Quasi 40 anni fa, Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, consegnava ai giovani del Movimento una visione che non ha perso nulla della sua forza: vivere per qualcosa di grande, seminare fraternità, costruire un mondo unito partendo dai propri territori. Oggi, quell’eredità assume una forma nuova e concreta. Si chiama Time to Change.
1987: un’intuizione che non invecchia
Era il 1987. A Roma si teneva il Supercongresso Gen3[1], uno dei grandi eventi internazionali del Movimento dei Focolari che riuniva un migliaio di giovani da ogni parte del mondo. In quell’occasione, un gruppo di gen 3 brasiliani rivolse a Chiara Lubich una domanda diretta e carica di attesa: «Come vedi oggi la terza generazione e soprattutto il Movimento Ragazzi per l’unità? Cosa dobbiamo fare per rispondere alle aspettative tue e di Maria (la Madonna, ndr)?».
La risposta di Chiara Lubich non fu un programma né una strategia: fu una visione antropologica. Disse loro che i ragazzi, immersi nel consumismo e nel materialismo dilaganti, hanno bisogno di respirare un’aria pulita. Ma non basta. Accanto a questo bisogno di purezza e di bellezza relazionale, Chiara indicò un secondo elemento ancora più profondo: i giovani hanno bisogno di un ideale per cui vivere. «Proponendo i ‘sentieri’ per arrivare al mondo unito – disse – proponete grandi ideali: proponete a questi ragazzi di vivere per qualcosa di grande, e così sono contenti e vi seguono».
Quella risposta conteneva già, in nuce, l’intero orizzonte educativo che oggi anima Time to Change. Chiara intuiva qualcosa che la ricerca sulla motivazione degli adolescenti ha poi ampiamente confermato[2]: i giovani non si entusiasmano per i doveri, ma per i sogni condivisi. Non cercano compiti da svolgere, ma cause in cui riconoscersi. Non vogliono essere gestiti, ma coinvolti. E soprattutto, come lei amava ricordare, vogliono essere protagonisti, non spettatori.
Da allora, i sentieri colorati per un mondo unito, percorsi tematici che toccano la giustizia, la pace, la cura dell’ambiente, la fraternità tra i popoli, sono diventati lo strumento privilegiato del Movimento Ragazzi per l’unità per accompagnare le nuove generazioni. Time to Change li eredita e li reinterpreta nel contesto di oggi: non come un curriculum da seguire, ma come un invito a uscire da se stessi e a incontrare il mondo.
Un progetto che nasce dal basso
Il seme è stato gettato nel 2024, al termine del Congresso Gen3 Italia. Alla fine di quei giorni di condivisione, alcuni giovani hanno chiesto agli adulti che li accompagnavano di non fermarsi lì: volevano continuare a vivere quell’esperienza, incontrare altri ragazzi al di là dei propri confini territoriali, costruire qualcosa che avesse il sapore di una speranza nuova. Da quel desiderio semplice e concreto è nato il progetto Time to Change (TTC), un percorso pensato per i teenagers del Movimento dei Focolari tra i 12 e i 17 anni, aperto però a chiunque voglia fare propria la sfida di trasformare il proprio territorio attraverso gesti concreti di fraternità. Ciò che rende TTC diverso da tanti altri progetti giovanili è proprio la sua origine: non nasce da un piano elaborato in ufficio, ma dalla vita stessa dei ragazzi. È costruito passo dopo passo insieme ad assistenti, educatori, insegnanti e comunità locali, con un obiettivo dichiarato: creare reti di fraternità a partire dai luoghi in cui i giovani abitano, studiano e crescono. Il progetto si muove intorno a tre verbi essenziali: vedere, sentire, agire, che corrispondono a tre atteggiamenti profondi: prestare attenzione ai bisogni di chi ci è accanto, lasciarsi toccare da ciò che si vede e poi mettersi in gioco senza paura, facendosi toccare dalle ferite dell’altro. Non si tratta di volontariato in senso tradizionale, ma di un’educazione all’incontro che trasforma chi incontra.
I numeri di una comunità in cammino
I risultati, a pochi mesi dall’avvio, parlano da soli: oltre 100 squadre iscritte, circa 1.300 ragazzi e 240 adulti coinvolti in tutta Italia e oltre confine. Scuole, parrocchie, associazioni sportive e realtà del terzo settore hanno risposto all’appello. Il progetto è stato presentato su TV2000 e al responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della CEI: segno che qualcosa di significativo sta accadendo. Le azioni realizzate dalle squadre mostrano tre pilastri ricorrenti. Il primo è l’incontro intergenerazionale: giovani che portano energia e presenza nelle case di riposo, nelle mense per i poveri, nei luoghi dove la solitudine è di casa. Il secondo è la trasformazione dei luoghi di sofferenza: come nel Friuli, dove bambini e ragazzi hanno fatto della natura uno spazio terapeutico aperto anche ai bambini di Gaza, in un gesto che unisce creatività e solidarietà internazionale. Il terzo è il superamento dei pregiudizi: perché la convivenza pratica, come ricordano i ragazzi stessi, abbatte le barriere molto più velocemente di qualsiasi discorso teorico.
Una storia dall’Albania
Tra le molte storie che arrivano dai territori, quella di J., 12 anni, colpisce per la sua semplicità disarmante. Nel cortile della scuola, un giorno, ha detto alla sua amica musulmana: «Quando suonano le campane, io sono contenta perché sono cristiana. E quando l’imam prega ad alta voce, sto in silenzio, perché so che lui prega». Un gesto piccolo, quasi impercettibile. Ma è esattamente questo il cuore di Time to Change: la pace non si costruisce nei grandi discorsi, ma in quei momenti quotidiani in cui si sceglie di rispettare l’altro, di stargli vicino. Dall’Albania arriva anche il racconto di un pomeriggio in focolare (casa dove vivono i consacrati del Movmento, ndr) con un gruppo di adolescenti: al termine dell’incontro, una ragazza ha scritto «Ho trovato nuove amicizie». Un’altra ha raccontato: «Un giorno che non vorrei finisse mai». E i genitori, a casa, notano qualcosa di diverso nei loro figli. Sono queste le trasformazioni silenziose che il progetto intende coltivare.
Verso l’Expo-Fest del 6–7 giugno 2026
Il percorso di questo primo anno convergerà nell’Expo-Fest del 6 e 7 giugno 2026: un evento pensato «da vivere più che da guardare», come amano dire gli organizzatori. Non una semplice celebrazione, ma un momento di condivisione delle esperienze, di presentazione delle azioni realizzate, di incontro tra chi ha percorso questo cammino da città e paesi diversi. Una giuria valuterà i percorsi compiuti, ma l’obiettivo vero è un altro: mostrare che è possibile costruire comunità, che la solidarietà non è solo dare ma «saper stare con» — oltre l’età, oltre il dolore, oltre le differenze. L’Expo-Fest non è però un punto di arrivo. È, nelle intenzioni di chi ha ideato TTC, soltanto «una delle prime tappe per spiccare il volo». Perché il progetto nasce per durare, per moltiplicarsi, per coinvolgere altre scuole, altre parrocchie, altri ragazzi che stanno aspettando, forse senza saperlo, qualcuno che li inviti a vivere per qualcosa di grande.
C’è bisogno di tutti, perché «un progetto che cresce ha bisogno di mani, cuore e competenze», scrivono i promotori. Per saperne di più o coinvolgere la propria comunità: timetochangeproject.org
[1] I Gen3 (Generazione 3) sono i giovani dai 12 ai 17 anni che aderiscono al Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich nel 1943. Il nome richiama la terza generazione del Movimento: dopo i fondatori e i loro più stretti collaboratori (Gen1) e i giovani adulti (Gen2), i Gen3 sono chiamati a incarnare nella vita quotidiana, a scuola, in famiglia, nello sport, i valori della fraternità universale e dell’unità.
[2] E. L. Deci, R. M. Ryan, Self-Determination and Intrinsic Motivation in Human Behavior, Plenum Press, New York 1985. La teoria distingue tra motivazione estrinseca, agire per obbligo o pressione esterna, e motivazione intrinseca, alimentata dal senso di autonomia, competenza e appartenenza a qualcosa di più grande di sé.