Odisseo-Ulisse continua a farci sognare e a parlare. L’uomo astuto, dai mille progetti e talenti, protagonista dell’Odissea, poema omerico illustrato dall’arte greca e romana, dal Rinascimento ad oggi, dai poeti italiani come Dante, Foscolo, Saba, è sempre fra noi. Ingegnoso, protetto da Atena- la Ragione, inventore del cavallo di Troia (ma era davvero un cavallo, si è chiesto qualche storico?), desideroso di scoprire altri mondi e perciò ripartito ancora da Itaca dopo esservi tornato, secondo altri racconti. E non si finirebbe forse più per raccontare dell’uomo “greco”, mediterraneo, che segue “virtute e canoscenza”, insomma dell’Uomo che sfida anche gli dei ed ha però un cuore vero che lotta, ama, soffre e piange (molte volte nell’Odissea si parla del pianto di Ulisse).
Odisseo – Ulisse al cinema
Il cinema se n’è presto interessato. Nel 1911 Francesco Bertolini gira una Odissea, ma bisogna arrivare al 1954 per un lavoro di valore, quando Mario Camerini gira a Cinecittà e dintorni Ulisse con il divo americano Kirk Douglas: un film molto pregevole, quello italiano più costoso del dopoguerra. Camerini rilegge l’Odissea facendo brillare un eroe scattante, agile, astuto, fascinoso e avventuroso (celebri la scena con Polifemo, tratta dal canto IX del poema, e quella della vendetta sui Proci). Kirk è balenante, spregiudicato, racconta ai Feaci,dove approda dopo il naufragio, le sue vicende per poi tornare ad Itaca, riconoscere Telemaco (Franco Interlenghi) e ricongiungersi a Penelope (Silvana Mangano). Ricco di flashback, cronologicamente secondo il poema, crea un Ulisse conoscitore del mondo, desideroso della famiglia dopo le avventure anche sentimentali.
Interessante è la decisione del regista Bertolini di affidare a Silvana Mangano, bellezza altera e seducente, il doppio ruolo di Circe e Penelope, così che l’una sia specchio dell’altra: due modi di essere donna. La dolce Nausicaa è invece Rossana Podestà. Un successo internazionale – cast, costumi, effetti speciali di Mario Bava – che aprì le porte al genere del Peplum e ai registi americani i cancelli di Cinecittà. Ulisse comparirà anche in alcuni peplum come un ragazzo scoppiettante e astuto (Ercole e la regina di Lidia, 1958, Ercole sfida Sansone 1963).
L’anno 1968 assume una importanza storica nel trattare il poema omerico. La televisione italiana insieme al produttore De Laurentiis danno vita alla serie L’Odissea, diretta da Franco Rossi, forse finora la migliore sullo schermo. Diventerà anche un film – sintesi dal titolo Le Avventure di Ulisse. Si tratta di 8 puntate (370 minuti in tutto) a colori, girate fra l’Italia e l’ex Jugoslavia, precedute dalla lettura di alcuni versi del poema da parte del poeta Giuseppe Ungaretti. Internazionale il cast: il protagonista è un eccezionale Bekim Fehmiu, asciutto ed espressivo, scattante, fascinoso, ardito e melanconico, di rara intensità; Penelope è Irene Papas, bellezza greca drammatica e possente, altera come una dea, passionale e fragile; un tremendo, oscuro Antinoo è Constantin Nepo, Telemaco è il francese Renaud Verley, Nausicaa la candida Barbara Buch, Circe la seducente Juliette Maynel.
Fotografato con cura minuziosa negli interni e negli esterni, con gli effetti speciali misurati e credibili, ed i costumi tratti in parte dai vasi e dalle statue, è diretto con una decisa attenzione alla psicologia dei personaggi in un equilibrio ricercato fra la poesia omerica e la trasposizione filmica.
Nel 1989 esce un film singolare, con rari dialoghi in suoni di antiche lingue mediterranee, cioè Nostos, Il ritorno di Franco Piavoli. Un misterioso guerriero, Ulisse (Luigi Mezzanotte) viaggia per il mare tra i pericoli, il ricordo del passato cruento e doloroso, il silenzio e infine l’approdo a casa. Intimistico, molto personale.
Nel 1997 Francis Ford Coppola produce la sua versione in due puntate (176‘) per la regia di Andrew Koncalovskij. Un racconto molto libero, con parti soppresse (le Sirene), inventate (Telemaco uccide Antinoo, il suicidio della madre di Ulisse), riferimenti chiari all’Iliade e all’Eneide, e ovviamente combattimenti, naufragi, mostri, amori: un buon lavoro americaneggiante e fantasioso, roboante, ricchissimo di effetti speciali per i quali è stato premiato come una fiction di lusso. Ulisse è Armand Assante, la dea Atena è Isabella Rossellini, Telemaco Alan Senson, Irene Papas torna come la madre di Ulisse, Penelope è Greta Scacchi. Il merito della serie sta nel ritmo rapido, nella fotografia curata come i costumi classicheggianti e la recitazione degli attori, diretti con professionalità, nell’amore per lo spettacolo caro al pubblico, anche se non siamo all’altezza del prodotto del 1968.
Ulisse ricompare ancora in Troy del 2004 di Wolfgang Peterson e in un cast stellare in un lavoro molto hollywoodiano e libero di fronte al testo (per dirne una: Briseide uccide Agamannone, Patroclo è cugino di Achille…). Qui Ulisse (Sean Bean) è un re atletico, maturo, riflessivo, amico di Achille e inventore quasi casualmente del celebre cavallo.
Nel 2017 è la volta del film televisivo inglese The Odyssey diretto da Tekin Girgin con Dylan Vox e Kelly B. Jones, un racconto sulle avventure dell’eroe con inserti dell’Iliade e dell’Eneide, lineare, stile da fiction e non particolarmente coinvolgente.
L’ultima rivisitazione dell’Odissea è un film molto bello: Ulisse – Il ritorno di Uberto Pasolini con Ralph Fiennes e Juliette Binoche, una produzione europea di 116’ che racconta solo gli ultimi canti del poema, seguito fedelmente. Un Ulisse naufrago, invecchiato, sbarca ad Itaca, dove Telemaco (Charlie Plummer) è molto legato alla madre e non crede al ritorno del padre. Il vecchio guerriero vive in una diversa dimensione, un passato che non c’è più ed un futuro incerto, ucciderà i Proci, anche se Alcinoo questa volta ama davvero Penelope. Il lavoro è asciutto, nessun mostro, nessun dio, Ulisse soltanto con il corpo segnato dalle fatiche e ancora robusto. Il regista non si perde in dettagli spettacolari ma preferisce l’intimità, i sentimenti autentici fra i personaggi che sono stati lontani per molto, forse troppo tempo e però sono vogliosi di vita. Girato con estrema cura, una fotografia pittorica vibra nei dialoghi e si fa profondamente umana. Una delle migliori, anche se parziali, versioni del personaggio omerico.
L’Odissea di Christopher Nolan
Atteso spasmodicamente, il filmone di 172’ diretto con indubbia energia da Christopher Nolan, anche produttore e sceneggiatore, vanta un cast superlativo: Matt Damon (Ulisse, energico, spietato, ottima mente), Anne Hathaway (Penelope ardita e dolce), Tom Holland (Telemaco di cuore, sicuro, al suo massimo livello recitativo), Zendaya (una Atena seducente e viva), Robert Pattinson, forse il migliore?, nei panni di un Antinoo viscido e manipolatore, e poi le due donne amorose, ossia Calipso (Charlize Theron) e Circe (Samantha Morton) più decine di “comprimari”. Definito potente, epico, spettacolare, con dettagli crudeli ed orrorifici, “un’impresa senza precedenti”, racconta un Ulisse che non rappresenta solo un eroe del passato ma un topos della cultura occidentale rivisitato secondo la sensibilità attuale, con alcune libertà rispetto al testo. Ben oltre l’epos più o meno fedele (anche nei costumi) ad Omero, è un sentimento vasto di nostalgia, anche violenta, che pervade il lungo e possente affresco. Destinato a suscitare impressioni e commenti variegati, è un lavoro ambizioso (si veda la scena dell’incendio di Troia e quel cavallo impennato), costosissimo, puntato alla perfezione tecnica e interpretativa, certo di formidabile impatto.
