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Italia > politica italiana

Lo strano caso Gregoretti

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

La giunta per le immunità del Senato ha dato il via libera al processo del tribunale dei ministri di Catania contro Salvini con il voto determinante della Lega. Assenti i partiti di governo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Anche chi segue regolarmente l’attività politica ha difficoltà a comprendere. Tutto parte dalla richiesta avanzata dal tribunale dei ministri di Catania di processare l’ex ministro degli interni Matteo Salvini. L’accusa è quello di sequestro di persona di 113 esseri umani posti in salvo, nel luglio 2019, dalla nave della Guardia Costiera intitolata a Bruno Gregoretti, ufficiale della marina morto in combattimento durante la seconda guerra mondiale.

E proprio la guerra aleggia in questa vicenda che ha epicentro nel mar Mediterraneo, teatro di conflitti e di pericolosi flussi migratori.

La linea strategica adottata dal governo Conte 1, come sappiamo, è stata quella di fermare gli sbarchi nei porti italiani dei migranti raccolti in mare, non solo da soggetti privati come le Ong, con l’intenzione esplicita di forzare i rapporti con gli altri Paesi europei. Una dimostrazione di forza superata dal Conte 2 che ha cercato di avviare accordi multilaterali, dall’esito incerto, come quelli di Malta promossi nel settembre 2019 dall’attuale ministro degli interni, Luciana Lamorgese.

La questione dei flussi migratori resta, comunque, sempre all’attenzione dell’opinione pubblica e ciò spiega la tendenza del nuovo esecutivo a non procedere all’abrogazione dei decreti sicurezza che portano il marchio di fabbrica di Salvini.

La vicenda della Gregoretti si poteva chiudere adottando la decisione proposta da Maurizio Gasparri, presidente della giunta per le immunità in senato, di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. Invece è andata a finire che la maggioranza governativa ha deciso di non partecipare al voto della giunta, lasciando campo libero all’opposizione che si è divisa tra 5 favorevoli alla proposta Gasparri (Forza Italia e Fratelli d’Italia) e 5 contrari ( Lega).

Una parità che, secondo le regole del senato, fa prevalere la scelta del partito di Salvini di mandare a giudizio il suo leader che in questi giorni sta dividendo il suo tempo tra Calabria ed Emilia Romagna in una campagna elettorale intesa a conquistare il governo delle due Regioni finora amministrate dal centro sinistra.

I partiti del Conte 2 avrebbero voluto impedire che si arrivasse a questa situazione  prima delle elezioni, ma le cose sono andate diversamente.

Salvini, così, può citare Giovanni Guareschi, l’inventore della saga emiliana di don Camillo, secondo il quale «per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione». Lo scrittore, come si ricorderà, purtroppo andò in carcere nel 1954 per accuse poi infondate contro De Gasperi, accusato, da documenti falsificati di provenienza fascista, di aver chiesto alle forze anglo americane, durante la seconda guerra mondiale, di bombardare zone nevralgiche di Roma.

Ad ogni modo l’aula del senato potrebbe ancora votare in merito all’immunità di Salvini se, come ha ricordato Gasparri, lo chiederanno almeno 20 senatori. Ma sarà dopo la domenica elettorale del 26 gennaio in cui l’ex ministro degli interni potrà far valere la coerenza della posizione leghista usando le motivazioni abituali di presentarsi come forza politica che difende la sovranità nazionale contro l’ambiguità europea.

A maggior ragione è difficile comprendere, e lo ha detto anche l’ex presidente del Pd Matteo Orfini, la scelta dei partiti di maggioranza che avrebbero, invece, potuto far valere le ragioni per portare a giudizio Salvini.

L’intera vicenda è stata determinata dal fatto che il voto della presidente del Senato, Casellati, ha permesso che la Giunta per il regolamento di palazzo Madama giungesse a fissare la data del 20 gennaio, prossimo alle elezioni regionali, per il voto della giunta sulle immunità.

Dettagli sul potere del calendario che chi è estraneo alle pratiche di palazzo, e non solo a quanto pare, ha difficoltà a comprendere.

 

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