Al via la Biennale Teatro

Inaugurato martedì 25 luglio il 45simo Festival internazionale del teatro della Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, secondo il programma ideato dal neo direttore Antonio Latella e intitolato “Atto primo: regista”. La manifestazione si concluderà il 12 agosto.

Con la consegna del Leone d’argento alla regista polacca Maja Kleczewska e del Leone d’oro alla carriera, che per la prima volta è stato destinato a una scenografa, alla tedesca Katrin Brack, si è aperto martedi 25 luglio il “45. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia.

Al centro di questa edizione è il tema della regia, attorno al quale ruota la storia teatrale a partire dal secolo scorso, per vederne l’evoluzione attraverso nove registe provenienti da Italia, Germania, Francia, Polonia, Olanda, Estonia: tutti volti nuovi che offrono uno spaccato del più aggiornato panorama europeo. Sono registe per lo più quarantenni, con un percorso artistico accreditato in patria e all’estero, di cui il Festival presenta fino a quattro spettacoli, tutti in prima italiana, come tanti ritratti che tracciano il processo creativo di ognuna di loro.

“Quest’anno – ha dichiarato il regista Antonio Latella, nuovo direttore artistico per il quadriennio 2017-2020 – l’accostamento di spettacoli, e quindi la creazione di mini-personali, ha evidenziato che soprattutto nelle registe donne è più facile, anche in un breve tempo, intravedere la nascita, o meglio, l’evoluzione dei linguaggi, e ovviamente questo ci ha stimolato a dare, per questa nostra prima Biennale, per questa nostra apertura di porte su un quadriennio, il passo di entrata alle registe donne. Molte di loro capaci di evolvere con grande naturalezza, ma al contempo con profondo senso critico, l’unione dei linguaggi che fanno da ponte tra il secolo scorso e questo. E’ proprio nella concentrazione di una ricerca del linguaggio che, soprattutto nelle registe donne, abbiamo riscontrato un’esigenza, una necessità mai gratuita, mai legata a un bisogno puramente carrieristico o di affermazione, ma da una sincera urgenza creativa”.

43 anni, da Cracovia, Maja Kleczewska è considerata una delle figure più rilevanti del teatro polacco lungo la linea che da Tadeusz Kantor arriva a Krystian Lupa e Krzysztof Warlikowski (di cui è stata assistente); a sua volta Katrin Brack è una delle grandi firme della scenografia teatrale europea – specifica Latella – e la sua opera testimonia “come la scenografia non sia soltanto un oggetto artificiale da far abitare agli attori, ma un vero contributo drammaturgico che partecipa attivamente alla scrittura scenica, quanto le parole di un testo”.

Della regista ha debuttato in prima italiana “The Rage”, dall’omonimo testo teatrale di Elfriede Jelinekpremio Nobel per la letteratura nel 2004. La Jelinek comincia a scrivere “The rage” dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi, traendo ispirazione anche dal testo del sociologo tedesco Klaus Theweleit, “The laughter of killers”. Sperimentale, antinaturalistico, provocatorio, intriso di critica sociale, costruito sulla parola – frammenti di immagini, riflessioni, aneddoti, lunghi monologhi – più che sull’azione e i personaggi, il teatro della Jelinek artiglia la realtà ed è una sfida per attori e registi.

La rabbia, tema dell’opera, diventa nella regia della polacca Maja Kleczweska, alla sua quarta messinscena di un testo della Jelinek dopo “Shadows (Eurydice speaks)”, “Babel” e “Winter Journe”, uno spettacolo ad alta intensità, in cui i generi si fondono in un teatro sperimentale e politico al tempo stesso. Avvalendosi della collaborazione di Łukasz Chotkowski, che ha curato la drammaturgia sotto la supervisione della Jelinek stessa, e dello scenografo e artista Zbigniew Libera, Maja Kleczweska ha immaginato un gruppo di attivisti che prende il controllo del teatro e lo trasforma in uno studio televisivo dove, tra programmi e notizie realmente attinte dai media, si svolgono gli scontri tra vittime e carnefici, tutti travolti da una rabbia accecante.

“La rabbia – ha affermato la regista – è quella dei terroristi, ma è anche la rabbia degli impotenti, quella dei politici di destra, quella degli eroi antichi e persino la nostra, un sentimento che si dissolve in una comune, immensa, emozione. La rabbia, a tutti i suoi livelli, è indagata come un fenomeno potente, creativo e distruttivo insieme… Il testo è anche un requiem per l’Europa, per questo continente tragico, indifferente, impotente e vuoto. E questo vuoto si riempie di rabbia”.

Il programma completo della Biennale Teatro sul sito www.labiennale.org

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