Una economia profetica oggi

Dal 2 al 4 novembre è in programma Prophetic economy, un grande evento internazionale rivolto al futuro delle persone e della nostra casa comune. Nostra intervista all’economista Luigino Bruni

Sono decine le realtà, locali e internazionali, protagoniste di un grande incontro Prophetic economy che si svolge a Castel Gandolfo, alle porte di Roma, proposto originariamente da 7 soggetti : Comunità Papa Giovanni XXIII, Nomadelfia, Movimento globale cattolico del clima, Movimento ATD Quarto Mondo, Associazione Mondo di Comunità e Famiglia, l’iniziativa SlotMob e il Movimento dei Focolari con le sue iniziative Economia di Comunione e Teens for Unity.

Città Nuova ne ha parlato diffusamente sul numero di ottobre 2018 a partire da un lungo colloquio con Luigino Bruni, noto economista che insegna all’Università Lumsa di Roma e all’Istituto universitario di Sophia a Loppiano, Firenze, nonché referente internazionale del sistema Economia di Comunione. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervista.

Qual è il senso della proposta Prophetic economy?
Non nasce come desiderio di creare una nuova proposta economica che appaghi il desiderio di novità fine a sé stessa o utopica. L’idea ha una sua origine nel lavoro e nei dialoghi sulla profezia nella Bibbia. La profezia si conosce poco, in genere si pensa sia legata a cose e persone un po’ eccezionali o strane, a dei veggenti o visionari. Invece nella Bibbia la profezia è un bene comune globale dell’umanità, è un global common, come direbbero gli economisti, perché rappresenta un contributo necessario al bene comune. Se non hai profeti nella comunità resta solo il nudo potere, se non hai la profezia che ti indica il limite e la vulnerabilità dei potenti, hai solo l’esercizio dell’autorità senza nessuna attenzione agli ultimi e agli scartati. La profezia ha avuto nel popolo di Israele una stagione immensa, perché per almeno cinque secoli il popolo ebraico ha avuto una concentrazione straordinaria di profeti, degli autentici geni che da Samuele fino ad Isaia, Geremia, Ezechiele e ai profeti post-esilici hanno raggiunto vette della spiritualità umana. Gesù per dire l’eredità del suo popolo parla di “Legge e Profeti”, le due colonne di tutto l’edificio religioso e etico dell’Alleanza e della Promessa. Se non avessimo avuto i profeti la novità religiosa e civile di Israele sarebbe stata riassorbita nei culti mediorientali. Sono stati i profeti a tener viva la Legge (Torah) e salvaguardare la diversità di YHWH rispetto ai molti dei e ai moltissimi idoli. Ieri, e oggi, nelle nostre religioni e società.

Oggi cosa significa?
La profezia c’è sempre stata nell’umanità. Nella Bibbia, il profetismo fa parte delle esperienze umane fondamentali. Esistevano comunità intere di profeti (vedi le storie di Saul e Davide nei Libri di Samuele, o la storia di Elia). Una realtà che somiglia e si sovrappone alla profezia è quella artistica: i poeti, gli scrittori, ma anche alcuni filosofi, sono parte di questo profilo profetico della vita, in quanto hanno la percezione di ciò che non è visibile agli occhi di tutti, perché hanno una vocazione e ascoltano una voce interiore, che alcuni chiamano Dio, altri non le danno nome, ma sanno che esiste. Hanno quindi una dimensione di obbedienza a qualcosa che non è legato ad incentivi, al potere, ma al “cuore”. Se non hai persone con vocazioni, le comunità si spengono. Il profeta è qualcuno che ha ricevuto una vocazione, con alcune sue note specifiche (attenzione alla giustizia, ai poveri, il non interesse per il successo, la lotta alle idolatrie e ai falsi profeti …).

Esistono figure laiche di questo genere?
Penso, ad esempio, a Pasolini sul consumismo degli “Scritti Corsari” e delle “Lettere Luterane”. Egli anticipa negli anni Settanta le idee sul cedimento culturale al consumismo, quando afferma che il fascismo è rimasto in superficie ed anche il comunismo, perché ciò che entra nel cuore è il consumismo. Intuisce le motivazioni profonde del carattere devastante del consumismo molto prima dei papi. Questo perché la profezia è un dono di bene comune, è per tutti ed eccede la comunità che lo genera.

Altre figure profetiche nel momento presente?
Un esempio contemporaneo può essere Yunus. Ma preferirei non fare nomi perché altrimenti potrebbe sembrare che la profezia appartenga solo a persone straordinarie. La profezia è anche popolare. Nella Bibbia ci sono profeti come, addirittura, l’asina di Balaam che parla e profetizza e vede un angelo che il profeta che la cavalca non vede (molto bello questo episodio), molte donne e molti fanciulli (molti profeti vengono chiamati da ragazzi: attenzione a questo nelle nostre famiglie). Oggi tanti profeti si trovano nelle periferie, si trovano tra gli scarti della città, e fanno rivivere l’esperienza di Geremia che ricevette l’ordine di andare nella discarica del paese e là profetizzare in mezzo ai “cocci rotti”.

Il papa, citando don Primo Mazzolari, ha detto che oggi i destini del mondo si decidono nelle periferie…
È nelle periferie che si impara a risorgere! La figura eccezionale, infatti, è la punta dell’iceberg della profezia, che è diffusa fra le persone, soprattutto gli ultimi. Ho sentito parole profetiche pronunciate da analfabeti, da bambini, da carcerati, moltissime da vecchi e vecchi negli ultimi giorni della loro vita.

Come ci si pone di fronte alla profezia secolare del comunismo?
La grande profezia collettiva del secolo precedente che ha avuto un seguito ed una adesione popolare (penso al socialismo), e in quanto tale è stato una grande attesa profetica di un rivolgimento epocale che doveva esserci, soprattutto se si pensa ai movimenti alimentati dal pensiero utopico. Le profezie del secolo scorso sono state anche i molti carismi nati soprattutto dentro le chiese. Io leggo i carismi del periodo cristiano come una continuazione del profilo profetico della Bibbia. Per capire Francesco, o per capire Chiara Lubich, devi conoscere e capire Geremia ed Ezechiele. Questi fondatori hanno seguito un carisma, il quale si può definire come “un già che indica un non ancora”. Sta qui la differenza tra profezia e utopia che è solo “non ancora” senza un “già”. La profezia inizia subito, mostra un luogo concreto, ma mentre lo mostra ci dice: «Non è tutto qui, questo è solo l’inizio». La profezia si muove tra l’inizio e la fine (eskaton). Quando le comunità carismatiche si accontentano del già, o del “già stato” e iniziano a cedere alla nostalgia (la nostalgia è sentimento individuale, quando diventa collettiva si trasforma in mostro), comincia il declino. Ed è per questo motivo che per parlare di Prophetic economy abbiamo fatto il concorso di pratiche profetiche (solo la profezia ha pratiche, l’utopia non ce l’ha), perché i profeti parlano anche con i gesti, non solo con le parole.

Però potrebbero essere pratiche minime, esiziali.
Sì, però bisogna tener conto che il grande segno profetico di Isaia è un bambino (l’Emmanuel), o un insignificante germoglio di albero troncato dove rispunta un filo d’erba. La profezia è legata al concetto di essere sale, lievito della comunità. Quando la Chiesa e la comunità si dimenticano questo e cominciano ad associare la profezia all’essere tanti e numerosi, evidentemente la deformano. La profezia ti ricorda il piccolo, il minimo, non tanto il potente, il grande. Allora noi in questa iniziativa, che non è un convegno ma un processo, seguiamo l’invito di papa Francesco ad attivare processi e non occupare spazi – mettere al mondo un bambino è dare priorità al tempo sullo spazio. Questo momento sarà un detonatore per lanciare la Prophetic economy, almeno lo speriamo.

Com’è nata l’idea?
L’idea è stata lanciata a Loppiano Lab del 2017 e l’ispirazione per questo incontro nasce da altri percorsi come quello ecumenico di “Insieme per l’Europa”. La Prophetic economy nasce per mettere insieme realtà analoghe per dimensione e per visione profetica al fine di affrontare la situazione in cui ci troviamo nel momento attuale di crisi strutturale a 10 anni da Lehman Brother. Insieme per, non insieme e basta.

Che forza può avere la profezia?
Il principio dell’Evangelii Gaudium, “ il tempo è superiore allo spazio”, è molto forte anche nella profezia. La profezia non occupa nessuno spazio, anzi lo libera in quanto i profeti non diventano importanti, potenti, non comandano nulla e niente, ma attivano processi, liberando spazi per il futuro. Questo principio del papa quindi è particolarmente vero quando hai a che fare con i profeti. Il convegno farà, quindi, vedere qualcosa che comincia, che c’è già, che non è utopico, ma che si proietta verso un oltre; e quindi questa esperienza sarà positiva se dai 42/44 partner attuali che hanno aderito, diventeranno 100 o 200. Ma questo non per essere tanti, ma per contagiare, come il sale (anche il sale e il lievito hanno bisogno di una massa critica, fosse anche il “quanto basta” delle ricette).

Quale sarà la progettualità? Come va avanti questo percorso?
Il concorso che abbiamo lanciato per la Prophetic economy, ha ricevuto 135 candidature. Si va dall’ecologia, all’esperienza dei motori di ricerca alternativi a Google, insomma proposte molto diverse fra loro. La sfida sarà far conoscere queste realtà e sperare che si attivino, germinino e non siano solo un enorme contenitore. Questo spazio sarà aperto alle contaminazioni reciproche, facendo in modo che tutte queste esperienze si possano presentare in vari luoghi, e la gente si possa mettere insieme spontaneamente e far scattare qualcosa. Se questo succederà, si andrà avanti, altrimenti no, perché questo è un processo costruito sul dono degli altri e nessun singolo ci guadagna niente.

Resta il fatto che è una grande pretesa mettere assieme profezia ed economia…
La profezia parla di tantissime cose, di politica, di religione, di guerra, ma parla anche di economia, quindi abbiamo sentito il bisogno di mettere assieme le esperienze profetiche che toccano l’ambito economico. Un incontro fondamentale per la nascita di questa idea è stato quello avuto con il movimento “ATD Quarto Mondo”, avvenuto qualche anno fa. Ascoltando raccontare l’esperienza di vita del fondatore, padre Joseph Wresinski, polacco che viveva in Francia, rimasi colpito dalla sua intuizione: lui appena leggeva sul giornale o sentiva alla radio che c’era qualcuno nel mondo che lavorava con i poveri, prendeva l’aereo e lo andava a trovare. Questo perché diceva che chi lavora con i poveri è in pericolo di vita, perché si mette contro tutti e quindi ci dobbiamo mettere tutti insieme a lui. Padre Joseph aveva creato questa rete mondiale di realtà che lavoravano con i poveri veri, e dissi: «Perché non possiamo fare anche noi qualcosa di analogo, di trovarci reciprocamente fra quelli che hanno a cuore un’economia che metta al centro le povertà, com’è l’economia di comunione?».  A volte ci dimentichiamo del motivo per cui è nata, ma io non mi posso dimenticare, perché Chiara Lubich mi diceva spesso “Luigino, studia, studia, ma ricordati che ho fatto nascere l’economia di comunione per i poveri”.

Non è, infatti, un’associazione per imprenditori benefattori…
… e neanche per scrivere libri di teoria economica. Tutto questo serve, se non si dimentica il fine ultimo, se il mezzo non diventa il fine. Quindi, questo incontro con lui è stato un incontro importante, poi ci siamo messi insieme a Nomadelfia, Comunità Giovanni XXIII, il movimento Laudato si’ per il disinvestimento, Comunità Mondo Famiglia (Villa Pizzoni), che sono realtà che hanno a cuore questa dimensione profetica dell’economia, e in modo tutto speciale i “ragazzi per l’unità”. All’inizio la nostra idea era di invitare i politici europei, quelli che volevano, ma un giorno abbiamo detto che in questo primo grande evento avrebbero parlato i bambini, perché la profezia ha come simbolo il bambino, l’Emanuele di Isaia, e perché tu non cambi l’economia di oggi se non fai un grande progetto educativo con le giovani generazioni. Abbiamo, quindi, preferito iniziare invitando 150 ragazzi, che saranno parte del convegno. Abbiamo fatto due incontri di preparazione con loro, alla pari, ed abbiamo convenuto con gli altri che se invitiamo i ragazzi e facciamo un convegno con loro, è necessario fare un convegno alla pari. Perché il ragazzo non ha solo l’esperienza personale, ma ha un pensiero sul mondo, che dice a parole sue, lo dice con il linguaggio della sua generazione, ma non è un cretino in attesa di diventare adulto, perché i ragazzi vivono, agiscono e pensano il mondo. Quindi ci siamo detti di ascoltare quello che loro pensano sull’ecologia, sulla povertà e sull’economia. Abbiamo fatto, di conseguenza, un incontro molto importante qualche mese fa a Castel Gandolfo con 30 persone, 15 adulti e 15 ragazzi, dove ci siamo divisi in equipe di lavoro in base agli ambiti. I ragazzi hanno fatto cose splendide sull’ecologia, l’ambiente, gli animali, le povertà, la geopolitica, le armi, perché loro studiano ed hanno delle visioni, che spesso il mondo adulto non considera come pensiero importante, quindi si perde un punto di vista fondamentale per il bene comune, che è il loro. I ragazzi e i bambini hanno un pensiero sul mondo, ma non sempre riescono a dircelo. Noi preferiamo far fare loro canzoni e scenette, e non li ascoltiamo: vedono la natura, gli animali, le persone, i poveri diversamente da noi. Il pensiero ragazzo è stato il grande assente dalla politica e dalla società fino ad oggi. Il nostro tempo da una parte esalta i bambini, trasformandoli spesso in nuovi idoli (in mancanza di un Dio vero ce ne inventiamo di nuovi), ma non ascolta fino in fondo il loro punto di vista sul mondo.

Quindi come è strutturato questo incontro sulla Prophetic Economy?
Parleranno i professori, come Jeffrey Sachs, Vandana Shiva, e testimoni “change makers” come Carlo Petrini e Felix Finkbeiner, un giovane che quando aveva nove anni sentì una vocazione a piantare alberi, e in 10 anni ne ha piantati milioni, per salvare il pianeta che gli adulti hanno ferito. E parleranno i ragazzi, tutti insieme, sugli stessi tavoli. Tutti insieme e, questa, sarà una sfida. L’altra sfida sarà dare un protagonismo anche ai poveri, seguendo l’esperienza del movimento “ATD Quarto Mondo”. Jean Tonglet, rappresentante per l’Italia del movimento, diceva che quando si fa un convegno sulle povertà c’è quasi sempre il politico, spesso l’esperto, qualche volta l’uomo d’azione, non c’è mai il povero. Se c’è, racconta l’esperienza. Invece il povero ha un pensiero sulla povertà, ma non ne parla mai, perché parla poco la lingua italiana, è sdentato, non è capace di argomentare come il politico, tranne se si costruiscono delle regole comuni con cui far entrare il povero nel convegno, in modo che sia rispettato e messo in condizioni di sentirsi libero di esprimersi. Noi avremo dei momenti dove persone che vivono realmente nelle periferie, in condizioni di estrema povertà, che dicono la loro sulla politica, ed in questo caso sull’economia.

Ma sulle leve fondamentali economiche e le contraddizioni attuali, come potrà incidere la Prophetic economy?
La Bibbia, che non è l’unico luogo in cui cercare, ma dove c’è molta profezia, se si guarda come incidevano i profeti sulla politica, era con la critica sistematica ai potenti, che spesso ha provocato una loro morte violenta. Questo perché il profeta è un uomo dell’insuccesso. Perché non è un ruffiano come i falsi profeti. Quindi la profezia è sovversiva e svolge il proprio compito quanto dice cose scomode ai potenti. La profezia fa il suo mestiere gridando le cose, ricordandole. Durante l’incontro della Prophetic Economy è previsto un momento pubblico con un cash-mob elaborato sabato pomeriggio 3 novembre. Vorremmo anche un’azione la sera alla stazione di Roma Ostiense ed a Roma Tiburtina con chi vive per strada, per fargli semplicemente compagnia, condividere con loro la vita, il pane. Se funzionerà dipenderà da cosa accade con questo contatto umano, se scatta una reazione. Questo è una sorpresa, perché non è un progetto controllato a tavolino. Si mette in moto qualcosa. Quindi l’idea è quella di fare dei gesti, perché una delle dimensioni profetiche è quella di compiere dei gesti.

Quale è un gesto profetico necessario per l’attuale situazione in Italia?
Il lavoro per un’economia disarmata fatto in questi anni, il movimento Slot Mob, sono gesti profetici. Si pensi ad Isaia ed alla sua pagina profetica sul «trasformeranno le loro lance in aratri e le loro spade in vomeri». Non a caso è la frase messa sul muro del palazzo dell’Onu di New York. Proprio questa frase di Isaia potrebbe essere il motto per la riconversione dell’industria di guerra.

E non bisogna soltanto ribaltare la logica del voto con il portafoglio, che viene anche abusata, perché, come ha scritto, l’economia deve riconoscere anche la dimensione del potere?
Infatti, con la logica del voto con il portafoglio non si può agire nei settori dove non si ha il consumo diretto. Le armi, ad esempio, sono uno di quei settori. Sicuramente questo è un gesto meritorio, ma oggi dovremmo provare a fare molto di più. Si pensi al brano di Ruth, che era una straniera alla quale il popolo di Israele permise di raccogliere nei campi, di spigolare. Oggi non lo facciamo più, l’accoglienza dello straniero, oggi in Italia, manca di gesti profetici in tal senso. Sul tema dell’immigrazione, la realpolitik senza la profezia, che è sempre esagerata e di parte, non si riesce a trovare una posizione di equilibrio fra le due posizioni. In questo caso, il profeta che si autolimita e non svolge il suo compito, non contribuisce a creare un equilibrio.

Profezia e apocalisse procedono assieme?
Davanti al crollo dell’impero romano, S. Agostino diceva che sta crollando un mondo perché ne sta nascendo un altro, quello cristiano. Qualcosa di simile faceva in quei secoli San Benedetto. Oggi bisogna mettere insieme l’apocalisse con l’ottimismo antropologico. Perché, alla fine questo mondo chi l’ha fatto? La visione negativa dell’umanità dimentica lo sguardo meravigliato dell’umanesimo biblico, della straordinarietà degli esseri umani, nonostante tutti i problemi. Prima di essere Caino, siamo Adamo, che è una cosa meravigliosa. Oggi non dobbiamo perdere questo sguardo sul futuro, l’Apocalisse, ma non dobbiamo dimenticare neanche lo sguardo di Adamo nella Genesi. «L’uomo è diverso», diceva don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia. La profezia deve ricordarci che possiamo costruire mille macchine e robot ma nessuno può avvicinare la grandezza spirituale di un essere umano, di un bambino.

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