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Ambiente > Ecologia

Servirebbe una Terra e mezzo…

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Vivere al di sopra dei nostri mezzi è pericoloso e, alla fine, può portare alla bancarotta. Il giorno del sovrasfruttamento.

Nasa – Global temperature anomalies – July 2010

Quando sono gli abitanti della Terra a consumare più di quanto viene prodotto, il rischio a lungo termine è un vero e proprio tracollo ecologico. Ebbene, secondo il Global Footprint Network – organizzazione internazionale che misura quante risorse abbiamo, quante ne usiamo e chi le utilizza –, al 21 agosto abbiamo già esaurito i mezzi che la natura può fornire per l’intero anno e invece di ridurre i consumi, continuiamo a sprecare i beni a disposizione: acqua, energia, cibo e così via.

 

La ricerca parte dall’assunto che ogni attività umana comporti dei costi ambientali. Questi vengono calcolati attraverso l’«Impronta ecologica», uno strumento che verifica se i consumi di un individuo o di uno Stato possono essere sostenuti o meno dalla superficie a disposizione. È così possibile stimare quanti pianeti sarebbero necessari per sostenere l’umanità secondo determinati stili di vita: al momento, spiegano dal Global Footprint Network, «viene utilizzato l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno. Ciò significa che la Terra ha bisogno di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che usiamo in un anno».

 

Il giorno del sovrasfruttamento della Terra, il cosiddetto Earth overshoot day, arriva quindi con oltre 4 mesi di anticipo rispetto al previsto: fino alla fine del 2010 l’umanità vivrà al di sopra dei propri mezzi e dovrà attingere alle riserve, con buona pace dell’ambiente e delle generazioni future. Purtroppo, la situazione peggiora di anno in anno e l’Earth Overshoot day continua ad anticiparsi. Il risultato? Riscaldamento globale e cambiamenti climatici, inquinamento, carestie, migrazioni, l’insorgere di nuove guerre legate alla mancanza di cibo e di acqua. Eh sì, perché non tutti consumano allo stesso modo e se nell’Occidente c’è chi si abbuffa, nel Sud del mondo c’è chi continua a morire di fame.

 

Lo studio effettuato da Global Footprint Network, pur presentando molti limiti, evidenzia un problema che interessa l’umanità intera e propone una riorganizzazione dei consumi per gestire in maniera più razionale e sostenibile il patrimonio ecologico terrestre. Una proposta alla quale i vari Stati non hanno ancora risposto in maniera adeguata, ma che può essere fatta propria, da subito, da ogni cittadino consumatore, che con il proprio comportamento può contribuire ad orientare governi e aziende.

 

(L’immagine Nasa mostra le zone del pianeta con temperature anomale, rilevate a Luglio 2010. Anomale perchè sono di circa mezzo grado superiori alla media delle temperature rilevate dal 1951 al 1980 nello stesso periodo dell’anno).

Riproduzione riservata ©

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