La data del 2 settembre è stata scelta come giorno dell’identità di Ceuta perché ricorda il 2 settembre 1415, quando re Giovanni I del Portogallo affidò il governo della città situata in Nord Africa a Pedro de Meneses, nominandolo primo governatore. Ricorda quindi l’instaurazione del primo governo di Ceuta dopo la conquista portoghese. Più di due secoli dopo, nel 1640, quando il Portogallo si separò dal Regno di Spagna, gli abitanti di Ceuta decisero di rimanere sotto la Corona spagnola. Fu una decisione storica che aggiunse alla città il titolo di Fedelissima a quelli di Nobile e Leale che già aveva.
Il 2 settembre 2026, il Giorno di Ceuta è stato celebrato in tutta Spagna. La proposta è partita dalla Federazione spagnola di Comuni e Provincie (Femp) con un appello a riempire le piazze di manifestanti a sostegno a Ceuta. «I comuni spagnoli non possono rimanere inerti di fronte alla situazione che Ceuta e i suoi abitanti stanno vivendo», aveva detto María José García-Pelayo, presidente della federazione. E almeno 260 comuni avevano aderito all’appello, anche se alcune fonti elevano la cifra a oltre mille grandi e piccoli comuni. L’appello di García-Pelayo non aveva una motivazione politica, anzi si trattava di «buon senso, umanità e solidarietà con la città, perché ciò che accade a Ceuta accade anche alla Spagna», in quanto «esiste un sentimento civico che trascende i consigli comunali di qualsiasi affiliazione politica».
Che venisse però politicizzata una grande manifestazione estesa alle piazze di tanti comuni era inevitabile e, a partire dal momento in cui le segreterie del Partito popolare (destra) e di Vox (estrema destra) hanno aderito all’appello, mentre il governo socialista e la segreteria dello Psoe (Partito socialista) sono rimasti in silenzio, la cosa prometteva conflitti. E così è accaduto: in mezzo a folle pacifiche sono spuntati gruppi aggressivi che gridavano slogan contro il governo e insultavano il primo ministro Pedro Sánchez. Alcuni hanno perfino intonato un vecchio inno franchista.
Coloro che si interrogano sull’invasione a Ceuta di luglio sono ancora tanti, sebbene le ricerche svelino ogni volta di più che senza la complicità del Marocco non sarebbe stata possibile. Forse non lo sapremo mai chi sono stati i veri “ideatori” dell’invasione, ma di certo non è stata una vicenda spontanea. Ciò che si sa è che circa 70 mila persone sono state spinte ad attraversare il confine rischiando la vita. Di fatto 82 sono morte nel lato spagnolo e altre 14 nel lato marocchino. Tutte vittime di una manovra che appare pianificata. Gran parte dei migranti è poi tornata volontariamente in Marocco, il che vuol dire che migranti non erano. Almeno 5 mila, se non di più, sono rimasti a Ceuta causando disagio ai residenti e talvolta tensioni e conflitti. Anche gli abitanti di Ceuta sono vittime.
L’ex Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, lo spagnolo Josep Borrell, ha dichiarato a diversi media che l’arrivo massiccio di migranti non può essere interpretato unicamente come un episodio migratorio e indica una possibile azione coordinata: «50 mila o 60 mila persone, suppongo che nessuno le abbia contate, non possono essere tutte concordi nello stesso giorno e alla stessa ora». Ha descritto l’evento come un possibile attacco ibrido contro la Spagna: «Non si tratta di un fenomeno o di un evento che definiamo migrazione di massa. È qualcosa di più». Confrontando l’episodio con altri accaduti in altre frontiere europee, sorge l’impressione che sia ascrivibile al nuovo concetto di guerra ibrida.
Le vittime sarebbero quindi sia i migranti che i cittadini di Ceuta. Per quanto riguarda i responsabili forse un giorno lo scopriremo. Sia se si tratta di interessi geopolitici esterni sia se qualcuno è stato coinvolto all’interno dei confini europei.