Che succede nel Golfo Persico?

Fiato sospeso per le ultime, confuse manovre avvenute nel Golfo Persico. Le ragioni per una provocazione iraniana, e quelle di una reazione statunitense. Ma sarebbe una guerra di soli perdenti

I fatti: giovedì due petroliere in transito nel Golfo dell’Oman, una zona dove da decenni colpisce una pirateria di origine soprattutto somala o yemenita, sono state attaccate da ignoti per motivi altrettanto ignoti. Le due petroliere – la Front Altair, proprietà norvegese e bandiera delle Isole Marshall, e la Kokuka Courageous, proprietà giapponese con bandiera panamense. A causa dei danni gli equipaggi sono stati costretti ad abbandonare le imbarcazioni, soccorsi dalla marina statunitense e da quella iraniana.

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il presidente iraniano Hassan Rouhani.
Il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il presidente iraniano Hassan Rouhani.

«L’attacco – precisa l’Ispi – è arrivato a un mese da quello avvenuto al largo dell’emirato di Fujaira, a 4 diverse petroliere, le cui dinamiche non sono ancora state chiarite, sebbene gli Emirati Arabi Uniti abbiano concluso che la responsabilità sia da attribuire a “un attore statuale”, alludendo con ogni probabilità all’Iran pur senza formulare accuse ufficiali». Il fatto è che l’attacco di giovedì è avvenuto proprio mentre il primo ministro giapponese Shinzo Abe cercava di mediare tra Stati Uniti e Iran dopo gli alti e bassi degli ultimi mesi. Gli Usa hanno diffuso un video per confermare un presunto attacco da parte iraniana, ma non c’è assolutamente nessuna certezza, tanto più in epoca di fake news e deep fake. L’Iran ha reagito portando accuse di complottismo e iranofobia.

La situazione è fluida, le accuse non sono provate, non si capisce nemmeno il perché di questa fiammata improvvisa. Qualcuno si spinge a dire che siano operazioni di intelligence sfuggite di mano ai politici. Tuttavia sorgono d’emblée un paio di domande: quali interessi avrebbero gli iraniani nel portare avanti attacchi nel Mar Arabico e rischiare una guerra con gli Stati Uniti, proprio appena iniziato il processo del mediatore giapponese? E possiamo credere ciecamente alla versione americana dopo le false informazioni che hanno portato all’invasione dell’Iraq nel 2003, anche se ci sono i falchi dell’amministrazione Trump che stanno solo aspettando di combattere con il regime iraniano?

È anche vero che la situazione iraniana è complessa. La Repubblica islamica è infatti asfissiata dalle sanzioni economiche americane, che sembra abbiano ridotto del 60-70% la possibilità di vendita di barili di petrolio. L’economia iraniana, estremamente dipendente dal petrolio, non può reggere a lungo un tale blocco. D’altra parte è la stabilità del regime in gioco a Teheran. Più a lungo durano le sanzioni, maggiore è il rischio che il malcontento aumenti tra la popolazione, soprattutto perché la carenza esistente di alcuni prodotti potrebbe diffondersi. Nello stesso tempo il regime iraniano non può permettersi uno scontro diretto con gli Stati Uniti. Sì, dalla parte sua ha Cina e Russia, ma le forze in campo sarebbero sproporzionate, anche perché il regime stesso probabilmente non sopravvivrebbe a una guerra. Qualcuno a Teheran sembra dire: non facciamo la guerra ma provochiamo scaramucce per far capire che facciamo sul serio. È possibile, ma non ci sono riscontri.

Da parte sua l’amministrazione Trump dà l’impressione di essere disordinata e ondivaga sulla scena internazionale, vedi il caso Corea del Nord. Il presidente americano sembra abbaiare più di quanto non morda. E d’altronde Trump non ama vedere che troppi soldati statunitensi muoiano e spendano all’estero. Una guerra contro l’Iran sarebbe ben più dispendiosa di una guerra contro l’Afghanistan o l’Iraq. Ma sull’Iran ha sul collo il fiato dei suoi alleati in Medio Oriente – Arabia Saudita e Israele – i più acerrimi nemici di Teheran. Quindi qualche dubbio certamente Trump ce l’ha sulla politica da usare con l’Iran.

E ora? Cina e Russia hanno invitato a calmare il gioco. E così la vicina Turchia, altro potenziale alleato di Teheran pur facendo parte della Nato. Credo che anche Iran e Usa, per i motivi finora detti, non abbiano interesse a spingersi oltre il limite dell’irreparabile. Entrambi i contendenti hanno un ramo d’ulivo in una mano e un’arma nell’altra. Probabilmente da una parte e dall’altra vi sono fazioni che non vedono di buon occhio un qualsiasi riavvicinamento diplomatico tra le parti. Sono probabilmente queste fazioni che si stanno movendo. Sperando che non commettano atti irreparabili.

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