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Albania, migliaia in piazza contro i resort di lusso del genero di Trump

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

La popolazione albanese protesta ormai da tre giorni a Tirana. Nel mirino anche gli investimenti israeliani

«Ivanka, Ivanka, giù le mani da Vjosa Narta»: è uno degli slogan dei manifestanti che a Tirana, in Albania, protestano contro il progetto del genero e della figlia del presidente degli USA Donald Trump, rispettivamente Jared Kushner e Ivanka Trump, che intendono realizzare un mega resort di lusso in un’area naturalistica protetta della costa adriatica. A residenti e ambientalisti non va giù l’idea di svendere pezzi pregiati del proprio Paese e di poter vedere, un domani, turisti ultraricchi schiamazzare dove oggi vivono e si riproducono – specchiandosi in acque cristalline – fenicotteri, tartarughe marine e foche.

Nonostante le proteste durino ormai da tre giorni, le ruspe sono già entrate in azione. Un progetto simile, sempre legato a Kushner, aveva interessato anche la Serbia, ma era stato poi fermato a causa di alcune irregolarità scoperte dalla magistratura. Sul progetto albanese, che vede due diversi resort, sulla laguna di Vjosa Narta e sulla vicina isoletta di Sazan, sta indagando l’Agenzia statale anticorruzione. Per il premier Edi Rama si tratta, semplicemente, di un progetto teso a rilanciare l’Albania sul fronte del turismo internazionale.

Le proteste stanno coinvolgendo anche Israele, che sta investendo massicciamente in Albania, ma anche (militarmente) in tutta l’area dei Balcani, scendendo verso la Grecia e Cipro. Una manovra che viene letta in chiave geopolitica come un tentativo di controllo dell’area del Mediterraneo. In particolare, il governo di Benjamin Netanyahu mirerebbe a contenere la Turchia, grazie ad un accordo trilaterale tra Israele, Cipro e Grecia. L’alleanza si è vista anche quando c’è stato l’abbordaggio delle navi della Global Sumud Flotilla, proprio in acque internazionali all’altezza dei due Stati europei.

In particolare, nell’isola cipriota, negli ultimi otto anni è raddoppiata la presenza di famiglie israeliane, che si sono allontanate dalla madrepatria. A questo proposito, ci sono state molte proteste del partito di opposizione AKEL, che teme la crescente influenza di Israele sul governo di Cipro, che si concretizza anche con una massiccia operazione di acquisizione terriera.

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