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In profondità > Focolari

L’America Latina tesoro culturale per tutti

di Alberto Barlocci

- Fonte: Ciudad Nueva Argentina

Continua il viaggio in Sudamerica della presidente del movimento dei Focolari, Maria Voce. Da qualche giorno in Argentina, ha indicato l’America Latina come fonte di speranza per una società nella quale la diversità non è ostacolo ma ricchezza

maria voce in argentina

Il carisma dell’unità in dialogo con la cultura contemporanea. È stato questo il tema di un nuovo appuntamento della presidente dei Focolari, Maria Voce, a Buenos Aires. Il movimento è presente in Argentina da cinquant’anni e la vita dei suoi membri è penetrata in molteplici ambienti culturali. E proprio in uno di questi, la sala della Facoltà di Scienze economiche dell’università di Buenos Aires, gremita da oltre 300 persone, l’altra sera ha preso la parola Maria Voce.

Citando Chiara Lubich, Emmaus ha ricordato che «le forti contraddizioni che segnano la nostra epoca hanno bisogno di un punto di orientamento, altrettanto penetrante e incisivo, di categorie di pensiero e di azioni capaci di coinvolgere ogni persona, come pure i popoli, con i loro ordinamenti economici, sociali e politici. Esiste un'idea universale (…) che si sta rivelando in grado di sostenere il peso di questa sfida epocale: la fraternità universale». «La proposta della fraternità – ha aggiunto – sta iniziando ad avere spessore scientifico. Questa proposta culturale è una nella sua origine e fonte, il carisma dell’unità, e plurale nella dinamica del ricevere ed essere accolta nei contesti più vari, in molteplici valori e nelle differenti applicazioni esistenziali, sociali».
 
Alcune personalità hanno tratto spunto dall’esposizione di Maria Voce per offrire ai presenti le loro riflessioni. Marta Oyhanarte, membro del Consiglio economico e sociale dell’Onu, ha sottolineato che «va costruito un nuovo contratto sociale fondato sulla fraternità, non solo nella politica e nell’economia, ma in tutti i campi, in un dialogo a 360 gradi». Cristian Cox, decano dall'Università cattolica del Cile, si è invece riferito a quanto l’idea della fraternità possa influire sul piano educativo: «I nostri programmi non formano sufficientemente per aiutare a stabilire rapporti con chi è diverso, con chi è lontano culturalmente e socialmente. La fraternità dovrebbe occupare nei nostri programmi educativi un posto equivalente a quello occupato finora dal concetto di nazione».

Rafael Velazco, rettore dell’Università cattolica di Córdoba, si è invece riferito alla costruzione di una teologia della fraternità che, per essere una testimonianza convincente del messaggio evangelico, deve privilegiare la vicinanza con i poveri, con coloro che sono esclusi dalla storia. «Dio non vede le cose dall’alto, ma dai margini, dalle periferie», ha affermato. «Una teologia della fraternità – ha concluso citando Chiara Lubich – nasce dal comandamento nuovo, che quando è vissuto con radicalità genera unità e ha una conseguenza straordinaria, lo stesso Gesù, il Risorto, che si fa presente tra noi».
 
Al termine di una breve serie di domande, riferendosi a come dialogare in una realtà plurale e complessa come quella latinoamericana, Maria Voce ha affermato con decisione: «L’America Latina può essere un dono per l’umanità proprio per le sue profonde radici culturali. Può essere un esempio di costruzione di una società nuova nella quale la diversità non è ostacolo ma diventa ricchezza. Lo dico come europea, vi prego di darci questa esperienza, il mondo ha bisogno di vederla realizzata in un posto e penso che queste terre siano quelle adatte». Sono parole che hanno un gran peso in una regione che da sempre si è sentita discriminata, esclusa. Un applauso entusiasta ha espresso la voglia di cambiare la storia.

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