Dentro ai guantoni solo la vita

La storia di un pugile, diviso tra i combattimenti sul ring e la mano tesa ad aiutare chi è andato al tappeto.
Simone Rossetto
La sfida comincia presto, ogni mattina alle sei, quando il cielo ha il colore dell’alba e il richiamo della sveglia evoca il suono della campana che porta i pugili al centro del ring. La vita di Simone Rossetto, 28 anni, da Arenzano in provincia di Genova, è scritta con l’inchiostro del coraggio e il tratto di una calligrafia che è tipica di tutte quelle persone che ogni mattina si alzano con la voglia di combattere per un ideale.

 

Il desiderio è quello di mettersi al servizio di quelli che si suole definire “più sfortunati”, con il vigore di chi vive una passione nobile, magica e forse mai spiegabile a parole: quella per lo sport. Sì, perché Simone non è solo un pugile alle soglie del professionismo della categoria pesi medi (75 kg); tolti i guantoni gestisce e coordina le attività della onlus Rinascita vita, realtà socio-sanitaria attiva dal 1995. La struttura, che opera nel quartiere Pegli, alla periferia occidentale di Genova, si occupa del trattamento e della riabilitazione di pazienti in stato post-comatoso, che a causa di gravi incidenti hanno subito danni cerebrali e motori.

 

«Quando due pugili salgono sul ring – spiega Simone – sanno che l’etimologia della parola dolore deve essere intesa nel senso più alto. La capacità di convivere con il malessere, con la paura di una persona che ti vuole picchiare, ti porta a vivere uno stato primitivo, fatto di puro istinto, dove è necessario reagire con coraggio».

Così il pensiero di Simone, allenato da Salvatore Fazio con la supervisione tecnica di Enzo Celano, mentore e titolare della Celano boxe, aggancia immediatamente la realtà vissuta quotidianamente in Rinascita vita. «In entrambe le situazioni vengono messi in gioco degli istinti. I miei pazienti, dopo aver subito gravi traumi ritornano bambini e se possono si riaggrappano alla vita con tutte e due le mani. Nel corso dell’esistenza di ognuno di noi, sono poche quelle situazioni che ci riportano a vivere uno stadio primordiale, dove siamo chiamati a reagire, anche se non abbiamo la testa e le capacità necessarie. Un incontro sul ring e le conseguenze dello stato post-comatoso sono due validi esempi».

 

Un pugile che si confronta quotidianamente con le difficoltà di tante persone che si rialzano dopo essere andate al tappeto. Sono le tessere di un mosaico originale, composto sulle indelebili parole di una frase volta a suggerire che: «Un uomo con un grande coraggio, qualsiasi sia la sua condizione, è già mezzo pugile».

Storie di vita che si incrociano come i guantoni sul ring prima di un combattimento e che Simone conosce bene, grazie alla sua esperienza come educatore, iniziata presto, durante gli anni di frequenza del liceo socio-psicopedagogico a indirizzo sanitario. «Ho cominciato a diciassette anni, seguendo dal punto di vista motorio i bambini sordomuti e lì ho sentito che il mondo delle problematiche sociali mi affascinava. In seguito ho lavorato all’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), prima come volontario e poi come educatore domiciliare».

 

Un’esperienza professionale che unita alla pratica sportiva ricca di risultati (Simone è il quarto pugile italiano della categoria pesi medi), ha creato in Rinascita vita un’opportunità unica: usare la boxe come metodo di riabilitazione funzionale. «È successo tutto per caso – spiega Simone con una punta di emotività –. Io e Marco facevamo boxe insieme, finché un grave incidente gli ha causato un trauma all’emilato destro. In queste situazioni, quando una persona diventa disabile, si avverte in maniera pesante la mancanza di un ruolo, di un obiettivo. Così ho deciso di provare. Il risultato è che quando Marco indossa i guantoni, riesce ad affrontare dei movimenti che con la normale fisioterapia non mette in atto». 

 

Un frammento di vita che sembra concretizzare alla perfezione una celebre frase del grande Muhammad Ali, modello e fonte di ispirazione per Simone: «I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione, dove la volontà è più forte dell’abilità».

Perché non c’è nulla di male nel cadere a tappeto, l’importante è non rimanere per terra.

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