Chiara Appendino sindaco di Torino. Il metodo corale

È il risultato più sorprendente quello che arriva dal capoluogo piemontese. La spaccatura emersa tra il centro e le periferie. Un segnale diretto a Renzi piuttosto che a Fassino. La novità di un programma partecipato tra le caratteristiche del Movimento 5 Stelle chiamato al governo della città
Appendino

La mezzanotte è passata da una decina di minuti, è appena incominciata la settimana che culminerà venerdì con i festeggiamenti della sua festa patronale e Torino, l’ultima città italiana governata ininterrottamente dal 1993 dal centrosinistra, ha il suo nuovo sindaco.

 

È la giovane Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle, che con oltre il 54% dei consensi ha battuto lo sfidante e sindaco uscente Piero Fassino (PD), fermatosi a poco più del 45%. Un risultato che tra le sfide nelle altre grandi città rappresenta probabilmente quello dal sapore più squisitamente politico.

 

Perché quello dei torinesi non è un voto contro l’amministrazione uscente. Fassino e la sua giunta nei cinque anni di mandato non hanno governato male e i torinesi sono consapevoli delle grandi trasformazioni della città, che le hanno anche fruttato l’inserimento nella prestigiosa lista delle 52 città che il New York Times ha suggerito di visitare nel 2016.

 

La mappa della concentrazione dei voti per i due candidati, con una predominanza di voti per Fassino nelle zone più facoltose del centro e quella più schiacciante per la Appendino nel resto della città, spiega di una città spaccata in due, di un centro “mangiato” dalle periferie. Racconta del grido di insofferenza di chi chiede più ascolto e cambiamento, di chi “mentre si moltiplicavano le code nei musei del centro, veniva sfrattato da casa sua”, racconta oggi il parroco della Falchera, periferia nord della città.

 

Scrive Sergio sulla pagina Facebook della neo sindaca: “Bravi! Avete avuto l'appoggio di tante persone come me che hanno voluto un cambiamento. Ora dovete dimostrare che non abbiamo fatto una scelta azzardata! Abbiamo vinto, ma sarà una vera vittoria solo se ci saranno cambiamenti positivi per questa città! Il percorso è lungo e tortuoso, credo che sia un pensiero comune di tutti gli elettori…NON DELUDETECI".

 

Molti voti sono arrivati per lei da elettori di sinistra, ma decisivi sono stati quelli degli elettori della destra, attraverso una dichiarazione di intenti ben chiara, un “tutti contro Fassino” dove il sindaco uscente si è trovato, suo malgrado, il capro espiatorio di un più reale “tutti contro Renzi”. Un segnale che quest’ultimo dovrebbe non sottovalutare, perché Torino da sempre si è trovata ad anticipare i sentimenti sociali d’Italia.

 

Affluenza

Quell’impressione di una città improvvisamente risvegliata alla partecipazione negli ultimi scampoli di campagna elettorale si è rivelato un inesorabile bluff. I dati di affluenza hanno fotografato in modo impietoso una realtà ben diversa: solo il 54% dei torinesi è tornato alle urne, ancora meno di quelli che si erano recati a votare al primo turno. Calo fisiologico, se si pensa all’ elettorato degli esclusi al ballottaggio che non ha voluto dare il proprio voto ai due sfidanti, ma che racconta anche di come nessuno sia riuscito a convincere chi al primo turno non si era presentato alle urne.

 

E allora, anche questa volta, il vero vincitore di queste elezioni amministrative è il partito degli astenuti, che rappresenta, senza fare torto alla matematica, (quasi) metà città. Un dato che deve far riflettere tutti, anche i vincitori: perché, senza sminuire la portata della vittoria di Appendino, esprime però una disaffezione alla cosa pubblica che nemmeno chi si è posto come alternativa e cambiamento è riuscito ad intercettare e ad arginare.

 

I vincitori

«Non potrò risolvere tutti i problemi ma ascolterò tutti perché sarò il sindaco di tutti. La porta del Comune sarà sempre aperta». È una Chiara Appendino realista quella che si presenta, emozionata, davanti ai microfoni, che si pone fin da subito come garante anche verso la voglia di rivalsa degli attivisti M5S arrivati ben prima di lei sotto il Municipio con bandiere e slogan contro Fassino.

 

Torino «è una città profondamente ferita e lavoreremo per ricucirla nelle sue parti», questo il suo primo impegno. Quando incominciano ad arrivare le prime conferme della vittoria entra in Comune con i 24 consiglieri e i nove assessori già designati nelle scorse settimane.

 

Un riconoscimento al lavoro di squadra di questi mesi di campagna elettorale e al programma costruito in modo corale, che per la sindaca costituisce una «best practice che può diventare un modello esportabile anche per il resto d’Italia».

 

Nell’euforia della vittoria trovano spazio anche parole di ringraziamento per «Fassino e i suoi assessori per quello che hanno fatto per questa città».

 

Gli sconfitti

Piero Fassino dopo essersi congratulato con la vincitrice ha provato a caldo a cercare le ragioni di una sconfitta cocente: “Abbiamo confermato il voto del primo turno. Evidentemente per l’elettorato di centrodestra cacciare il centrosinistra dopo 23 anni era un’occasione troppo ghiotta. Sono confluiti sui Cinque Stelle: è un dato aritmetico inequivocabile”.

 

Chi ha le idee molto chiare sulle ragioni della sconfitta sono i suoi sostenitori, che attraverso i commenti sui social network delineano un’analisi molto lucida. “L'esito del voto a Torino, dove un sindaco uscente considerato valido non viene riconfermato, mi pare un chiaro segnale politico che molta gente non ne può più del renzismo. Il PD ne prenda atto e torni ad essere il PD e non un partito personalistico”, scrive Maurizio.

 

Dello stesso avviso un altro elettore, che sottolinea come “urge, a questo punto, una seria riflessione all'interno del Partito Democratico, per cercare di capire dove si è sbagliato e con quale parte dell'elettorato. L'arroganza e la chiusura del governo vi si sta ritorcendo contro, come un boomerang”, scrive idealmente a Fassino.

 

«In questi giorni mi chiedevano se ero spaventato. Non lo sono. Questa è una città che sa che cosa vuole. L’ha fatto vent’anni fa, interrogando la sua crisi e progettando, con successo, la propria vocazione in un mondo diverso. L’ha fatto oggi: ha avvertito nuove esigenze e ha pensato che una forza nuova potesse affrontarle con piglio diverso», chiosa Marco Boglione, imprenditore torinese. 

 

Da dove si riparte

Le sfide che attendono la nuova amministrazione comunale sono tante, a cominciare dai molti “capiremo” sentiti dai 5S durante la campagna elettorale, che se da una parte indicano una metodologia di lavoro collegiale, dall’altra devono trasformarsi in risposte concrete, quelle su cui i torinesi giudicheranno il lavoro del nuovo sindaco e della sua squadra.

 

Piero e Chiara, pur partendo dai loro diversi punti di vista, in questi cinque anni hanno dimostrato in molte occasioni di possedere un’onesta capacità di dialogo, come quando hanno trasversalmente sostenuto strenuamente, nei rispettivi ruoli, il percorso di inserimento del principio di fraternità nello statuto comunale.

 

La speranza è che ora, chiusa la parentesi elettorale, proprio attraverso l’accoglienza delle loro diversità possano continuare a coltivare questo dialogo franco, trovando insieme quei punti di incontro necessari per dare le risposte che tutti i torinesi aspettano.

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