Le Filippine oggi si trovano ad affrontare una serie di sfide sociali che gravano pesantemente sulla popolazione: povertà e disuguaglianza, corruzione, lacune nell’assistenza sanitaria, abuso di sostanze stupefacenti che colpisce innumerevoli individui, giovani e adulti, e violenza contro donne e bambini vulnerabili. Questi problemi non esistono isolatamente; indeboliscono il tessuto sociale e rallentano il progresso della nazione. Sebbene il governo abbia introdotto politiche per affrontarle, la loro attuazione rimane disomogenea. Le organizzazioni della società civile continuano a colmare le lacune, supportando le comunità vulnerabili dove i sistemi pubblici sono carenti. Tra queste preoccupazioni, una emerge per il suo impatto a lungo termine sul futuro del Paese: le disuguaglianze nell’istruzione.
Le recenti conclusioni dell’EdCom II, la Seconda Commissione Congressuale sull’Istruzione, hanno reso questa crisi impossibile da ignorare. Il rapporto “Riparare le fondamenta: una questione di sopravvivenza nazionale” ha lanciato l’allarme sugli ostacoli più urgenti per il superamento della crisi dell’apprendimento: la fragile situazione dell’istruzione nella prima infanzia, un’alimentazione inadeguata nei primi 4 anni di vita e l’incapacità di garantire che ogni bambino filippino raggiunga l’alfabetizzazione di base entro la terza elementare. Queste lacune fondamentali plasmano l’intero percorso educativo di un bambino e, in ultima analisi, la futura forza lavoro del Paese.
Lo studio di EdCom II conferma ciò che molte famiglie filippine già sperimentano: gli studenti hanno difficoltà con l’alfabetizzazione di base e la matematica, gli insegnanti sono sovraccarichi di lavoro, le aule sono sovraffollate e le risorse sono distribuite in modo non uniforme tra le regioni. Il rapporto evidenzia una realtà preoccupante: le opportunità di vita di un bambino sono ancora influenzate dalla geografia e dallo status economico. A questa sfida si aggiunge l’assenza dei genitori durante gli anni formativi scolastici dei figli, soprattutto nelle comunità in cui molti genitori lavorano come agricoltori, pescatori o in varie forme di lavoro domestico e informale. Questi mezzi di sussistenza spesso richiedono lunghe ore lontano da casa o migrazioni stagionali, lasciando i bambini alle cure di parenti o nonni. Senza una guida o un supporto costanti nei compiti scolastici, molti studenti faticano a rimanere motivati, a tenere il passo con gli studi o a continuare a studiare: tutti questi fattori che l’EdCom II identifica come le principali cause di scarsi risultati di apprendimento e di tassi di abbandono scolastico più elevati.
Queste sfide sono particolarmente evidenti nelle comunità rurali e costiere. Le scuole nelle isole remote spesso operano con un supporto minimo, materiali obsoleti e strutture non sicure. Quando si verificano calamità naturali, queste scuole sono tra le prime a essere danneggiate e le ultime a essere riparate. La disuguaglianza nell’istruzione diventa non solo una questione politica, ma una questione di equità e responsabilità nazionale. Eppure l’EdCom II fa più che diagnosticare il problema: indica soluzioni. Richiede un maggiore supporto agli insegnanti, una migliore allocazione delle risorse, programmi di studio modernizzati e infrastrutture scolastiche resilienti ai disastri. Sottolinea la necessità di partnership basate sulle comunità, riconoscendo che il governo da solo non può affrontare la crisi. Iniziative locali, gruppi civici e privati cittadini hanno tutti un ruolo da svolgere per garantire che nessun bambino venga lasciato indietro.
Un esempio di questo spirito collaborativo è il lavoro svolto presso la Dacu Integrated School, situata a Mobo, Masbate, un comune costiero a 554 chilometri a sud-est di Manila. La maggior parte dei suoi studenti proviene da famiglie povere, con genitori che lavorano lontano da casa. Nell’ultimo anno, ho personalmente cercato di costruire una rete di amici, donatori e piccole organizzazioni con cui condividere la situazione della scuola. Insieme, siamo riusciti a riparare le aule, fornire materiale didattico, sedie e tavoli per gli alunni più piccoli. Un semplice appello ha innescato un’inaspettata catena di generosità: sono stati donati 1.700 libri, è stato allestito un piccolo laboratorio informatico e poco dopo sono arrivate attrezzature sportive e strumenti musicali. Quando, a settembre 2025, il tifone Opong ha devastato la scuola, questa stessa rete si è mobilitata nuovamente.
Una raccolta fondi guidata dalla comunità ha contribuito a ripristinare le aule danneggiate e ad avviare la costruzione di due nuove aule, mentre il laboratorio TLE è ora in costruzione. Stiamo anche gettando le basi per una futura biblioteca scolastica, che speriamo possa diventare uno spazio sicuro e stimolante per gli studenti che hanno avuto un accesso limitato a libri e risorse didattiche. Questi sforzi possono sembrare modesti rispetto alla portata della crisi nazionale, ma dimostrano cosa è possibile fare quando le comunità si rifiutano di guardare altrove. Fanno eco all’appello dell’EdCom II per un sistema educativo rafforzato non solo dalle politiche, ma anche dalla responsabilità condivisa, dalla creatività e da una sincera preoccupazione per le generazioni future.
Le Filippine si trovano a un bivio. Se prendiamo sul serio i risultati dell’EdCom II e sosteniamo iniziative locali come quelle della Dacu Integrated School, possiamo contribuire a costruire un sistema educativo che offra a ogni bambino filippino, non solo a pochi privilegiati, una giusta possibilità di un futuro migliore.