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Persona e famiglia > Sport

Fiato alle trombe!

di Paolo Crepaz

- Fonte: Città Nuova

Un popolo in strada per il Mondiale: la festa comincia. Ma non per tutti. Analisi di un paese sotto i riflettori del mondo

Sud Africa apertura mondiali

Fiato alle trombe, anzi alle vuvuzelas! Il primo Mondiale di calcio che si gioca in Africa sta per avere inizio. Ed il suo inizio è sulle strade. A partire da quelle di Johannesburg dove la squadra sudafricana, i “bafana bafana”, è sfilata, prima del debutto, fra gli osanna di incitamento -“Vogliamo la finale!” – dei suoi tifosi, desiderosi di vederla raggiungere una meta quantomeno improbabile.

 

Il fiume giallo dei tifosi ha camminato, ballato e cantato, mettendo in mostra l’umanità di un popolo multicolore ed orgoglioso che soffre, spera, lotta per un futuro migliore. E che vede nel Mondiale di calcio una vetrina planetaria per mostrare la propria condizione di persone che, superata, almeno in parte, la segregazione razziale, mira oggi ad un riscatto sociale, ad una condizione di vita più dignitosa.

 

Il Mondiale è stato venduto a questa gente come una straordinaria occasione per una “better life”, una miglior vita: e non vogliono lasciarsela scappare. In Sudafrica vivono oggi 49 milioni di persone, quasi l’80 per cento neri. La disoccupazione è la più alta del mondo (25 per cento), con 870 mila posti di lavoro persi solo nel 2009. A farne le spese soprattutto i neri: la metà della popolazione nera fra i 15 ed i 25 anni non ha lavoro. Eppure sotto i loro piedi c’è un tesoro inesauribile: il Sudafrica è tutto una miniera, ricchissima, con il 90 per cento delle riserve di platino al mondo, l’80 per cento del manganese, il 70 per cento del cadmio, il 40 per cento dell’oro. La De Beers, la più grande compagnia di diamanti del mondo ha qui la sua sede. Intanto però la metà della gente vive con due dollari al giorno. La sanità del paese in cui è stato eseguito il primo trapianto di cuore è fra le peggiori al mondo.

 

A quanti sudafricani arriverà davvero l’eco del Mondiale? Nei villaggi, nelle campagne e sulle montagne, non ne vedranno nemmeno le immagini perché la corrente elettrica ancora non è arrivata: le orecchie di chi ha passione per il calcio saranno incollate alle radioline. Il primo evento tocca proprio ai padroni di casa: la nazionale di calcio sudafricana aprirà il Mondiale sfidando a Johannesburg i messicani.

 

La squadra è solo una pallida controfigura di quella degli Springboks, la nazionale di rugby che nel ’95 contribuì ad consolidare, col suo successo nel Mondiale della palla ovale, l’integrazione fra bianchi e neri.

Eppure, ancora una volta, sembra che basti avere una squadra, un gruppo in cui riconoscersi per scoprirsi fratelli, vicini, uniti. E più forti. Frivola illusione? Può essere. Ma la passione, ed il calcio è una passione, muove il cuore degli uomini, alimenta barlumi di speranza, dischiude squarci luminosi dentro la quotidiana oscurità, mette in moto la fantasia.

 

 

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