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Persona e famiglia > Lo sport del lunedì

La terza Champions di Enrique: PSG ancora campione

di Noemi Di Benedetto

- Fonte: Città Nuova

Il regno di Luis Enrique continua: il club parigino ha la meglio ai rigori dopo una finale tesissima contro l’Arsenal e, di nuovo, sale sul tetto d’Europa per il secondo anno di fila

Il PSG festeggia con i tifosi durante lo spettacolo celebrativo per la vittoria al Parc des Princes di Parigi, Francia, il 31 maggio 2026. Il PSG è diventato la prima squadra francese a difendere con successo il titolo di UEFA Champions League, battendo l’Arsenal ai rigori nella finale del 30 maggio a Budapest. EPA/FIRAS ABDULLAH

Questa volta non è stato un trionfo assoluto come il 5-0 sull’Inter dello scorso anno, ma una finale tesa contro una squadra che avrebbe meritato di vincere forse al pari dei parigini. Ma andiamo in ordine e cerchiamo di analizzare i momenti più salienti della finale per poi cogliere i segreti del c.t. che ha reso il PSG il club più forte d’Europa.

La partita

Si chiude, dopo gli scudetti, anche la stagione Champions e, in una finale non di certo entusiasmante come ci si sarebbe aspettati tra il PSG e l’Arsenal, è stato il club allenato da Luis Enrique ad avere la meglio ai dischetti per diventare la quinta squadra a prendersi la coppa più importante del continente ai rigori e i primi a fare il bis dal tris del Real Madrid nelle stagioni 2016-2018.

La gara si accende dopo appena 6 minuti con una cavalcata di Havertz che si è conclusa con un sinistro che coglie impreparato Safonov e che porta i Gunners subito in vantaggio.

Il PSG tenta quindi l’assalto durante tutto il primo tempo, ma invano, perché i Gunners blindano la loro metà campo e la banda di Enrique deve accontentarsi del possesso palla che, però, oltre a due conclusioni di Fabian Ruiz, non portano a nulla di concreto.

La partita si sblocca per i parigini dopo l’intervallo quando un fallo grossolano in area di Mosquera su Kvara ha regalato al PSG un rigore ineccepibile, trasformato da Dembélé nell’1-1 che ha riaperto la partita.

Da lì il club parigino ha aumentato il ritmo e all’Arsenal non è rimasto altro che difendersi. Kvara e due volte Barcola hanno avuto l’occasione per il 2-1 ma nulla da fare. Il risultato rimane bloccato sull’1-1 e si va ai supplementari che vedono un PSG ancora all’assalto ma un Raya bravissimo tra i pali che frena le iniziative dei parigini. Il minuto 120 si chiude, quindi, come il minuto 90 su un pareggio che vuol dire solo una cosa: rigori.

Goncalo Ramos rompe il ghiaccio e va a rete, lo segue l’Arsenal con Viktor Gyokeres prima di passare la palla a Desire Doue che non sbaglia il suo tiro. Sbaglia, invece, per prima l’Arsenal con Eberechi Eze ma l’errore si annulla perché, subito dopo anche Nuno Mendes fallisce il suo tiro. È Declan Rice che riporta l’Arsenal al 2-2 nei rigori, poi i gol di Hakimi per il PSG, Martinelli per i Gunners e ancora Beraldo per i francesi. Il Puskas Stadium di Budapest aspetta solo l’ultimo rigore prima di decidere se festeggiare i francesi o continuare ad oltranza ed è di Gabriel Magalhaes la responsabilità di decidere. Ma il brasiliano sbaglia e la festa inizia sulla metà campo parigina e sulla capitale francese mentre i Gunners escono a testa alta tra i meritati applausi dei tifosi delusi.

Luis Enrique e i suoi tre segreti per la vittoria

E mentre Arteta, dopo una stagione fantastica in cui ha riportato l’Arsenal in finale di Champions dopo 20 anni e il trofeo di campione d’Inghilterra dopo 22, cercherà di capire come portare i suoi ragazzi sul gradino più alto d’Europa, ha, invece, le idee chiare un fantastico Luis Enrique che, oggi più che mai sale sull’Olimpo degli allenatori. Luis Enrique fa, infatti, il tris di Coppe dei Campioni, un traguardo che lo mette al pari di Pep Guardiola, Zinedine Zidane e Bob Paisley e che lo lascia a due lunghezze da Carlo Ancelotti.

Una stagione quasi perfetta quella del tecnico spagnolo nel PSG perché, fatta eccezione per la Coppa di Francia, si porta a casa tutti i trofei disponibili: Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale (ai rigori), Ligue1 e adesso la fu Coppa Campioni.

Il segreto dello spagnolo? Tre ingredienti: gioco di squadra, resilienza e lavorare sodo.

Partiamo dal lavoro di squadra. Al suo arrivo a Parigi nel 2023, lo spagnolo si pone subito una missione molto ambiziosa: cambiare la cultura del club e costruire una squadra in cui il sacrificio collettivo contasse più delle individualità. Un progetto che non poteva che suscitare dubbi in una squadra che per anni era stata una collezione di campioni più che una squadra. L’addio di Mbappé, considerato da molti come un colpo devastante, si è trasformato nell’occasione per completare la sua rivoluzione. Nessun giocatore è diventato più importante del gruppo e il PSG ha continuato a vincere e convincere senza dipendere da una singola stella.

E passiamo alla resilienza. «Abbiamo dato prova di una resilienza straordinaria», ha esordito il c.t. spagnolo inquadrando, con estrema umiltà e onestà, una partita «equilibrata e particolarmente insidiosa, soprattutto nei minuti finali». Luis Enrique lo sa: il PSG non ha dominato, ha sofferto ma ha trovato le risorse quando contava grazie alla capacità di affrontare le difficoltà e superarle con l’attitudine propria dei resilienti.

E chiudiamo con l’ultimo ingrediente, il più importante: lavorare sodo. «Se mi chiedete quale sia il mio segreto per arrivare a questi successi, la risposta è semplice» ha concluso il tecnico nella notte di Budapest «lavorare sodo, esattamente come fanno tutti gli altri». Una risposta disarmante nella sua semplicità, che racconta però la radice autentica di una carriera costruita sull’abnegazione prima ancora che sul talento.

E, quindi, al termine di una finale che non ci ha dato di certo grandi lezione di calcio, ci portiamo a casa delle lezioni che valgono fuori e dentro dal campo da un allenatore che sa il fatto suo: lavoro di squadra, resilienza e lavorare sodo.

Riproduzione riservata ©

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