La riforma degli istituti tecnici promossa dal ministero dell’Istruzione e del Merito continua a suscitare forti proteste in tutta Italia. Nella giornata di ieri, 7 maggio, è stato indetto uno sciopero nazionale del personale scolastico, con manifestazioni in circa 50 piazze italiane. Nelle piazze studenti, docenti, personale ATA, genitori e rappresentanti sindacali. Tra le sigle presenti: Flc Cgil, Cub Sur, Cobas scuola, Osa, Usb scuola, Fgu Gilda Unams.
Cosa prevede la riforma?
Si tratta di una riorganizzazione dei percorsi degli istituti tecnici con l’introduzione del modello “4+2”. Questo mira a ridurre la durata del percorso scolastico secondario a 4 anni, con successivo accesso agli ITS Academy (percorsi pratici professionalizzanti e orientati alle aziende). Secondo il ministero si tratterebbe di un’opportunità per rinforzare il collegamento tra scuola e mondo del lavoro, rendendo così più semplice l’inserimento lavorativo.
Nel corso delle proteste, sindacati, studenti e docenti esprimono il loro dissenso considerando questa riforma un rischio per la qualità e la completezza della formazione scolastica, portando la scuola pubblica a indebolirsi. La coordinatrice della Rete degli studenti medi ha dichiarato, secondo quanto riportato da ANSA, che «il ministro sta diminuendo le ore di formazione didattica con il solo scopo di rendere prima possibile gli studenti un prodotto da dare in pasto alle aziende».
Secondo i manifestanti, inoltre, obbligare ragazzi e ragazze di 13 anni a scegliere già un percorso così iperspecializzato rischia di chiudere troppo presto le possibilità di orientamento, e li priva degli strumenti intellettuali utili alle sfide del futuro.
La mobilitazione si è allargata anche a temi più generali come la guerra e la leva militare, rinnovando la richiesta di investimenti nella formazione invece che nella spesa militare. A Napoli gli studenti hanno affisso un poster simbolico dove, con un’immagine creata dall’IA, i ministri Valditara e Crosetto si sposano per siglare l’unione tra scuola pubblica e industria bellica.
Foto ANSA.
