In cammino con Chiara un anno dopo

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Pochi giorni addietro, nei palazzi vaticani, è stata registrata un’intervista col segretario di Stato a proposito dell’anniversario, il primo, della morte di Chiara Lubich: i suoi figli spirituali, a partire dalla nuova presidente Voce e dal co-presidente Faletti, la sentono più che mai viva, attiva e vicina, tanto che preferiscono parlare di “partenza per il Cielo” più che di morte (vedi il nostro inserto speciale di 48 pagine). «Dio non si pente mai dei carismi dati alla Chiesa e all’umanità», ha detto il card. Bertone, dopo aver evocato la vicenda del “suo” don Bosco, e la similitudine dei lasciti suo e di Chiara.

In contemporanea, a Gerusalemme si teneva un non facile simposio ebraico-cristiano promosso dai Focolari. Il rabbino di Ginevra, rabbi Marc Raphaël Guedj, ha commosso i presenti: «Chiara, pur rimanendo perfettamente nella sua Chiesa, era al di là dell’istituzione. Era capace di perforare il soffitto dell’istituzione per venire verso di noi, verso fedeli di altre religioni». E Izzidine Ezir, imam di Firenze, ha così dichiarato poche settimane addietro: «Chiara ci ha mostrato che con un incrollabile amore per Dio e per i fratelli si può giungere alla vera fraternità universale».

Tre commenti espressi da autorevoli esponenti delle religioni monoteiste nate sulle rive del Mediterraneo da civiltà che fanno fatica a capirsi, ma ancor più a distinguersi tra di loro: li riportiamo perché, a un anno di distanza dal 14 marzo 2008, la figura di Chiara emerge – dolcemente ma sicuramente – come una personalità portatrice d’un carisma che unisce, che traccia nel diario quotidiano della Chiesa e dell’umanità dei trattini di congiunzione, e non punteggiature che dividono.

 

Un’ulteriore conferma a questa universalità di Chiara, l’ennesima, viene da voi, carissime lettrici e carissimi lettori. Sì, perché in redazione stiamo assistendo a una crescita costante delle vostre lettere, delle vostre telefonate, dei vostri messaggi di posta elettronica. A proposito di Chiara e della sua opera, ovviamente, ma anche dei tanti argomenti – molto spesso scottanti – che trattiamo sulle nostre colonne. Ebbene, più che nel passato queste vostre missive contengono non solo elogi, ma anche critiche, talvolta pungenti, su articoli, copertine, idee, foto. Tali appunti, tuttavia, sono quasi sempre espressi in modo garbato, accompagnati da espressioni quali «con immutati stima e affetto», oppure «continuando sulla strada della fraternità». Cose così.

La sequenza di messaggi forse più sorprendente c’è giunta l’altro giorno in redazione, nello spazio di un quarto d’ora appena: un’email ci faceva troppo di sinistra, una telefonata al contrario troppo di destra, mentre una lettera ci rimproverava di dimenticare il centro! Ciliegina sulla torta: una lettrice si scusava di aver ritardato di qualche giorno il versamento della quota del suo abbonamento, commentando: «Città nuova è la rivista più equilibrata che conosca, perciò non posso farne a meno».

 

Che dire? Che il carisma di Chiara non cessa di attirare gente di tutti i tipi, superando ogni sorta di barriera, riunendo persone che altrimenti non starebbero certo assieme. Sempre al simposio di Gerusalemme, un rabbino sudamericano confessava: «Con voi riusciamo a stare assieme ebrei ortodossi e riformati. Questa è un’opera del Cielo, non di semplici sforzi umani».

Un carisma “nato dal Vangelo”, dunque. Lo sappiamo, il Vangelo è un testo estremamente scomodo con le sue affermazioni senza mezze misure, con il forte e indiscutibile primato dato all’amore, virtù delle virtù, amore scomodo quando si radica sulla croce (leggete a questo proposito l’editoriale di Piero Coda a p. 12). Un carisma che attira e continua a unire, ancora e di più. Paradossalmente – i carismi hanno sempre una dose di paradosso – attira anche gente che non ha messo Dio al centro della propria vita, ma la persona umana. E che, comunque, condividono certi valori evangelici.

A questo carisma di unità i Focolari, e quindi Città nuova, vogliono restare fedeli. A tutti i costi, con il concorso della comunità dei suoi attenti, scrupolosi, inflessibili e appassionati lettori.

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