Nell’attuale panorama geopolitico mondiale, gli occhi di tutti – soprattutto dell’Europa e dell’Occidente in genere – sono rivolti allo stretto di Hormuz e, in secondo luogo, al Libano. Si sono ormai dimenticate sia Gaza che l’Ucraina. Chi detta legge in queste settimane è la situazione dei due blocchi che rischiano di paralizzare il mondo e creare un’escalation non solo militare – fra Trump e Teheran – ma anche dei prezzi del greggio e, dunque, di qualsiasi altro bene sui mercati mondiali. Tuttavia, ci sono altri scenari all’interno dei quali protagonisti più o meno silenziosi si stanno muovendo, e il mondo rischia un nuovo aggravarsi della “caoslandia” mondiale, soprattutto se si tiene conto della drammaticità provocata dal rinnegamento di tutto ciò che il diritto internazionale aveva assicurato nell’ultimo secolo.
Fra i panorami più ignorati attualmente c’è l’Estremo Oriente dove, con il nuovo governo di Tokyo e la nuova leadership coreana del sud, dopo la crisi costituzionale dello scorso anno, si deve considerare sempre più anche il ruolo della Corea del Nord e, soprattutto, del suo leader Kim Jong-Un. Salito al potere nel 2011 a soli 27 anni, e con un aspetto che lo rendeva ancora più giovanile della sua età, aveva ereditato dal padre e dal nonno un Paese dove l’economia pareva essere arrivata all’esaurimento definitivo, con il 40% della popolazione che soffriva di malnutrizione. Il Paese sopravviveva quasi esclusivamente grazie agli aiuti esteri e, soprattutto, al commercio con la Cina. In occidente si era convinti che il giovanissimo leader supremo, senza alcuna esperienza militare o di leadership, avrebbe fallito, venendo rapidamente spodestato o relegato al ruolo di figura di rappresentanza.
Nessuno si sarebbe aspettato che nel giro di pochi anni, Kim Jong si sarebbe imposto come una figura di cui oggi, dopo 15 anni, non si può non tener conto sulla scacchiera asiatica – estremo orientale – ma anche dei riflessi che porta a livello globale. Il giovane rampollo di famiglia ha, infatti, condotto delle purghe sistematiche salvando solo i fedelissimi ed eliminando senza alcuno scrupolo anche clienti vicini alla famiglia, che detiene il potere da decenni nella parte settentrionale della penisola coreana. Kim Jong ha infatti eliminato sia il potente zio e che il fratellastro, potenziali concorrenti al potere assoluto che è riuscito a ritagliarsi. Ha, poi, sviluppato un ambizioso programma nucleare, e nei 7 anni precedenti all’epidemia di Covid, destinata a mettere nuovamente in ginocchio il suo Paese, era riuscito a svolgere un centinaio di test missilistici, pari a tre volte quelli condotti dal nonno e dal padre nei decenni precedenti, dopo il cessate il fuoco firmato con la Corea del Sud nel 1953.
Ha inoltre condotto quattro test nucleari, fra i quali uno con la bomba ad idrogeno e un missile balistico capace di portare una testata nucleare a distanza intercontinentale. Ricordiamo, poi, gli scontri con il primo Trump (2017-2021), carichi di offese reciproche: “piccolo uomo razzo” era quanto Trump affermava di Kim Jong, e “individuo mentalmente squilibrato” quanto il leader nordcoreano rispondeva al presidente americano. Grazie a Trump, vennero anche gli incontri con il presidente della Corea del Sud, e un successivo incontro fra il presidente americano e il giovane leader nordcoreano a Singapore, che tuttavia portò ad un nulla di fatto. Il Covid ha, poi, interrotto tutto e offerto l’impressione all’Occidente che Kim Jong fosse alle prese con ben altri problemi. La Corea del Nord in quegli anni sembrava pressochè scomparsa dalla scacchiera della geopolitica mondiale. Invece, Kim Jong ha usato il periodo pandemico per rafforzare il suo potere, eliminando la resistenza interna. Ce ne siamo resi conto nel periodo immediatamente successivo alla pandemia.
Nell’agosto 2022, un portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano denunciò la visita incauta a Taiwan dell’allora presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, affermando che Taiwan era «parte inseparabile della Cina» e che gli Stati Uniti erano «la causa principale della pace e della sicurezza minacciate nella regione».
La mossa era attenta a non perdere l’appoggio di Pechino nella delicata fase successiva al Covid, mentre Kim preparava un’altra mossa, che sarebbe risultata piuttosto sgradita a Xi Jinping: l’appoggio militare all’ “operazione speciale” di Mosca in Ucraina. A darne l’annuncio era stata Washington, che aveva reso pubblici documenti di intelligence declassificati, che mostravano come la Russia stesse acquistando materiale bellico in quantità notevole dal Paese asiatico. Mosca era costretta ad agire in questo modo per ovviare alle sanzioni internazionali. Tra l’estate e l’autunno 2023, secondo stime dell’intelligence sudcoreana, la Corea del Nord avrebbe spedito in Russia missili balistici a corto raggio, missili anticarro e missili antiaerei portatili, oltre a più di un milione di proiettili d’artiglieria.
Attualmente, gli osservatori sono convinti che la Corea del Nord fornisca fino al 40% delle munizioni all’esercito russo. Inoltre, si calcola che circa 11mila soldati nordcoreani abbiano affiancato l’esercito di Mosca impegnato in Ucraina. Queste mosse sono state poi puntualizzate nel settembre 2023 dall’incontro fra Kim Jong e Putin presso un centro spaziale dell’Estremo Oriente russo. I due leaders si intrattennero per almeno 4 ore, arrivando ad un accordo preciso: assistenza tecnologica sui satelliti e possibilità di cooperazione militare da parte di Mosca nei confronti di Pyongyang, e appoggio all’ “operazione speciale” russa in Ucraina come espressione della «lotta contro l’imperialismo» da parte della Corea del Nord nei confronti di Mosca. Non dimentichiamo, infine, quanto è accaduto, nel settembre 2025, quando Kim Jong apparve raggiante a Pechino per presenziare alla parata militare a fianco di Xi Jinping e Vladimir Putin. Si trattava della dimostrazione della chiusura del cerchio.
Da un lato, i soldati nordcoreani combattevano a fianco delle truppe russe in Ucraina, e, dall’altro, gli scambi commerciali tra Corea del Nord e Cina avevano raggiunto livelli analoghi a quelli pre-pandemia. Soprattutto, però, Kim Jong era stato ufficialmente riconosciuto come parte costitutiva di un gruppo unito di leader che si proponevano come alternativa all’Occidente. Dunque, la Corea del Nord è oggi in ascesa in modi che nemmeno l’analista più fantasioso avrebbe potuto prevedere solo pochi anni fa. Kim Jong, la cui presa sul potere non è mai stata così forte, da paria globale si è trasformato in tempi record in un attore di primo piano a livello mondiale: lo afferma autorevolmente la rivista di geopolitica Foreign Affairs.
