I geni muoiono presto, si dice. Così è successo a musicisti come Pergolesi, Schubert, Weber, Bellini, ad alcune star del Novecento. È una realtà, dura da accettare da parte di chi ne è coinvolto personalmente.
Lo è stato per Fryderyk Chopin che a 25 anni era l’idolo musicale di Parigi, amato dal re Luigi Filippo, dalle donne che si innamoravano di lui, bello, altero, divo. Le notti dopo i concerti ben pagati passate nei palazzi o in luoghi equivoci, dove ci si divertiva, si scherzava e lui era ironico, spassoso, circondato da amici come il pianista Franz Liszt. Ma in realtà terribilmente solo, bisognoso di affetto, con dei lati infantili che lo rendevano un po’ dandy, un po’ egocentrico, un po’ folle.

Chopin Notturno a Parigi © Fot Jaroslaw Sosinski / Akson Studio
Chopin sa di essere malato di tisi, destinato solo a qualche anno di vita e allora lo prende la nevrosi di sposarsi, di preparare una casa per la moglie e i bambini, spende alla follia, e arriva la delusione: la donna che ama lo rifiuta, troppo malato.
Lui lo sa, sa che la perdita delle forze sarà progressiva ed umiliante. Gli resta la musica, sola amica di ogni giorno, motivo del vivere e del creare sino alla fine. Trova nella scrittrice George Sand un amore, si reca con lei a Majorca, ma la tisi è ineluttabile e in modo drammatico deve tornare a Parigi dove si butta nella “dolce vita” sino a spegnersi. Ama solo la musica, è incapace di amare davvero gli altri, anche persone che si sono spremute per lui, come un amico che morrà di tisi mentre lui gli racconta una barzelletta con una strana insensibilità.

Chopin Notturno a Parigi © Fot Jaroslaw Sosinski / Akson Studio
In verità Chopin ama solo la musica che è il suo vero essere, e il film racconta in modo lucido il suo temperamento unito alla progressiva presa di distanza dalla vita: no a feste, a concerti, al bel mondo. Finalmente libero, basta maschere, basta fare la scimmia ammaestrata per i potenti, la morte lo rende distaccato da tutti. È un racconto incalzante, profondo, dove le pagine musicali si alternano a silenzi, a dubbi, a paure, alla disperata ricerca della guarigione. Negli ultimi tempi scrive musiche per il futuro, incomprensibili alla sua epoca, la genialità estrema si accompagna al decadimento fisico. Morrà circondato da amici, quasi muto, pallidissimo, sereno.

Chopin Notturno a Parigi (ph Jaroslaw Sosinski)
Diretto in modo egregio, sicuro, essenziale (con qualche “ricordo” di Amadeus di Forman) da Michal Kwiecinski, il film, splendido nei costumi e nelle scene evocative di un’epoca, deve molto all’interpretazione carismatica dell’attore Eryk Kulm, somigliante al musicista nel fare esile, folle, dandy e disperato, somigliante fisicamente e completamente preso dal “personaggio”.
Ma il film non parla solo di Chopin. Il suo messaggio è rivolto al sentimento doloroso per la morte dei giovani, star o meno, che si sentono “traditi” dalla vita. La lotta di Chopin può essere un invito a viverla al massimo sino alla fine e a non rinunciare alla speranza e a trasmettere i propri doni come lui con la musica.
