un nuovo accordo gialloverde prendendo di mira la ex ministro Boschi come esempio di una commistione del Pd con il sistema malato delle banche, sapendo di toccare un argomento sensibile all’umore pentastellato. Per non parlare del continuo riferimento al triste caso di cronaca di Bibbiano, in Emilia, che tocca il punto delicatissimo dei minori, usato come argomento per demonizzare i dem quale partito anti famiglia.

L’asse Pd-M5S deve quindi superare il portato di anni di reciproca disistima, a volte insuperabile in alcuni territori, per poi confrontarsi sul merito delle questioni puntando su ciò che unisce.

La discontinuità in tema di accoglienza e immigrazione chiesta da Zingaretti  comporta una chiarezza all’interno del suo partito dove convivono Pietro Bartolo, noto medico eroe di Lampedusa, e l’ex ministro degli interni Marco Minniti. In cosa consisterà la nuova politica migratoria comune con i 5 stelle?

Altro aspetto decisivo è quello della riduzione del numero dei parlamentari giunto ormai all’ultimo miglio e primo dei 10 punti dei pentastellati. Chi si oppone viene considerato un difensore della casta ma la centralità del Parlamento posta dai dem impone la necessità di ridefinire collegi e legge elettorale per evitare buchi di rappresentanza di alcuni territori ed effetti distorsivi nell’applicazione dell’attuale normativa sulle elezioni. Come se ne esce? E come non tener presente le anomalie costituzionali dell’Italicum, la legge elettorale che doveva associarsi alla riforma costituzionale bocciata dal referendum del 2016? Che sistema si vuole proporre adesso? E in che tempi?

Presidential consultations on new government kick off

Il terzo paletto posto da Zingaretti, come forza politica di minoranza del nuovo governo, è il necessario accordo preventivo sulle misure della manovra economica. Una richiesta ragionevole se si tratta, come già chiesto, di adottare misure redistributive e nuovi investimenti. Quindi niente ricette lacrime e sangue dettate dall’Ue. In che modo? I 10 punti elencati da Di Maio entrano nel dettaglio parlando, ad esempio, di un new deal incentrato su investimenti pubblici in campo ambientale, toccando questioni controverse con il Pd quali le trivelle in mare e gli inceneritori (o termovalorizzatori secondo alcuni). Il M5S, inoltre, punta sul salario minimo, che però vede freddi i sindacati, il taglio del cuneo fiscale, cioè meno tasse sul reddito dei lavoratori, chiodo fisso del centrosinistra, oltre a misure per famiglie, disabili ed emergenza abitativa. In che modo? Domanda che si ripete a proposito del piano di forti investimenti per il Sud con una banca pubblica per gli investimenti. Una parte dei fondi potrebbe venire dal piano di contrasto ai grandi evasori, altro punto che resta tuttavia una misura difficilmente quantificabile nella realtà della sua attuazione. Molto più comprensibile e nodo decisivo con il Pd, la separazione tra banche commerciali e banche di investimento, la riforma chiesta da anni dalla finanza etica per stroncare alla radice le manovre speculative.

Restando sul piano degli investimenti pubblici, il M5S pone una serie di questioni che potrebbero accomunare una parte del Pd e i parlamentari di Leu interessati dal nuovo esecutivo: scuola pubblica, acqua pubblica, sanità e revisione delle concessioni autostradali.

Il riferimento al progetto di autonomia differenziata, inoltre, con una regia diversa da quella della Lega, sembra fugare il timore di esiti separatistici tra Nord e Sud del Paese.

Infine, oltre al dimezzamento dei tempi della giustizia e alla riforma di elezione del Csm, tutto da verificare, spicca il riferimento alla legge sul conflitto di interessi che per decenni è stato il cavallo della battaglia della sinistra contro l’egemonia di Berlusconi nel campo dei media e non solo. La riforma della Rai, invece, con il riferimento obbligato al modello Bbc, tocca il mondo dell’informazione che ha sofferto finora l’attacco dei M5S nel delicato equilibrio tra poteri politici e libertà di informazione.

Molti altri punti (ad esempio il Job act, Tav e grandi opere, politica di difesa e caccia F35 ) sono rimasti fuori dalle priorità di un nuovo accordo di governo, pur essendo altrettanto decisivi e dirimenti. Quelli esposti sembrano, perciò, tali da poter imbastire un nuovo accordo che poi sarà credibile in base ai nomi che verranno indicati come ministri, a partire da chi andrà ad occupare il Viminale, oltre a quello del nuovo presidente del Consiglio, in caso di mancata conferma di Conte.

L’alternativa, come ha ribadito senza mezzi termini Mattarella, restano le elezioni a fine ottobre. Pochi giorni decisivi di una strana estate che volge al temine.

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