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Italia > Regioni

Udine, l’ateneo aderisce alla Comunità energetica rinnovabile solidale

di Chiara Andreola

Cresce l’iniziativa lanciata dalla parrocchia di San Domenico, con l’ingresso di un attore istituzionale “di peso”: l’Università degli Studi di Udine, che mette a disposizione i propri impianti fotovoltaici

L’incontro per la fimra dell’accordo tra l’Università di Udine e la Cers San Domenico (foto Ufficio Stampa UniUd)

Nel numero di novembre 2025 della rivista Città Nuova avevamo raccontato dello sviluppo della Comunità energetica solidale di Udine, iniziativa nata da un gruppo di soggetti riunitisi attorno alla parrocchia di San Domenico, allo scopo di produrre energia pulita e destinare gli utili ai progetti di sostegno di famiglie e singoli in difficoltà portati avanti dalla parrocchia stessa; e ora si registra un altro passo avanti nella traiettoria di crescita di questa realtà, con l’ingresso nella Cers dell’Università degli Studi di Udine.

L’ateneo, che entra con il ruolo di “prosumer” – ossia produttore e consumatore di energia al tempo stesso – porta in dote i suoi impianti fotovoltaici dei poli dei Rizzi e di via Tomadini; che, oltre a provvedere alle necessità energetiche degli edifici universitari, sono in grado di mettere in comune con il resto della comunità l’energia in eccesso. «Con l’adesione alla Comunità energetica San Domenico, l’Università di Udine compie un passo significativo nel percorso verso la transizione ecologica e la responsabilità sociale – sottolinea il rettore Angelo Montanari –. Non ci limitiamo a produrre energia pulita attraverso i nostri impianti di via Tomadini e dei Rizzi, ma scegliamo di condividerla, trasformando un asset tecnologico in un valore concreto per la collettività. Essere “prosumer” significa per noi interpretare in modo moderno il ruolo dell’Ateneo: un motore di innovazione che non resta chiuso nei laboratori, ma che partecipa attivamente al benessere del territorio, contribuendo a contrastare la povertà energetica e a sostenere le famiglie e gli enti locali. È un modello di economia circolare e solidale in cui crediamo fermamente e che contiamo possa essere d’esempio per altre realtà della nostra regione».

«Siamo orgogliosi di avere l’Università di Udine nella compagine sociale – ha detto il presidente della Cers, don Francesco Saccavini – non solo per il significativo apporto di potenza, ma soprattutto per le prospettive di collaborazioni progettuali importanti che si aprono nel campo dell’energie rinnovabili e del loro impatto ambientale e sociale, elementi fondanti della nostra Comunità energetica e solidale».

Va ricordato che la Cers è stata insignita del Premio FVG Green 2025 dalla Regione Friuli-Venezia Giulia per «aver affrontato, in modo congiunto, un problema ambientale, quello della crisi climatica, con un’iniziativa concreta per produrre energia rinnovabile con pannelli solari fotovoltaici in sostituzione di energia fossile, e una problematica sociale, di famiglie del quartiere in condizione di povertà energetica ed economica».

Fondata da 10 soci nel 2023, la Cers ne contava già una sessantina nel 2025 quando è entrata in operatività; e ne conta oggi 83, di cui 68 cittadini e 15 altre realtà come negozi, associazioni, fondazioni, realtà del sociale come il Centro Balducci e la Casa dell’Immacolata, e istituti del mondo culturale sia pubblici che privati come appunto l’Università.

L’ingresso dell’ateneo nella Cers apre prospettive di rilievo per la Comunità: «Al momento abbiamo 24KW già operativi, e altri 56 che potrebbero essere operativi immediatamente nel momento in cui arrivi l’autorizzazione del Gse – spiega il vicepresidente della Cers, Emilio Gottardo –, ma la cosa rilevante è che, contando i 700 KW portati in dote dall’Università e gli altri impianti già in funzione o in fase di costruzione che hanno avviato l’iter id adesione alla Cers, entro fine 2027 possiamo arrivare a 1300 KW. Ci siamo anche già attivati per allargarci ad altre due delle quattro cabine primarie di Udine, per far fronte alle richieste. Ciò significherebbe, al di là dell’impatto positivo dell’energia rinnovabile, un potenziale di introiti annui di oltre 50 mila euro da destinare poi secondo quanto previsto dallo statuto alle attività solidaristiche. È importante notare come si stia definendo sempre più la fisionomia no profit e solidaristica della Comunità. L’ingresso dell’ateneo porta poi con sé un bagaglio di conoscenze e progettualità non indifferente: abbiamo già avviato un gruppo di lavoro con alcuni docenti, tra cui uno che già si è occupato di progetti simili in Colombia e Brasile».

Tra le maggiori difficoltà, conclude Gottardo, rimane quella burocratica: «Purtroppo, ancora lo scorso ottobre, si è creata una fase di grave incertezza quando i finanziamenti dal ministero dell’Ambiente tramite Pnrr alle comunità energetiche sono stati ridotti improvvisamente da 2,2 miliardi a 800 milioni di euro – spiega –. Tanti progetti ormai avviati, dunque, si sono visti letteralmente togliere il tappeto da sotto i piedi. A questo si sono aggiunti i tempi lunghissimi per ottenere l’ok all’avvio dell’attività dal Gse, con il risultato che tante Comunità sono di fatto pronte da mesi, ma ferme: ora il Gse ha avviato un nuovo sistema di registrazione su un portale dedicato che si auspica acceleri i tempi, ma comunque vale solo per le domande inoltrate d’ora in avanti. Noi stessi, appunto, abbiamo ancora 56KW sospesi in questo limbo».

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