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Italia > Regioni

Niscemi, tre mesi dopo la tragedia

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

La linea rossa è stata spostata in avanti. Alcune famiglie sono potute tornare nelle loro abitazioni. Circa 200 nuclei familiari, poco più di 500 persone, rimangono ancora fuori dalle case.

Il fonte della frana di Niscemi, 16 febbraio 2026 ANSA / Orietta Scardino

Niscemi: sono trascorsi quasi tre mesi dal tragico evento della frana che il 25 gennaio ha inghiottito alcune case e portato via un pezzo di collina per un fronte di quattro chilometri.

A cento metri dal fronte di frana, all’interno del centro abitato, inizia la zona di inaccessibilità assoluta. Quasi certamente queste case non saranno mai più abitate. In quella zona, alcuni sono potuti entrare nelle case per un breve tempo, coadiuvati dai vigili del fuoco, portare via indumenti e oggetti personali. Per altri, invece, tutto questo non è stato possibile.

Gli sfollati sono ospiti di famiglie vicine, alcuni hanno potuto occupare un alloggio messo a disposizione dalla generosità di parenti e amici. Per altri si sono reperite delle case in affitto. Di recente, altri 25 appartamenti per nuclei familiari a basso reddito, a canone bloccato, sono stati destinati alle famiglie che hanno dovuto lasciare le proprie case e sono stati assegnati con un bando di social housing del Comune di Niscemi.

La Regione siciliana ha stanziato 320.000€ per garantire un contributo per sostenere il costo degli affitti. La somma è destinata a 440 nuclei familiari che hanno ricevuto una somma variabile da 400 a 900€ mensili, in base alla composizione del nucleo familiare.

Sul fronte dell’emergenza, la Regione ha istituito una cabina di regia per coordinare gli interventi. Il commissario straordinario per l’emergenza è il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. La Protezione civile ha accreditato al comune un milione di euro per le spese dell’emergenza. È stata attivata anche la piattaforma per i ristori alle imprese. Il contributo, che molti hanno già ricevuto, è di importo variabile fino a 20.000€. Un pub ha già trovato una nuova sede poco distante e ha riaperto i battenti.

Sono stati recuperati 350 volumi della biblioteca privata di Angelo Marsiano, lo storico che ha lasciato alla sua città un patrimonio librario di grande valore. Tra i libri salvati ci sono Cinquecentine e volumi dell’Ottocento. Altri 4000 rimangono nel seminterrato dell’edificio, sull’orlo della frana, sospesi nel precipizio. Lì non si è riusciti a entrare e forse non si entrerà mai. Ad oggi il timore è che non si riesca a salvarli. Sono arrivati gli appelli di numerosi esponenti del mondo della cultura, ma finora non è stata individuata una soluzione possibile.

Nella zona della frana si trovavano tre plessi di scuola primaria. Le classi e gli alunni sono ospitati in altre scuole. Ma servono nuovi edifici scolastici. La diocesi di Piazza Armerina si farà carico di realizzare un nuovo edificio scolastico in collaborazione con Caritas nazionale. «La diocesi possiede in proprietà un terreno di 7000 in un’altra zona di periferia – spiega il vescovo monsignor Rosario Gisana –. Caritas nazionale realizzerà un edificio con moderne strutture modulari ecogreen. Contiamo di realizzare l’edificio in tempi brevi e di consegnarlo al comune entro settembre».

Si lavora anche a un secondo progetto, ancora in fieri, che potrebbe interessare un altro lotto di proprietà delle Suore Orsoline, limitrofo a quello della diocesi. Le suore gestiscono da 60 anni una scuola dell’infanzia in un edificio che si trova a margine della zona rossa. La presenza delle suore a Niscemi ha lasciato il segno: la scuola ha attraversato tre generazioni di giovani. Per il momento ha sospeso le attività. Un’ipotesi in cantiere è quella di realizzare una nuova scuola nel terreno limitrofo a quello della diocesi.

Nell’emergenza di Niscemi la chiesa ha svolto un ruolo importante. Sono arrivati aiuti in denaro e generi di prima necessità. Si è dato un supporto a chi era rimasto senza casa. Ora si vive una “fase due“. Il vescovo ha affidato la gestione dell’emergenza a un comitato ad hoc. Ha chiamato a farne parte un rappresentante per ogni parrocchia e i rappresentanti della Caritas. «Abbiamo ricevuto contributi da varie città – spiega monsignor Gisana – anche grazie ad iniziative durante la Quaresima. Questi soldi saranno utilizzati per i bisogni di chi ha perso tutto. Lo faremo con oculatezza e monitoreremo ogni spesa. Il comitato avrà il compito di gestire tutto. Io stesso ne farò parte».

Si è costituito anche un “comitato cittadino”. Lo guida l’avvocato Francesco Rizzo. «Il nostro compito – spiega Rizzo – è mantenere un rapporto costante con le autorità e seguire tutta la fase post emergenza. La città vuole sapere cosa verrà fatto e come verrà fatto. Non si devono spegnere i riflettori. Niscemi deve convivere con l’emergenza, ma vuole anche avere un ruolo attivo nel rapporto con le istituzioni. Il comitato cittadino, insieme al sindaco, terrà alti i riflettori sull’emergenza, segnalerà le necessità, seguirà l’evolversi degli interventi. Attendiamo che i fondi e i progetti per la messa in sicurezza siano tempestivi. Chiediamo con i progetti di recupero che si salvaguardi la storia di Niscemi, che si recuperi il centro storico». I compiti dei due comitati sono diversi, ma in più parti si intersecano e potranno interagire.

Pian piano si torna alla normalità. Il sindaco Massimiliano Conti e la Giunta cercano di gestire la fase post emergenziale. «Il decreto del Governo ha previsto le misure per l’emergenza – spiega Conti –. I soldi sono arrivati e le famiglie hanno avuto i ristori e i sostegni necessari. Attendiamo gli altri provvedimenti del governo e con il commissario Ciciliano si dovrà capire come intervenire per evitare o contenere i rischi futuri». Non dovrà esserci un nuovo 1997. Quell’anno dopo la frana che interessò il quartiere Sante Croci e portò all’abbattimento della chiesa, non si fece nulla per la salvaguardia e la messa in sicurezza.

Oggi la Procura di Gela sta indagando per disastro colposo. Di recente è stato reso noto che 13 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Tra gli indagati ci sono gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. Musumeci oggi è ministro della Protezione civile nel Governo Meloni. Ci sono poi dirigenti regionali, responsabili della Protezione civile, rappresentanti delle imprese che avrebbero dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio. Bisognerà capire se ci furono omissioni, negligenze, perché non vennero utilizzati e dove sono finiti i soldi stanziati. Perché tutto si è fermato? Chi avrebbe dovuto agire e non lo fece?

Oggi si vuole evitare che accada lo stesso. Anche il comitato cittadino vigilerà su tutto questo e terrà alta l’attenzione su questi temi.

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