Oggi i 5 atti di Roméo et Juliette possono sembrare lunghi, ma non per le consuetudini parigine del 1867 quando l’ennesima trasposizione musicale da Shakespeare diventa un grande successo, con l’immancabile balletto. Il compositore Charles Gounod tratteggia, più che le vaste scene alla Giacomo Meyerbeer e certi cori alla Giuseppe Verdi, la storia d’amore tra i due giovani infelici, ed è la cosa che gli riesce meglio. La musica è vaporosa, la melodia ampia, suadente, ispirata e l’orchestrazione molle e raffinata nei momenti giusti, quasi evanescente in un lirismo sentimentale-sensuale, fragorosa e dinamica in altri. Ma Gounod è poeta dell’amore più che del dramma.

“Roméo et Juliette”. Nino Machaidze (Juliette). Foto di Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera di Roma.
Arie e duetti meravigliosi, colori belcantistici, passaggi trasparenti di archi, arpa e legni e poi certo clangori di ottoni e di timpani che il direttore d’orchestra Daniel Oren non risparmia certamente. Con la consueta abitudine ai ”tagli”, il direttore offre una lettura energica ma anche diafana, in alcuni momenti molto belli, assecondando con gioia i cantanti e “cantando” con loro con slancio e passione.

“Roméo et Juliette”. Vittorio Grigolo (Romeo), Nino Machaidze. Foto di Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera di Roma.
Così tra raffinatezza e forza, il capolavoro francese si è svelato nella sua travolgente storia d’amore. Certo, un tenore come Vittorio Grigolo, splendida voce “aperta”, capace di passione ma pure di pianissimi e mezze voci davvero fascinose – anche se forse un po’ compiaciute – è adatto al ruolo, anche come presenza e credibilità scenica. Il soprano, Nino Machaidze, pur non esattamente una belcantista, ha dimostrato pathos, rigore, slancio, insieme a tutto il cast.

“Roméo et Juliette” (regia di Luca De Fusco). Foto di Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera di Roma.
La regia di Luca De Fusco, che ambienta il dramma negli anni della guerra “civile” nostrana (si poteva evitare?), con costumi degli anni ’30 e ’40 sul nero e il bianco, è stata corretta verso il lato musicale − compreso un minimo di balletto – tra le scenografie di interni con le pareti aperte in archetti, i dipinti in stile liberty, le scene di massa impetuose e quella pioggerellina iniziale, una bella trovata oltre le proiezioni stile “magia”.

“Roméo et Juliette”. Nino Machaidze (Juliette) e Alejo Álvarez Castillo (Pâris). Foto di Fabrizio Sansoni, Teatro dell’Opera di Roma
Nel complesso una edizione buona, musicalmente godibile, nonostante una certa tendenza “rumoristica” del direttore a scapito degli archi. Ottima la prova corale.
