È disumana la violenza con cui autorità e militari israeliani hanno agito a Gaza, ma anche in Cisgiordania e Gerusalemme Est, Territori Palestinesi occupati illegalmente da Israele. L’elenco degli orrori comprende tortura, stupro, omicidi, atti inumani, persecuzione, danni fisici e mentali, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In una parola, l’accusa è di “sterminio”. Lo ha scritto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est e Israele, nel quinto Rapporto presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Marcia nazionale per la Palestina, organizzata dalla Palestine Coalition a Londra, nel Regno Unito, il 10 ottobre 2026. Ansa, EPA/NEIL HALL
L’esercito israeliano è il più morale del mondo?
I commissari sottolineano che “le forze israeliane hanno deliberatamente ucciso e inflitto gravi danni fisici e mentali contro i bambini in Cisgiordania – come hanno fatto a Gaza” proprio per la loro età. Secondo il Rapporto dell’Onu, la violenza sessuale è stata usata come arma di guerra per torturare, terrorizzare, umiliare, spiazzare, soggiogare e scacciare la popolazione palestinese dalle proprie terre. Militari e coloni hanno agito insieme per un unico obiettivo, con il sostegno e l’incitamento del governo guidato da Benjamin Netanyahu, che ha lasciato loro mano libera di agire, ma solo contro i palestinesi. Come si legge nel rapporto: “Al personale di sicurezza israeliano è vietato ricorrere alla forza letale contro gli israeliani ebrei”.
“L’uccisione intenzionale e l’infortunio di civili palestinesi e la distruzione di case in Cisgiordania, combinati con la persistente negazione della responsabilità di Israele, fanno parte di una strategia più ampia per sterminare e sostituire i palestinesi e imporre condizioni di vita che non sono vivibili”, ha detto Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione. Non solo Gaza, dunque. Nella Striscia continua intanto il genocidio: dopo il “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025, sono stati uccisi 1.431 palestinesi, di cui almeno 300 bambini e 130 donne, con oltre 5mila feriti.

Il figlio di Akram Yassin e Dena Abu Baker piange sui corpi dei genitori presso l’ospedale Al-Shifa, durante il loro funerale a Gaza, il 20 ottobre 2026. Ansa, EPA/MOHAMMED SABER
Violenze ingiustificate documentate dall’ONU
Le violenze documentate nel Rapporto Onu sono davvero indicibili: non è materiale adatto ai più piccoli e a lettori sensibili. Chi può dovrebbe tuttavia leggere anche le parti più terribili del rapporto, perché bisogna conoscere le violenze commesse contro i palestinesi. Dopo ogni “atto inumano”, il governo israeliano ha tentato di negare o giustificare le azioni dei militari con la menzogna, puntualmente smentita da riprese video, prove satellitari e testimonianze. Il 9 febbraio 2025, per esempio, una donna all’ottavo mese di gravidanza è stata uccisa dai militari israeliani perché “guardava il terreno in modo sospetto”. Si trovava nel campo profughi di Nur Shams, nel nord della Cisgiordania, in Palestina. Nel 2025, due persone della Global Sumud Flotilla hanno subito violenze sessuali, anche con un metal detector nell’ano. In un altro caso, un uomo sieropositivo è stato privato delle medicine, umiliato, picchiato. A un detenuto di Gaza, rinchiuso nella base militare israeliana situata di Sde Teiman, nel deserto del Negev, sono stati “legati i genitali per un periodo prolungato con un laccio di plastica, mentre gli veniva ordinato di urinare. In un altro caso, la vittima è stata stuprata con un bastone, che è stato poi costretta a inserire nella propria bocca fino a provocare il vomito”. Ai detenuti vengono destinate violenze e torture continue, nell’assoluta impunità di chi le commette.
Le testimonianze di soldati israeliani a Gaza, scrivono i commissari, “rivelano una totale indifferenza verso le vite dei palestinesi e una cultura militare in cui questi ultimi vengono disumanizzati ed equiparati a “terroristi”, portando a una banalizzazione dell’uccisione di civili”. Il film Naza ha testimoniato questa indifferenza, facendola conoscere al mondo.

I familiari del giovane palestinese di 20 anni Omar Mohammad Toubasi, ucciso da coloni israeliani, piangono durante il suo funerale nel villaggio di Hajja, a est di Qalqilya in Cisgiordania, il 7 settembre 2026. Secondo il Ministero della Salute, il ventenne è deceduto a causa di una ferita da arma da fuoco alla testa riportata durante l’attacco dei coloni israeliani del 6 settembre. Ansa, EPA/ALAA BADARNEH
Anche in Cisgiordania una “strategia di distruzione totale”
Nel rapporto si legge che già dal 2022 in Cisgiordania erano aumentate le violenze contro i palestinesi, ulteriormente aggravate dopo il 7 ottobre 2023, con l’accusa di sostenere Hamas. Ricordiamo tuttavia che Hamas è presente solo nella Striscia. Del resto, l’organizzazione terroristica era stata finanziata proprio dal presidente israeliano Benjamin Netanyahu per contrastare e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) guidata dal presidente Mahmoud Abbas (noto anche come Abu Mazen), col partito moderato Fatah. Secondo il rapporto dell’Onu, “dall’avvio dell’operazione “Muro di Ferro” (Iron Wall), il 21 gennaio 2025, le forze israeliane hanno fatto un ricorso sempre più frequente agli attacchi aerei, prendendo di mira principalmente campi profughi e aree situate a Jenin, Tulkarm, Tubas e Nablus. L’operazione “Muro di Ferro” segna un cambiamento strategico nelle operazioni militari israeliane in Cisgiordania, orientato alla distruzione su larga scala di abitazioni e infrastrutture palestinesi e lo “sgombero” dei campi profughi”. Vietata la ricostruzione, perché “mette in pericolo i cittadini dello Stato di Israele e le forze militari”. Per la commissione dell’Onu, Israele ha esteso anche alla Cisgiordani “la strategia di distruzione totale” adottata a Gaza: i residenti palestinesi nei campi sono stati uccisi o sfollati e vaste aree sono state rese inabitabili. Ciò ha provocato “il più massiccio sfollamento di palestinesi in Cisgiordania dal 1967”, con oltre 34mila palestinesi che, allo scorso agosto, risultavano ancora sfollati. Quanti hanno provato a tornare alle macerie delle proprie case, sono stati “uccisi o feriti dalle forze israeliane, che hanno dichiarato tali località «zone militari chiuse»”.

Bambini palestinesi nella loro casa distrutta da un attacco aereo israeliano a Gaza, il 20 ottobre 2026. Ansa, EPA/MOHAMMED SABER
Gaza: genocidio, sfollamento e furto di territorio
Secondo la Commissione dell’Onu, “l’uccisione e il ferimento di minori, così come la violenza sessuale e di genere” commessi dai militari israeliani a Gaza rientrano tra gli elementi che dimostrano lo specifico intento delle autorità di Israele “di commettere un genocidio contro i palestinesi”. La linea gialla che delimita il nuovo territorio occupato continua ad estendersi: agli inizio dello scorso settembre le aree controllate da Israele erano arrivate al 60%. Per il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, quello è il “nuovo confine” di Israele. Netanyahu ha invece ordinato all’esercito “di occupare il 70% di Gaza, indicando che l’espansione territoriale continuerà”. Alla linea gialla si aggiunge quella arancione (Orange Line), che include “un ulteriore 11% del territorio di Gaza”.
Il “massimo territorio con il minimo della popolazione”
«L’acquisizione della massima estensione di territorio, riducendo al contempo la popolazione palestinese – in termini di dimensioni, autonomia e sostenibilità – deriva dalle politiche di colonizzazione di Israele e affonda le radici in pratiche e modelli d’azione storici; ciò si traduce in un ricorso eccessivo e discriminatorio alla forza letale, che nel corso delle generazioni ha causato lo sfollamento, il ferimento e l’uccisione di palestinesi», ha affermato il presidente della Commissione Muralidhar. «Tentare di equiparare l’esistenza di uno Stato palestinese a una minaccia per l’esistenza di Israele sta bloccando ogni concreto tentativo di realizzare il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione». Lo slogan “massimo territorio con il minimo della popolazione” racchiude una politica consolidata israeliana. “Funzionari israeliani hanno affermato ripetutamente che la creazione di uno Stato palestinese costituirebbe una minaccia all’esistenza di Israele, equiparando i palestinesi ai nemici dello Stato”. Nel febbraio 2024 “Orit Strock, ministra per gli Insediamenti e i Progetti Nazionali, ha dichiarato che «…non vi sarà mai uno Stato palestinese nella terra di Israele, poiché non esiste un popolo palestinese», aggiungendo che una tale eventualità costituirebbe «una minaccia esistenziale per lo Stato di Israele e per la pace nel mondo»”.
Le accuse all’Autorità Palestinese
Il rapporto dell’Onu critica anche l’Autorità Palestinese, accusandola di aver preso di mira i palestinesi che esprimono opinioni dissenzienti. Giornalisti e difensori dei diritti umani sono stati uccisi o feriti, determinando una progressiva contrazione dello spazio civico. “Nonostante l’aumento del ricorso a una forza non necessaria o sproporzionata a partire dal 7 ottobre 2023, l’Autorità Palestinese non ha condotto indagini efficaci e imparziali sugli episodi di uccisione, né ha garantito rimedi adeguati, compresi risarcimenti economici per le vittime e i loro familiari», ha dichiarato il presidente della commissione Muralidhar.

Bambini partecipano alla Marcia nazionale per la Palestina, organizzata dalla Palestine Coalition a Londra, nel Regno Unito, il 10 ottobre 2026. Ansa, EPA/NEIL HALL
“Israele restituisca i territori occupati ai palestinesi”
Con il premio Nobel per la pace assegnato alla giudice Navi Pillay, la prima ad accusare Israele di genocidio, qualcosa è cambiato a livello internazionale. Prima o poi la popolazione israeliana dovrà fare i conti con le violenze inenarrabili commesse dall’esercito e dai coloni contro i palestinesi. La Commissione, inoltre, chiede a Israele di “porre fine immediatamente all’occupazione illegale del territorio palestinese e rimuovere tutti i coloni e gli insediamenti. In sostanza, Israele dovrebbe restituire tutti i terreni confiscati ai loro proprietari palestinesi”. L’Autorità palestinese, invece, “deve cessare di prendere di mira i difensori dei diritti umani, condurre indagini indipendenti su presunte violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, e fornire rimedi per i danni subiti dalle vittime che sono state uccise o ferite ingiustamente dalle forze di sicurezza palestinesi”.
