due o tre sono riuniti nel mio nome ivi sono Io in mezzo ad essi» (1). Fu pressappoco a questo punto della nostra storia che si iniziò a scegliere periodicamente una frase compiuta del
Vangelo come norma del nostro vivere.
In piccolo cerchio tra i sassi dei rifugi e l’umido della roccia, al lume d’una candela, si leggeva con amore il libro divino e quelle parole balzavano agli occhi della nostra anima con una luminosità insolita: mai fino allora esso ci era apparso così unico e affascinante e mai come in quel tempo
ci aveva parlato in modo così nuovo. Scritto con divina scultorietà, offriva al nostro animo reali “Parole di Vita”, da potersi tradurre in vita; e dinnanzi ad esse anche le migliori, lette sui libri di pietà, apparivano annacquate, mentre quelle che riempivano i nostri libri di cultura e di filosofia dileguavano nel vano. La parola di Dio aveva un respiro ampio, con possibilità d’applicazione
universale. Io, tu, i bianchi, i neri, l’uomo del primo secolo, quello del duemila, la mamma e il deputato, il contadino e il carcerato, il bimbo e il nonno: ogni uomo venuto al mondo
avrebbe potuto vivere la Parola di Dio, ogni Parola di Dio. «Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli» [cf. Mt 5, 20]. «Perdona settanta volte sette…» [cf. Mt 18, 22]. «Dà a chiunque ti chiede…» [cf. Mt 5, 42].
capitolo.
(2) Chiara parla di sé in terza persona.
(3) Chiara racconta: «Avevo fame di verità, di qui lo studio della filosofia. Anzi di più: come molti altri giovani cercavo la verità e credevo di trovarla nello studio. Ma ecco una delle grandi idee dei primi giorni dell’inizio del Movimento, subito comunicata alle mie compagne: a che cercare la verità quand’essa vive incarnata in Gesù, uomo-Dio? Se la verità ci attrae, lasciamo tutto, cerchiamo lui e seguiamo lui» (Parola di vita, Città Nuova, Roma 1975, in Scritti spirituali/3, Città Nuova, Roma 1979, p. 124). Per concretizzare tale scelta, Chiara Lubich sente che Dio
le chiede il sacrificio di tutta la verità che gli uomini possono darle: «È stato quando – ella dice – per rivelarsi a noi, Dio ci diede la forza di mettere tutti i libri degli altri maestri in soffitta» (Discorso ai Gen, 23 febbraio 1971, in Colloqui con i Gen – anni 1970-1974, Città Nuova, Roma
1999, p. 45).