L’immagine comune di Genova è quella di una città misteriosa, sporca, bella perché vicino al mare, ma vecchia, senza iniziativa. Una città spesso raccontata più per i suoi problemi che per le sue possibilità, più legata al passato che proiettata verso il futuro. Eppure, questa narrazione, inizia a stare stretta. Negli ultimi periodi sta dimostrando, oltre la sua resilienza, la volontà di aprirsi a nuove forme di partecipazione, di attrarre energie diverse e di rimettere al centro lo spazio pubblico come luogo di incontro.
Ieri mattina nel centro della città 2mila bambini, insieme a genitori e maestre, hanno marciato per la pace: l’evento è stato organizzato da Sant’Egidio. Ad agosto scorso è stata protagonista di un movimento internazionale di solidarietà, quando la Global Sumud Flotilla è partita verso Gaza per portare aiuti umanitari e richiamare l’attenzione sulla drammatica situazione nella Striscia. Da una settimana si sente parlare dell’evento di venerdì 11 aprile che ha “sconvolto” positivamente la comunità. In piazza Matteotti più di 20mila persone si sono riunite per ballare a ritmo di musica della famosa DJ techno Charlotte De Witte.
L’evento ha fatto tanto rumore perché si trattava di un concerto gratuito organizzato dal Comune con una delle figure più importanti della scena techno internazionale. La location, inoltre, era insolita: non un club o un festival, ma una piazza storica nel cuore della città. La stessa DJ ha condiviso sui social l’emozione di aver visto così tante persone riunite, scrivendo: «Non ho parole per quello che è appena successo. Ho visto gente ballare di tutte le età, tutti sorridono e si muovono al ritmo. Questi momenti sono molto potenti».
Sul profilo Instagram “genova24it” è stato pubblicato un video in cui la sindaca Silvia Salis rilascia alcune dichiarazioni sull’evento. Il costo per l’organizzazione è stato di circa 140mila euro, ma, come ha sottolineato lei stessa, «eventi come questo attirano migliaia e migliaia di turisti e posizionano Genova nel panorama internazionale». «Molti locali del centro erano strapieni e hanno lavorato come non mai», ha aggiunto.
Non sono mancate le polemiche: c’è chi ha criticato l’investimento, sostenendo che quelle risorse avrebbero potuto essere destinate ad altre priorità cittadine. Eppure, l’impatto sulla città è stato evidente, anche in termini economici. Ciò che ha colpito maggiormente è stato anche il clima dell’evento: tutto si è svolto pacificamente, e persino la presenza delle forze dell’ordine si è integrata in un’atmosfera condivisa, quasi parte dello stesso flusso collettivo, unito dalla musica e dalla voglia di stare insieme.
Al di là delle letture politiche — tra chi parla di rilancio culturale e chi invece di “milanesizzazione” o propaganda elettorale — molti commenti sotto i video della sindaca esprimono gratitudine per aver creato uno spazio di aggregazione in un momento in cui questi spazi sembrano ridursi. Un segnale di fiducia nei giovani e nella possibilità di vivere la città in modo diverso, lontano dalle narrazioni che la legano solo alle alluvioni o al crollo del ponte Morandi.
Genova ha molto da offrire: una città complessa è vero, ma ricca di storia, resiliente, magica, a tratti chiusa — come potrebbe altrimenti essere famosa per il suo mugugno? — ma capace, quando vuole, di aprirsi e sorprendere.
La settimana prossima si celebrerà l’81° Anniversario della Liberazione e, per la prima volta, Genova ha organizzato un evento diffuso “ERAORA”: musica, teatro, podcast, laboratori, performance e pratiche collettive animeranno piazze, chiostri e spazi urbani della città.
Per cui, non vi resta che venire a scoprirla! Molti che ci abitano (genovesi e/o acquisiti) dicono che, una volta entrati nel suo mistero, non se ne può più fare a meno. E non dimenticatevi di vestirvi “a cipolla”, perché Genova, oltre che affascinante, sa essere imprevedibile anche nei suoi sbalzi di temperatura.
