Il pellegrinaggio annuale alla Mecca è uno dei pilastri dell’Islam. Gli altri 4 sono la professione di fede, le 5 preghiere quotidiane, l’elemosian obbligatoria e il digiuno durante il Ramadan. Sono attesi quest’anno quasi 2 milioni di pellegrini che inizieranno il viaggio dal 25 maggio, giorno dell’avvistamento di luna crescente in Arabia Saudita, circa dopo 70 giorni dalla fine del Ramadan. Molti riescono a compiere questo viaggio solo una volta nella vita, dato che bisogna essere fisicamente e finanziariamente in grado di farlo.
La parola Hajj deriva dalla radice araba h-j-j, che significa “intenzione di intraprendere un viaggio” o “partire per uno scopo preciso” ed è un comando diretto di Dio che si trova nel Corano. Inizia di per sé ancora prima che i pellegrini entrino alla Mecca e costituisce un percorso spirituale che consente di chiedere perdono, purificare la propria anima e dimostrare la propria sottomissione a Dio.
Durante i 5 giorni dell’Hajj i musulmani compiono vari riti. Prima di entrare alla Mecca gli uomini indossano indumenti bianchi e le donne abiti bianchi, per simboleggiare l’uguaglianza, l’umiltà di fronte a Dio al di là delle diverse nazionalità. Poi alla Mecca si compiono 7 giri attorno alla Kaaba, questo per intendere l’unicità di Dio a cui si rivolge il culto. I pellegrini poi possono compiere il Sa’i, un rituale che consiste nel percorrere a piedi 7 volte il tragitto tra le colline di Safa e Marwa fino al pozzo di Zamzam, in ricordo della ricerca dell’acqua nella valle desertica da parte di Agar, moglie di Abramo; ancora oggi quel pozzo disseta i pellegrini nel deserto arido. I pellegrini si dirigono poi a Mina, la famosa “città delle tende”, una vasta distesa di 100 mila tende bianche 8 km a est della Kaaba, dove trascorrono la notte in preghiera e riflessione.
Il secondo giorno dell’Hajj arrivano alla pianura del monte Arafat, dove trascorrono il pomeriggio in posizione eretta (wuquf) in preghiera. Questo è il rito più importante perché simboleggia il Giorno del giudizio. Dopo il tramonto si recano a Muzdalifah, anche lì pregano e raccolgono ciottoli per il rituale del giorno dopo.
Nel terzo giorno tutti i musulmani celebrano l’Eid al-Adha, la festa del sacrificio, compiendo una serie di rituali tra cui tornare a piedi da Mina. Arrivati lì, lanciano 7 sassolini contro la più grande delle 3 colonne di pietra per simboleggiare la lapidazione del diavolo. Avviene purtroppo anche il sacrificio di un animale in ricordo del sacrificio di Abramo. Poi gli uomini tagliano i capelli e le donne una piccola porzione, come fosse un rinnovamento spirituale. Poi si dirigono alla Kaaba per compiere il tawaf (il giro).
Il quarto e quinto giorno i pellegrini tornano a Mina ed eseguono la lapidazione anche sulle colonne più piccole. Poi tornano alla Kaaba per il tawaf d’addio, un congedo spirituale dal sacro santuario. (foto Ansa)
