Dalma la saudita salta nella storia

Lo sport come strumento per agevolare i diritti delle ragazze arabe. È questa la speranza che nasce dalle vicende della giovane donna fantino.
Dalma Rushdi Malhas
Diciannove anni, figlia d’arte (la mamma è stata una buona cavallerizza che ha gareggiato per diverso tempo a livello internazionale), Dalma Rushdi Malhas è considerata tra gli addetti ai lavori un astro nascente dell’equitazione mondiale. Messasi in luce nel 2010, quando in occasione dei primi Giochi olimpici giovanili si è aggiudicata la medaglia di bronzo nella prova individuale di salto ostacoli, questa ragazza, nata in Arabia Saudita ma che adesso vive in Francia, potrebbe diventare la prima donna originaria del Paese arabo a prendere parte a un’Olimpiade, nel caso specifico a quella che si disputerà il prossimo anno a Londra. Un fatto che passerebbe certamente alla storia, considerando che, fino ad ora, le delegazioni saudite che hanno partecipato ai Giochi a cinque cerchi sono state sempre composte esclusivamente da uomini.

 

La decisione ufficiale non è ancora arrivata, ma i dirigenti arabi ci stanno seriamente pensando vista la continua pressione del Comitato olimpico internazionale che, negli ultimi tempi, si sta facendo sempre più stringente. La statunitense Anita De Frantz, uno dei dirigenti che contano di più all’interno del massimo ente sportivo mondiale, nonché presidente della commissione “Donne e sport” dello stesso Cio, ha recentemente chiesto ad Arabia Saudita, Brunei e Qatar di fare un «significativo passo in avanti», allargando la delegazione olimpica di questi Paesi anche alla presenza di qualche rappresentante femminile.

 

Uno dei princìpi cardine della Carta olimpica, infatti, prevede che ogni nazione partecipi ai Giochi con rappresentanti di entrambi i sessi, senza discriminazioni. Così, la De Frantz ha fatto capire che il perdurare di un comportamento contrario a tale principio farebbe correre il rischio di esclusione dalle Olimpiadi di Londra del 2012. Il governo del Qatar ha già manifestato segnali di apertura, ed ecco allora che il Paese primo produttore mondiale di petrolio si trova messo alle strette…

 

La discussione all’interno del Comitato olimpico saudita è pertanto aperta, e alcune indiscrezioni assicurano che si sta effettivamente valutando la possibilità di permettere la partecipazione delle donne almeno in alcuni sport, come il tiro con l’arco e, appunto, l’equitazione, discipline in cui le atlete potrebbero comunque avere la testa e il corpo coperto.

Adesso non rimane che aspettare; quel che è certo è che qualunque siano le reali motivazioni che eventualmente spingeranno l’Arabia Saudita ad autorizzare una loro rappresentante a partecipare ai Giochi di Londra il prossimo anno, una decisione di questo tipo rappresenterebbe comunque un momento importante verso un sempre maggior coinvolgimento delle donne nella vita sociale di questo Paese.

 

Ultimamente, in effetti, c’è stato qualche segnale di apertura in questa direzione. Nel settembre scorso, ad esempio, il re Abdullah bin Abdul Aziz ha annunciato la concessione del diritto di voto e di eleggibilità per le donne, a partire dalle prossime elezioni comunali del 2015. Un altro piccolo passo è avvenuto poi qualche settimana dopo, quando a un gruppo di studentesse di un’università femminile di Riad è stato permesso di guidare un trenino che le porta dall’ateneo sino al campus, a dispetto del divieto di guida normalmente imposto alle donne. La strada è quindi aperta, anche se l’impressione è che alcune concessioni per ora abbiano un sapore più simbolico che concreto. Nonostante ciò, se davvero alla fine sarà permessa la presenza di Dalma a Londra, questo fatto rappresenterà un momento storico.

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