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Persona e famiglia > Sport

Sogno e pericolo: la sfida della Dakar

di Giovanni Bettini

- Fonte: Città Nuova

Il primo gennaio è partita da Buenos Aires la 32° edizione. Sono 9500km da percorrere in 13 tappe. 430 gli equipaggi distribuiti in moto, quad, auto e camion. 13 i piloti italiani in gara.

Corsa Dakar

 Il 28 dicembre del 1978 a Parigi, in piazza del Trocadero, c’era solo uno sparuto gruppo di piloti capitanati da Thierry Sabine. Erano accomunati dallo scellerato senso dell’avventura e condividevano tutti la voglia di rivivere le emozioni vissute durante la Abidjan-Nizza, storico rally a tappe che proponeva di solcare le infinite distese africane in direzione nord per approdare dopo qualche giorno sulle coste francesi a Nizza. La conoscenza dei percorsi era presso che nulla e i mezzi erano praticamente di serie senza modifica alcuna.

 

“Ho uno spirito competitivo, ma ora voglio lavorare con lo spirito dell’esploratore. Nel passato avrei messo la competizione davanti a tutto, ho imparato un passo alla volta. Essendo nato a Parigi non potevo diventare un uomo d’avventura così all’improvviso. E’ una scuola come un’altra si impara molto ascoltando gli altri”. Parlava così Thierry Sabine, pilota e motociclista francese di rango, prima della partenza di quella strana spedizione amatoriale. Offuscato dall’entusiasmo di battere una strada nuova Sabine nemmeno pensava di porre la prima pietra per la nascita del più prestigioso “rally-raid” del mondo: la Parigi-Dakar.

 

Passano pochi anni e il prestigio della corsa aumenta fino a diventare un fenomeno mediatico. I piloti che arrivano sulle coste del Senegal vengono accolti dalla popolazione come degli eroi. Le news sull’andamento della gara rimbalzano così sui media di tutto il mondo, ma a far notizia sono soprattutto le vite stroncate in trent’anni di sfide nel deserto.

Rally Dakar o lo ami o lo odi, passione e adrenalina, gusto di gomma bruciata e sgonfiata da chissà cosa. Voglia di gettarsi a tutta velocità con la moto, un’auto o un camion dentro l’orizzonte del rosso tramonto africano e lasciarsi alle spalle una lunga scia di fumo e sabbia che porta con sé il sapore della stanchezza. Rivalità e tensione, invidia, competizione, lontano dallo spirito dell’avventura. E solidarietà… tanta!

 

Corsa maledetta, corsa pericolosa, corsa affascinate, emozione incancellabile. Così dal 2009 la carovana si è spostata in sud America tra le pampas dell’Argentina e il deserto dell’Atacama in Cile. Chissà se Sabine sorride ancora o ricorda con malinconia il bagno nell’oceano, specchio di una capitale chiamata Dakar, catino dei sogni degli uomini che amano andare a manetta…

Riproduzione riservata ©

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